Nella notte tra il 23 e il 24 settembre la Global Sumud Flotilla è diventata il bersaglio di una vera e propria operazione di guerra in acque internazionali, a sud di Creta. Secondo i video diffusi dagli attivisti, almeno undici esplosioni hanno scosso le imbarcazioni: droni non identificati hanno lanciato ordigni e sostanze urticanti, disturbato le radio di bordo e gettato l’equipaggio nel buio di un attacco che – per ora – non ha provocato feriti, ma ha danneggiato diverse navi, tra cui Zefiro, Morgana, Taigete, e, secondo altre fonti, la Otaria.

Stiamo subendo attacchi con droni e bombe sonore, le comunicazioni sono state bloccate”, ha denunciato in un video la portavoce italiana Maria Elena Delia, definendo “di una gravità senza precedenti” quanto sta accadendo.

La Farnesina ha chiesto a Israele garanzie immediate sulla sicurezza dei cittadini italiani a bordo, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani – da New York per l’Assemblea Generale dell’ONU – ha parlato di “assoluta cautela” e di rispetto del diritto internazionale. La precisazione del governo italiano conferma come le azioni di guerra contro la Flotilla siano ad opera di Israele.

Ma Israele, che da giorni ribadisce che la Flotilla non potrà entrare a Gaza, si limita a invitare i natanti ad attraccare nel porto di Ashkelon, promettendo di distribuire poi gli aiuti: una formula che gli attivisti rifiutano, perché l’intera missione nasce proprio come sfida al blocco navale. Nei prossimi giorni e forse già nelle prossime ore la situazione è destinata a diventare incandescente: il cupio dissolvi di Israele si spingerà fino alla distruzione della Flotilla?

Leggi: “Sono un palestinese queer nato a Gaza, vivo qui, sotto un genocidio e vi racconto tutto”

Il più grande intervento umanitario spontaneo

Con oltre cinquanta imbarcazioni partite da porti di Italia, Spagna, Grecia e Tunisia, la Global Sumud Flotilla rappresenta la più vasta iniziativa umanitaria spontanea degli ultimi anni, organizzata senza il cappello di alcuna istituzione internazionale. Mentre Donald Trump, alle Nazioni Unite, infiamma l’Assemblea con i suoi discorsi deliranti e continua a indebolire gli organismi multilaterali, migliaia di attivisti, marinai e volontari rispondono con un’azione che mette in pratica ciò che la diplomazia ufficiale non osa più: portare aiuti nel cuore della Striscia, dove neanche Papa Leone XIV, ormai apertamente schierato con gli oppressori reazionari globali, osa mettere piede. Nel disordine mondiale, persone di buona volontà provano ad applicare un nuovo, possibile ordine di buon senso e non violenza. Per finire sotto le bombe della propaganda rainbow washing di quel che resta della democrazia di Israele, ridotta ormai a stato militarizzato, ostaggio di un governo autoritario sempre più assediato dalle opposizioni interne.

La “polemica queer” gonfiata ad arte

Flotilla LGBT Saif Ayadi
Flotilla verso Gaza: la presenza dell’attivista LGBTI Saif Ayadi ha portato alle dimissioni del coordinatore tunisino.

Nelle scorse settimane, alcuni media – in primis Le Courrier de l’Atlas, subito rilanciati persino dall’ambasciata israeliana che si è affrettata a evidenziare la notizia ai media – hanno provato a dipingere la Flotilla come attraversata da fratture “anti-LGBT”. La realtà è diversa. Protagonista, suo malgrado, Saif Ayadi, attivista queer tunisino che naviga a bordo, intervistato da Gay.it poche settimane fa. Contattato via social, Saif ci ha rassicurati sulla sterile polemica gonfiata dai media filo-israeliani che cercano di sorreggere la propaganda rainbow-washing di Israele. La stessa ambasciata israeliana di Roma, mediante l’ufficio stampa, si era infatti affrettata a porre attenzione sulle dimissioni di un componente islamista anti-LGBTIAQ+ della Flotilla. A Bizerte, seconda tappa tunisina della spedizione, il coordinatore Khaled Boujemâa (fanatico islamista) ha rassegnato le dimissioni per protesta contro la partecipazione di attivistə LGBTQIA+, tra cui proprio Saif Ayadi, che poche settimane fa avevamo ascoltato in merito alla crescente repressione anti-LGBTI+ del regime di Kaïs Saïed in Tunisia, responsabile di 84 arresti recenti tra persone LGBTIAQ+ e loro sostenitori. Una polemica tutta tunisina, che Israele ha cercato di strumentalizzare per gettare fango sulla Flotilla. Poche ore dopo, il governo Netanyahu ha iniziato a far piovere bombe sulla cordata di imbarcazioni (confermate dal governo italiano) che cercano di raggiungere le sponde della Striscia di Gaza per portare 250 tonnellate di aiuti a una popolazione stremata dallo sterminio territoriale che non conosce pietas.

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Ayadi, nella nostra intervista di poche settimane fa, aveva descritto una Tunisia dove l’articolo 230 del codice penale continua a criminalizzare le persone LGBTQIA+, con arresti arbitrari, perquisizioni, perfino esami anali forzati. Per lui, portare la propria visibilità queer su una nave diretta a Gaza non è un vezzo identitario ma un atto politico di sopravvivenza:

Sopravvivere è già resistere

La sua presenza a bordo della Flotilla smentisce chi vorrebbe relegare la causa palestinese in una dimensione puramente religiosa, negando che la lotta per i diritti sia indivisibile. Lo stesso Ayadi poche ore fa ha comunicato di aver sentito, dalla propria imbarcazione, i botti delle esplosioni dell’attacco.

Propaganda contro solidarietà

Essere una persona queer a Gaza: Mohammed ci parla di sé e dell'account social Ward Gaza Queer con cui, insieme ad altre due persone, sta raccontando l'occupazione genocida e l'apartheid scatenati da Israele, ma anche la repressione religiosa tradizionalista palestinese verso le persone LGBTIQ+.
Essere una persona queer a Gaza: Mohammed ci parla di sé e dell’account social Ward Gaza Queer con cui, insieme ad altre due persone, sta raccontando l’occupazione genocida e l’apartheid scatenati da Israele, ma anche la repressione religiosa tradizionalista palestinese verso le persone LGBTIQ+.

Mentre le esplosioni scuotono il Mediterraneo, la battaglia non si combatte solo sul mare: si gioca anche sul piano della propaganda. Le spinte a dividere – insinuando che la Flotilla sia un “covo di attivisti sospetti di omobitrasnfobia” – puntano a spezzare un consenso internazionale che cresce di fronte alla immane catastrofe umanitaria di Gaza. Ma la risposta degli equipaggi è netta:

“Ogni tentativo di intimidirci rafforza il nostro impegno. Continueremo a navigare”.

Gli ordigni lanciati nella notte, la disinformazione che li accompagna, i tentativi di dipingere i diritti queer come un intralcio: tutto converge verso lo stesso obiettivo, fermare la solidarietà spontanea degli umani di buona volontà, mentre Donald Trump a New York, in un delirio psico-narciso-ossessivo, fa a pezzi quel che resta delle Nazioni Unite.

Ma la Global Sumud Flotilla, malgrado attacchi e calunnie, continua la sua rotta: una dimostrazione che la difesa dei diritti umani  da Gaza alle persone LGBTQIA+  non conosce confini né porti chiusi e che la battaglia rischia di essere ormai polarizzata nello scontro tra oppressi e oppressori. Una contrapposizione senza sfumature che diventa arma degli stessi oppressori.

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