Roma, vandalizzata la panchina arcobaleno del Parco delle Valli: atto omofobo nel luogo dell’omicidio di Paolo Seganti

Nuovo episodio d’odio a Roma: la panchina arcobaleno del Parco delle Valli, simbolo LGBTQIA+, vandalizzata con scritte omofobe e religiose. Qui fu ucciso Paolo Seganti.

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La panchina arcobaleno vandalizzata nel Parco delle Valli a Roma
La panchina arcobaleno vandalizzata nel Parco delle Valli a Roma
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Atto vandalico a sfondo omofobo nel cuore del Municipio III di Roma: la panchina arcobaleno del Parco delle Valli – luogo di memoria e teatro dell’omicidio di Paolo Seganti, vittima di omofobia – inaugurata lo scorso maggio dal Gay Center insieme al Municipio, è stata imbrattata con scritte di odio e riferimenti religiosi dal sapore fascista.

Si tratta dell’ennesimo campanello d’allarme su un clima di intolleranza che, ancora oggi, attraversa la società. Ma la risposta immediata di cittadine, cittadini, associazioni e istituzioni dimostra che Roma non resta indifferente. Oggi, la panchina sarà ripristinata e nuovamente inaugurata.

Panchina arcobaleno vandalizzata

Roma, panchina arcobaleno vandalizzata

Roma torna a fare i conti con l’intolleranza. A pochi mesi dall’inaugurazione, la panchina arcobaleno del Parco delle Valli – realizzata lo scorso 17 maggio – è stata vandalizzata con scritte di odio e simboli religiosi.

Un gesto vile che colpisce non solo un simbolo di visibilità e rispetto, ma anche una comunità intera. L’opera, frutto della collaborazione tra il Gay Center e il Municipio III, rappresentava un chiaro segno di impegno contro ogni forma di discriminazione.

“È un atto di odio deliberato, un tentativo di cancellare un simbolo di inclusione”, raccontano i volontari del Gay Center che avevano dipinto la panchina e installato una targa con il numero verde Gay Help Line 800 713 713, punto di riferimento per le persone LGBTQIA+ vittime di violenza o discriminazione. A raccontarlo, è l’edizione romana de La Repubblica.

Dalla scuola imbrattata alla panchina sfregiata: luoghi pubblici sotto attacco

Solo pochi giorni prima, nello stesso quartiere, scritte offensive erano apparse sui muri della scuola di via A. Mauri. Ora l’attacco si ripete contro un altro spazio pubblico dedicato alla libertà e all’inclusione.

Un’escalation preoccupante che testimonia quanto il linguaggio d’odio, anche quando non si traduce in aggressioni fisiche, rappresenti una forma di violenza simbolica in grado di ferire profondamente la comunità.

Le scritte apparse sulla panchina negano l’identità e la dignità delle persone LGBTQIA+. Ma la risposta non si è fatta attendere: associazioni, istituzioni e cittadini hanno reagito con fermezza e solidarietà, promettendo che la panchina tornerà presto a risplendere dei suoi colori originali.

Gay Help Line: “Un gesto organizzato e violento”

Tra le prime voci a intervenire c’è quella di Alessandra Rossi, coordinatrice del servizio Gay Help Line, che ha definito il blitz un vero e proprio attacco intimidatorio. “Un gesto organizzato e violento. Una cancellazione consapevole. Un attacco intimidatorio omotransfobico”, ha dichiarato Rossi, sottolineando la gravità del fatto.

La coordinatrice ha poi ricordato un episodio che ancora oggi segna la memoria collettiva del Parco delle Valli: l’omicidio di Paolo Seganti, ucciso vent’anni fa in un’aggressione omofoba proprio in quell’area. Da quella tragedia nacque la Gay Help Line, linea nazionale di ascolto e supporto per le persone LGBTQIA+.

“Torneremo a colorare la stessa panchina dei colori dell’arcobaleno”, ha promesso Rossi, confermando la volontà di non lasciare spazio all’odio e di continuare a presidiare il territorio con gesti concreti di visibilità e solidarietà.

Il Municipio III: “Difendiamo la libertà e la dignità di tutti”

La risposta delle istituzioni è arrivata immediata. Paolo Marchionne, presidente del Municipio III, ha annunciato che la panchina verrà ripristinata e nuovamente inaugurata. “Ci siamo subito attivati – ha spiegato -. Saremo presenti domani, giovedì 30 ottobre alle 11, per la nuova inaugurazione. Difendiamo tutte le persone LGBTQIA+ che ogni giorno subiscono odio e discriminazioni. Siamo e resteremo un presidio di civiltà, tolleranza e umanità”.

Il Municipio, insieme al Gay Center, sta valutando nuove iniziative di sensibilizzazione e tutela dei luoghi simbolici dedicati alla comunità LGBTQIA+, per evitare che episodi simili si ripetano. La volontà comune è quella di trasformare l’atto di vandalismo in un’occasione di unione e consapevolezza, ribadendo che Roma non può e non deve essere teatro di discriminazioni.

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La condanna politica: “Un gesto squallido e deprecabile”

Anche dal mondo politico arrivano parole di dura condanna. Rachele Mussolini, capogruppo capitolina di Forza Italia, ha diffuso una nota in cui definisce l’episodio “un gesto squallido, triste, deprecabile”.

“Esprimo piena condanna per il vile atto vandalico di natura omotransfobica compiuto ai danni della panchina arcobaleno installata nel Parco delle Valli soltanto pochi mesi fa”, ha dichiarato, come scrive RadioRoma.it.

Anche Mussolini ha ricordato che proprio in quel luogo, vent’anni fa, venne ucciso Paolo Seganti, sottolineando la necessità di lavorare ancora molto sulla cultura del rispetto:

“Un gesto peraltro compiuto in un luogo dove, circa vent’anni fa, fu barbaramente mutilato e assassinato Paolo Seganti, vittima di un attacco brutale e senza scrupoli figlio di un odio e di un inquietante sentimento omofobo su cui, ancora oggi, c’è molto da lavorare, soprattutto da parte di famiglie e scuole”.

La capogruppo di Forza Italia ha infine espresso l’auspicio che “gli autori di questo scempio siano presto individuati e rispondano delle loro azioni alle autorità competenti”.

Parco delle Valli: un luogo di memoria e rinascita

L'omicidio di Paolo Seganti, vittima di omofobia
L’omicidio di Paolo Seganti, vittima di omofobia

Il Parco delle Valli, situato nel quartiere Montesacro, è da anni un punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+ romana. La sua storia, segnata dalla violenza ma anche dalla rinascita, lo rende un simbolo di resistenza civile e sociale.

Nella notte tra l’11 e il 12 luglio 2005, Paolo Seganti, 38 anni, venne brutalmente assassinato proprio in quel luogo. Paolo era conosciuto per il suo impegno civico: da anni si prendeva cura dell’area verde insieme ai comitati di zona.

Quella sera, come sempre, uscì per innaffiare alcune piante. Salutò la madre e si avviò sul suo scooter, lasciando portafoglio e cellulare nella sella. Poco dopo, nel buio del parco, fu aggredito. Solo la mattina seguente, una donna che portava a spasso il cane trovò il suo corpo: “era in una pozza di sangue, sfigurato dalle ferite”, raccontò ai giornali. L’autopsia rivelò oltre venti coltellate, concentrate al basso ventre, all’inguine e ai glutei. Paolo era stato colpito anche con bastoni e calci: un massacro feroce e apparentemente insensato.

Gli inquirenti esclusero la rapina e si concentrarono sul movente omofobo. “Perché colpire i genitali e i glutei prima di finirlo?”, si domandarono gli investigatori. Paolo era omosessuale e cattolico praticante, aveva studiato in seminario e si definiva “un Papa boys”. Aveva lasciato gli studi religiosi dopo aver accettato la propria omosessualità, ma non aveva mai rinnegato la fede.

Nonostante le indagini e un identikit ricavato da alcune testimonianze, i suoi assassini non sono mai stati trovati. Il caso resta uno dei delitti d’odio più gravi e irrisolti in Italia.

Oggi, nel punto in cui fu ritrovato il suo corpo, una targa recita:

“In ricordo di Paolo Seganti, amico del parco e di tutte le vittime dell’omofobia”.

Quel luogo è diventato un simbolo di memoria e resistenza, lo stesso che oggi ospita la panchina arcobaleno vandalizzata. Due gesti di odio separati da vent’anni, ma uniti dallo stesso obiettivo: cancellare la visibilità delle persone LGBTQIA+. E come ricordano dal Gay Center, proprio lì dove l’odio ha colpito, “torneremo a colorare la panchina dei colori dell’arcobaleno”.

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