Per la prima volta dalla sua approvazione, la nuova legge senegalese che inasprisce le pene per omosessualità rischia di produrre una condanna concreta. All’Alta Corte di Mbour il pubblico ministero ha chiesto cinque anni di carcere per B.T., cuoco, e dieci anni per O.S, il massimo previsto dal nuovo testo. Entrambi gli imputati sono sieropositivi, circostanza resa pubblica in aula in aperta violazione della loro privacy.
Ma la responsabilità principale dei due, per le autorità giudiziarie senegalesi, è quella ammessa in udienza da B. T., che ha “confessato” di aver avuto rapporti sessuali con uomini, e si è poi dichiarato pentito.
O. S. ha invece respinto le accuse di omosessualità. O.T. ha invece denunciato pressioni da parte degli agenti che lo arrestarono, e li ha accusati di averlo spinto a fare nomi: molte delle persone citate vivono oggi all’estero.
La difesa ha attaccato la solidità del caso e proprio la strategia difensiva apre una luce sinistra sul clima intorno allepersone LGBTI. L’avvocato Kane ha sottolineato che nessuno dei due imputati era stato sorpreso in flagranza, e ha denunciato il rischio concreto che la legge diventi uno strumento di vendette personali: chiunque, ha argomentato, potrebbe accusare falsamente un avversario di essere un ex amante, senza alcuna prova. L’avvocato ha inoltre condannato la diffusione pubblica dello stato sierologico degli imputati.

Il processo di Mbour si inserisce in un quadro già documentato da Gay.it negli ultimi mesi. L’11 marzo 2026 il Parlamento senegalese aveva approvato la legge voluta dal primo ministro Ousmane Sonko, portando le pene da un massimo di 5 anni a una forchetta da 5 a 10 anni, introducendo il reato di “apologia” dell’omosessualità, punibile con 3-7 anni, e criminalizzando chiunque finanzi o sostenga attività considerate promozionali dell’omosessualità.
A fine marzo il presidente Bassirou Diomaye Faye ha promulgato il testo, rendendolo legge a tutti gli effetti.
Ad aprile un uomo di 24 anni era già stato condannato a sei anni di carcere a Pikine-Guédiawaye per “atti contro natura e indecenza pubblica”, con sentenza emessa pochissimi giorni dopo l’arresto. La scorsa settimana due uomini sorpresi a Yeumbeul erano rischiato il linciaggio da parte dei residenti prima di essere arrestati. Una donna lesbica intervistata da Gay.it a marzo aveva descritto un paese in cui le organizzazioni LGBTIQ+ si sono dissolte, le chat private diventano prove giudiziarie e chi può pensa solo a fuggire. Intorno al 20 marzo un uomo era stato incriminato proprio a causa di messaggi “compromettenti” sul suo whatsapp che certificavano i suoi comportamenti affettivi con altri uomini maschi.
La sentenza nel processo di Mbour è attesa martedì prossimo, intanto a Milano è stato organizzato un sit-in per il Senegal. Il 16 maggio alle 0re 14.30 in viale Certosa 187, nei pressi del Consolato del Senegal, e nel giorno di vigilia della giornata mondiale contro l’omobitransfobia, è prevista una mobilitazione che mette al centro l’emergenza Senegal. Di seguito la comunicazione a riguardo.
Nuova legge in Senegal contro le persone LGBTI: sabato 16 maggio presidio davanti al Consolato a Milano
Alla vigilia della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, associazioni e istituzioni chiedono attenzione internazionale sulla comunità senegalese colpita dalla repressione
In vista della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, sabato 16 maggio alle 14.30 , davanti al Consolato del Senegal in viale Certosa 187 a Milano , si terrà un presidio di protesta contro la nuova legge senegalese e di solidarietà con le persone LGBTI colpite dalla repressione.
La mobilitazione, convocata da Certi Diritti , CIG Arcigay , I Sentinelli ed Enzo Tortora Radicali Milano , nasce dopo l’approvazione di una modifica all’articolo 319 del Codice penale senegalese che aggrava un quadro già segnato da persecuzioni, arresti e intimidazioni. Il testo prevede il raddoppio delle pene detentive e introduce sanzioni anche contro l’“apologia”, il sostegno e il finanziamento di attività considerate di promozione dell’omosessualità, della bisessualità e della transessualità.
Il presidio vuole accendere i riflettori su una svolta repressiva che rischia di colpire ancora più duramente una comunità già costretta a vivere tra paura, isolamento sociale e criminalizzazione. In questo clima, la solidarietà internazionale diventa uno strumento necessario per rompere il silenzio e chiedere iniziative concrete a sostegno delle persone colpite dalla nuova legge.
Alla manifestazione parteciperanno esponenti delle realtà impegnate nella difesa dei diritti civili e rappresentanti istituzionali, tra cui Luca Paladini , consigliere regionale della Lombardia, Elena Buscemi , presidente del Consiglio comunale di Milano, i consiglieri comunali Michele Albiani , Francesca Cucchiara e Alessandro Giungi , e Paolo Hutter , storico militante per i diritti civili.
Appuntamento sabato 16 maggio, alle 14.30, davanti al Consolato del Senegal in viale Certosa 187 a Milano
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