In Senegal non c’è più bisogno di forze dell’ordine e tribunali per perseguitare le persone LGBTIQ+: l’omobitransfobia è una cifra culturale diffusa che vede ormai la popolazione complice della barbarie, fino al rischio di linciaggio di persone colte in ‘flagranza di affetività omosessuale’.
Nella notte tra il 3 e il 4 maggio, nel quartiere Afia 5 di Yeumbeul, periferia di Dakar, una guardia notturna sorprende due uomini durante un rapporto sessuale. La sequenza dei fatti racconta meglio di qualsiasi analisi il clima che si respira oggi nel Paese. Uno dei due, M. T., 29 anni, spruzza sul guardiano uno spray urticante, lo colpisce e fugge. L’altro salta dalla terrazza, sparendo nel buio e lasciandosi dietro i vestiti, un documento d’identità e una bottiglia di birra vuota.
Il giorno dopo, M.T. torna sul posto per recuperare i propri effetti personali. La sua presenza scatena la reazione immediata dei residenti: rischia il linciaggio, e viene salvato solo dall’intervento della polizia del commissariato di Comico, che lo estrae dalla folla e lo porta in custodia cautelare. Il complice, M. Y. B., 27 anni, viene rintracciato in una struttura sanitaria dove si era recato per farsi medicare le ferite conseguenti alla rocambolesca fuga. Entrambi negano i fatti e sono costretti a negare la propria identità LGBTIAq+ per provare ad evitare il carcere. M.T. e M.Y. B. sono stati incriminati per “atti contro natura” e violenze volontarie.

L’11 marzo 2026 il Parlamento senegalese ha approvato la legge fortemente voluta dal primo ministro Ousmane Sonko che raddoppia le pene per le relazioni omosessuali. La norma prevede:
- Reclusione da 5 a 10 anni per chiunque commetta atti definiti “contro natura” (il vecchio tetto massimo era fermo a 5 anni)
- Sanzioni economiche comprese tra 2 e 10 milioni di franchi CFA (tra 3.000 e 15.000 euro circa), contro la precedente forchetta di 100.000-1.500.000 franchi
- Nei casi che coinvolgono minori, il giudice è obbligato ad applicare la pena massima, senza margine per la sospensione condizionale o riduzioni sotto il minimo
- Chiunque faccia “apologia” dell’omosessualità rischia da 3 a 7 anni: una norma che mette nel mirino associazioni, ONG e attivisti
- Stessa punibilità per chi finanzia o supporta attività ritenute promozionali dell’omosessualità
- È prevista una sanzione per chi denuncia qualcuno come omosessuale in malafede
Se il testo verrà promulgato dal presidente Faye, un passaggio ancora formalmente pendente, i due uomini potrebbero essere processati già sotto il nuovo regime penale.
La cronaca di Yeumbeul racconta anche altro. La folla pronta al linciaggio, il ritorno sul posto come atto quasi inconsapevole, la polizia che salva un uomo dalla violenza collettiva per poi arrestarlo: dinamiche che fotografano una condizione inumana per le persone LGBTIAQ+.
Lo scorso aprile a Pikine-Guédiawaye, sobborgo di Dakar, un uomo di 24 anni è stato condannato a sei anni di carcere e a una multa di 2 milioni di franchi CFA (circa 3.300 dollari) per “atti contro natura e indecenza pubblica“. La sentenza è arrivata pochissimi giorni dopo l’arresto.

A marzo 2026 Gay.it aveva raccolto la testimonianza di una donna lesbica che vive in un sobborgo di Dakar e che al nostro giornale aveva raccontato il clima dipersecuzione che circonda le persone LGBTIQ+ e la volontà di fuggire dal Senegal insieme alla propria compagna e al loro figlio.
Proprio durante l’approvazione della norma di estensione di pena per il reato di omosessualità, era stato inumano e plateale il caso di un uomo incriminato grazie alle chat ritrovate sul suo telefono, e pubblicate barbaramente sui media, nelle quali si evidenziava la semplice frequentazione e lo scambio di messaggi affettuosi e intimamente privati con un altro uomo.
Già nel 2023 un fatto di rara ferocia aveva documentato fino a dove può arrivare la violenza omobitranfobica nel Paese. Nel distretto di Kaolack, il corpo di un uomo ritenuto gay era stato riesumato il giorno dopo la sepoltura e bruciato in piazza davanti a una folla festante. La confraternita musulmana responsabile del cimitero di Touba aveva rifiutato di seppellirlo perché considerato un góor-jigéen, “uomo-donna” in wolof, termine che un tempo indicava una figura socialmente riconosciuta e che oggi è diventato un insulto.
Non è un caso infatti che nella nuova legge che aumenta le pene per omosessualità, sia stata inserita anche la norma contro le denunce false: chi accusa qualcuno di omosessualità in malafede è punibile. Un dettaglio rivelatore. Il legislatore sa bene che in un paese dove l’omobitransfobia è diventata cultura, essa diventa facilmente strumento di regolamento dei conti. E senza un argine, la delazione rischia di sfuggire di mano allo Stato ossessionate dal controllo dei corpi.
Firma la petizione di AllOut “NO alla Legge anti-LGBTIQ+ in Senegal“ >
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