Una lunga intervista pubblicata dal Corriere della Sera riporta al centro della scena Tommaso Cerno, giornalista, politico e attuale direttore del Tempo. Tra riflessioni personali, confessioni intime e analisi del presente, Cerno – lucido, spigoloso, spesso divisivo – ripercorre la propria vita con disarmante e a tratti controversa sincerità in un racconto che attraversa mezzo secolo di storia italiana, intrecciando giornalismo, politica, spiritualità e desiderio di libertà personale.

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Tommaso Cerno, la sua prima volta con un prete a 11 anni
Nato nel 1973 a Udine, Cerno ricorda di aver sognato il giornalismo fin da bambino: “A 4 anni prendevo le cassette di legno della frutta, le mettevo in giardino e facevo il telegiornale là dietro”. Già alle scuole medie fondava i suoi primi giornali, “Preludio” e poi “Qualif”, fino alla prima intervista vera e propria a soli 14 anni: “Ad Aldo Busi. Andai a Sirmione a intervistarlo, protestava perché lì le mutande costavano troppo care”.
Ma è parlando della propria infanzia che Cerno tocca la parte più dolorosa della sua storia:
“La mia prima volta? A 11 anni con un prete. Non ho mai capito se volevo o non volevo. Fu sicuramente una violenza, ma a 11 anni non ne sei consapevole. Però mi piacque, quindi non so cosa pensare di quel prete”.
Un racconto che intreccia vulnerabilità e consapevolezza, con la stessa lucidità con cui il giornalista ha spesso trattato temi legati all’identità e all’orientamento sessuale.
Le due donne che gli cambiarono la vita
Cerno lega la sua crescita professionale a un episodio che segnò il giornalismo italiano: il caso di Eluana Englaro. “Lo seguivo per il Messaggero Veneto. Poi moderai una conferenza con Beppino Englaro e rimasi affascinato dalla sua storia. Gli presentai l’avvocato Giuseppe Campeis e cominciò il percorso che la portò in Friuli Venezia Giulia”.
Da quel momento, racconta, la sua carriera cambiò radicalmente: “Una cartomante mi disse che la mia vita sarebbe cambiata grazie a due donne. Impossibile, per un frocio come me. E invece una era Eluana, l’altra era Daniela Hamaui, la direttrice dell’Espresso”.
La Hamaui lo assunse dopo un colloquio che Cerno definisce “imprevisto”: “Mi chiese se avessi fatto bene il giornalista nel caso Englaro. Risposi che su di lei avevano parlato tutti e che io avevo scelto di dare voce all’unica che non l’aveva da 17 anni. Mi assunse, neanche sapevo che fosse un colloquio di lavoro”.
Da allora, la carriera di Cerno attraversa le redazioni di Repubblica, l’Espresso, il Messaggero Veneto e oggi il Tempo, di cui è direttore dal marzo 2024.
Perché affossò il Ddl Zan
Entrato in politica nel 2018 con il PD, Cerno spiega la sua scelta di opporsi al Ddl Zan, nonostante la sua identità gay, negando che si trattasse di una contraddizione: “Lo affossai perché c’era la possibilità di far passare l’unica parte essenziale, cioè quella che avrebbe aggiunto alla legge Mancino gli “LGBQ”, come li chiamano adesso. Ma invece loro hanno rifiutato la mediazione della Bernini e hanno voluto a tutti i costi aggiungere alla votazione tutta una parte più ideologica su cui un parlamento ci mette anni a legiferare”.
Un’affermazione che, come spesso accade nelle sue interviste, rischia di sollevare un nuovo polverone, ma che riflette il suo modo diretto e polemico di affrontare i temi civili e politici.
“Il patriarcato? Ce ne vorrebbe di più”
Provocatorio come sempre, Cerno non esita a ribaltare uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico: il patriarcato. “Ce ne vorrebbe di più”, dice, “perché stiamo smontando la famiglia patriarcale, che è giusto, al punto da non avere più punti di riferimento. Turetta è figlio di famiglie che non sanno più cosa fanno i loro figli. Se non lo sanno, vuol dire che non gliene importa”.
Parole che hanno già suscitato polemiche, ma che Cerno difende in nome di una visione complessa della società contemporanea.
Fedeltà, amore e malattia

Dal 2022 Cerno è unito civilmente con Stefano Balloch, consigliere regionale friulano. Anche in questo caso, la sua visione delle relazioni sfida le convenzioni: “C’è tradimento e tradimento. Ma a volte tradire salva una relazione e a volte è solo voglia di sesso, che si esaurisce come un’ubriacatura. L’obbligo alla fedeltà, che non c’è nelle unioni civili, non dovrebbe esserci nemmeno nel matrimonio religioso: era nato quando aveva senso distinguere il figlio legittimo da quello illegittimo”.
E non manca un commento sul suo passato, in particolare sull’imprenditore Bruno Tommassini che, pare, gli spezzò il cuore: “Non mi mai spezzato niente se non le idee sbagliate che io per impertinenza, arroganza, narcisismo, a volte sostenevo. È la persona più importante della mia vita, insieme con suo marito, perché mi ha insegnato che esiste un amore vero, inclassificabile, imperituro, che non ha niente da chiedere. L’amor cortese esiste”.
Non mancano riflessioni sulla malattia, il cancro, che ammette di avere ancora, “anche se sono stato operato 10 anni fa. È un ospite che ti porti dietro per sempre”. E sul suo rapporto con la professione ammette: “La direzione del Tg1 mi offenderebbe, significherebbe mettermi il bavaglio. Quanto ai quotidiani, penso che siano tutti grandi, quindi resto al Tempo, perché ci sto benissimo”.
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