“C’è un attacco spietato e frontale alla comunità LGBTIAQ+”, intervista al Torino Pride che scende in strada il 15 Giugno

Dalle ore 16 in C.so Principe Eugenio. Abbiamo parlato con il comitato organizzatore: "La parola chiave di quest'anno è intersezionalità"

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"C'è un attacco spietato e frontale alla comunità LGBTIAQ+", intervista al Torino Pride che scende in strada il 15 Giugno - Torino Pride 2023 - Gay.it
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Torino scalda i motori per il corteo Pride di sabato 15 giugno. Dove le strade si intrecciano in un caleidoscopio di arte, storia e magia, l’arcobaleno di voci e colori che celebra la diversità e l’orgoglio della comunità queer tornerà a brillare ancora una volta – con un manifesto potentissimo e più rilevante che mai.

“Il Pride è tante cose, un moto collettivo di emozioni e partecipazione. Ma, prima di tutto, il Pride è nato come atto di ribellione contro il potere costituito e l’oppressione continua che la comunità LGBTQIA+ affrontava ieri e affronta ancora oggi. Siamo persone che amano e siamo persone che lottano. Vogliamo riappropriarci di entrambe queste definizioni, e vogliamo narrarle secondo le nostre prospettive e le nostre storie uniche e differenti”.

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Torino Pride 2023, con i suoi oltre 100.000 partecipanti

Il raduno dei partecipanti è previsto alle 16:30 in corso Principe Eugenio, una rotta diversa rispetto a quella dell’anno scorso, che partiva da corso Vercelli. Il corteo – accessibile grazie alla collaborazione con Disability Pride – attraverserà la città passando per corso San Martino, via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello, viale I° Maggio, viale dei Partigiani, corso San Maurizio e lungo Po Luigi Cadorna, con arrivo in piazza Vittorio, cuore pulsante della città.

La storia del Torino Pride è lunga quasi vent’anni. Dal primo corteo nel 2006, passando per la nascita del Coordinamento nel 2008, fino a diventare l’evento da oltre 100.000 persone che è oggi, il comitato organizzatore ha saputo evolversi e crescere di pari passo con la propria comunità, lottando al suo fianco e celebrando le vittorie ottenute in 18 anni di attività. Ce ne parla Luca Minici, attivista e parte del coordinamento Torino Pride.

“Il Torino Pride nasce come manifestazione aperta e plurale, con molti legami con il tessuto associativo, istituzionale e privato del territorio. In particolare, siamo in collegamento con altre realtà che possono arricchire il nostro percorso politico, come Disability Pride Torino e la Rete +194 voci.”

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Il primo Torino Pride, nel 2006, segnava la nascita di un movimento a valanga che ha contribuito a rendere la città una delle più friendly d’Italia.

La Città Metropolitana di Torino supporta l’Orgoglio concedendo il patrocinio all’evento, una collaborazione ha portato, negli anni, a un effetto valanga sulle politiche della città, oggi considerata una delle più LGBTQIA+ friendly d’Italia. Tuttavia, il percorso è ancora lungo.

“Il Pride a Torino ha messo in moto una serie di cambiamenti a favore della comunità LGBTQIA+ e non solo, iniziando da trasformazioni culturali e sociali. Ha dato vita a un fermento di elaborazione politica e di sostegno alle associazioni del territorio.

A livello sociale, ha migliorato la percezione della comunità favorendo un ambiente più sicuro, anche se non esente da episodi di omobilesbotransfobia, che si ripetono a causa del clima sociale intossicato dalla demagogia presente nel dibattito politico, in particolare a fini elettorali.”

C’è ancora molto da fare perché la città magica possa finalmente acquisire lo status di città virtuosa per i diritti, e sicuramente il clima teso del post elezioni sarà uno scoglio non indifferente da superare. Tuttavia, molte persone e istituzioni si sono rese disponibili a dare una mano, ad eccezione della Regione Piemonte, che anche quest’anno non è stata coinvolta.

“Il Coordinamento Torino Pride ha sempre mantenuto un rapporto dialogante e collaborativo con le istituzioni, determinato e preciso nelle rivendicazioni per la comunità LGBTQIA+ locale.

Con l’attuale amministrazione comunale, così come con le precedenti, c’è uno scambio proficuo che ha portato a risultati concreti, mentre altri sono ancora da raggiungere, come la ripresa delle iscrizioni anagrafiche dei figli delle famiglie omogenitoriali.

Quest’anno, come negli anni precedenti, il Torino Pride gode del patrocinio della Città di Torino, della Città Metropolitana e delle tre università della città, con cui esiste un rapporto positivo di collaborazione e confronto sui temi.

La Regione Piemonte, invece, non ha concesso il patrocinio, neppure richiesto a causa dell’opposizione ideologica di alcuni partiti politici che appoggiano l’attuale maggioranza regionale”.

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Torino ha tristemente interrotto le registrazioni delle famiglie arcobaleno nel 2022

Il Pride di Torino ha una grande responsabilità quest’anno: come colonna portante dell’Onda Pride italiana insieme a Roma e Milano, dovrà rispondere con determinazione agli attacchi di una destra sempre più determinata nella sua crociata ideologica contro i corpi e le identità queer.

Per Sofia Darino – attivista e parte del coordinamento Torino Pride – la manifestazione di quest’anno rappresenta un tassello fondamentale di un percorso che è oggi irto di ostacoli. L’invito è quello di dargli la giusta valenza.

“È vero che il Pride può essere vissuto come un’occasione di gioia, tuttavia è essenziale non dimenticare il suo intrinseco valore di protesta.

Recentemente, piuttosto che avanzare, abbiamo assistito a una regressione nei diritti, specialmente per le persone trans e le famiglie, retrocedendo di anni rispetto ai progressi sperati.

Quest’anno, la situazione appare ancora più critica. Avevamo riposto speranze nell’Europa come baluardo di progresso, ma recentemente anche queste aspettative sono state deluse, con un inquietante avanzamento delle correnti di destra in ambiti prima inimmaginabili”.

Un concetto ribadito anche da Minici, che pone l’accento sull’importanza e la necessità della tutela istituzionale.

“L’agenda delle persone LGBTQIA+ è sparita dal tavolo del governo e delle istituzioni governate dai partiti di maggioranza. L’attacco è spietato e frontale, oltre che quotidiano.

Poche sono le amministrazioni alleate e le persone LGBTQIA+, soprattutto quelle più marginalizzate, non hanno chi si occupi delle loro istanze. Crediamo che chi governa debba occuparsi di tutte le persone, indipendentemente dal colore politico, ma così non è.

I diritti ottenuti devono essere sempre presidiati, e quelli ancora da conquistare sono urgenti. L’Italia continua a scendere nella classifica ILGA Europe sullo stato dei diritti, e siamo l’ultimo paese senza matrimonio egualitario del blocco occidentale, ma siamo anche senza una legge che contrasti l’omobilesbotransfobia e l’abilismo.

Noi chiediamo leggi qui e ora per i nostri diritti, ne abbiamo bisogno adesso! E abbiamo bisogno di un cambio culturale che sia favorito da un discorso pubblico più plurale e accogliente nei confronti di ogni soggettività.”.

La parola chiave di quest’anno è intersezionalità. Darino spiega come ogni lotta sia intrinsecamente interconnessa, un concetto chiaramente espresso nel documento politico dell’evento.

“In primo luogo, si parla della tutela delle persone, e si sottolinea l’assenza di una legge specifica in Italia che protegga adeguatamente la comunità LGBTQIA+. Questa mancanza rende le persone vulnerabili a diversi tipi di attacchi, sia sul lavoro che nella vita quotidiana.

Per quanto riguarda le persone transgender, il documento evidenzia un’attenzione particolare. Si osserva come il governo abbia preso una posizione rigida, in particolare verso i minori, impedendo loro l’accesso a percorsi di affermazione di genere attraverso l’uso di bloccanti della pubertà.

Anche se attualmente non ci sono stati interventi pratici sui percorsi di affermazione di genere per gli adulti transgender, la creazione del “tavolo Roccella” con esperti selezionati dal governo, ma senza la partecipazione di professionisti appartenenti alla comunità, desta comunque preoccupazione.

Un’iniziativa che non rappresenta adeguatamente la comunità transgender e i professionisti del settore, suggerendo che le decisioni saranno prese senza il nostro contributo. C’è quindi molta preoccupazione riguardo alla libertà delle persone transgender di accedere a terapie ormonali e di vivere liberamente in accordo con la propria identità di genere.

Un altro aspetto importante trattato nel documento è la questione delle famiglie omogenitoriali. Viene affrontato il tema dell’adozione e della registrazione dei figli di coppie dello stesso sesso, così come la regolamentazione della gestazione per altri.

Questo argomento è per noi cruciale per quanto riguarda i diritti delle famiglie e sarà ampiamente discusso durante l’evento, con interventi di associazioni come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow.

Infine, il documento pone l’accento sull’importanza dell’educazione e della formazione su temi LGBTQIA+ nelle istituzioni e nella società. Si parla della necessità di implementare le carriere alias nelle scuole per gli studenti transgender, al fine di prevenire l’abbandono scolastico e garantire un ambiente educativo inclusivo e rispettoso.

Ma si parla anche di emergenza climatica, di abilismo, di razzismo… Le lotte non riguardano solo noi. Non è necessario far parte di una specifica lettera dell’acronimo LGBT per essere coinvolti. La lotta ha senso solo se tutte le cause sono considerate valide. Se una vittoria riguarda solo un gruppo e non gli altri, perde il suo significato”.

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Torino è anche patria del Lovers Film Festival, con cui il Coordinamento ha un’ottima collaborazione. Fondato nel 1986, è uno dei più importanti festival cinematografici internazionali dedicati alla promozione del cinema LGBTQIA+, il più antico d’Europa e uno dei più longevi al mondo.

“Come negli ultimi anni, abbiamo preso parte al Lovers Film Festival con uno stand e vari eventi al Salone Internazionale del Libro. Abbiamo anche un ricco calendario di eventi di avvicinamento sparsi in tutta la città nelle settimane precedenti il Torino Pride.” – spiega Minici.

Il corteo ha fatto molti passi avanti anche in tema di accessibilità, in collaborazione con Disability Pride Torino e Mai Ultimi Unito. Oggi, grazie a protocolli consolidati, la manifestazione è più accessibile a un numero crescente di persone.

Prontə a far sentire la propria voce, Torino Pride spera in una partecipazione ancora più consistente rispetto a quella dell’anno scorso, non solo per l’evento centrale ma anche nell’ecosistema regionale di Pride diffusi in tutto il Piemonte con cui collabora e che sostiene.

L’onda arcobaleno diventa sempre più grande, e i Pride sono oggi, a Torino come altrove, la manifestazione più partecipata e sentita sia a livello personale che politico.

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