Dall’8 al 15 Dicembre a Roma torna Atreju, festa di Fratelli d’Italia che l’anno scorso ospitò Elon Musk e sancì l’amicizia tra il tycoon americano e Giorgia Meloni. In occasione dell’edizione 2024, tra i tanti manifesti di promozione apparsi sui muri di Roma (o forse soltanto in digitale), è spuntato quello dedicato alla comunità LGBTIAQ+, o per meglio dire ai “gay”. C’è scritto:
“Anche se credi che tutti i gay siano per forza di sinistra, ad Atreju puoi entrare”
Già in occasione delle elezioni europee del Giugno 2024, Atreju aveva sollecitato il mantra che vorrebbe tutte le persone LGBTIAQ+ di sinistra. “Non importa il tuo orientamento sessuale” avevano scritto dall’account twitter del think tank di Fratelli d’Italia in occasione del 17 Maggio, giornata mondiale contro l’odio omobitransfobico, “l’8 e 9 giugno scrivi Giorgia“.
L’ennesima provocazione di Atreju per la prossima festa che si annuncia tutta coccole e dolciumi natalizi (previsti villaggio di Natale, pista sul ghiaccio eccetera), e che sarà allocata al Circo Massimo, fornisce lo spunto per una riflessione su quanto sia vero (e lo è) dire che non tutte le persone LGBTIAQ+ sono di sinistra.
Un recente articolo apparso su Il Giornale racconta bene quanta poca considerazione l’attuale stampa di destra voglia realmente dedicare alle persone LGBTIAQ+ simpatizzanti per partiti e movimenti politici conservatori. L’articolo del quotidiano fondato da Indro Montanelli, oggi appartenente alla famiglia Angelucci, fortemente legata alla maggioranza che sostiene il Governo Meloni, si è limitato a riportare alcuni frammenti di un corrosivo post dell’account Instagram “Sietedeipovericomunisti“, un profilo che produce meme da destra per controbattere i meme di sinistra (dalla democrazia alla memecrazia). Ma purtroppo l’intento è funzionale alla mera polemica spiccia, ed è un peccato, perché sarebbe auspicabile che alcuni intellettuali di destra inizino ad osservare un certo popolo LGBTIAQ+ di destra, che pure esiste e resta silenzioso.
Il tema delle persone LGBTIAQ+ che votano a destra è un tema irrisolto nella comunità queer italiana. Qualche tempo fa su Gay.it avevamo affrontato la questione in una lunga intervista a Daniele Priori, da sempre liberale, fondatore nel 1997 di GayLib, associazione LGBTQI+ di ispirazione liberaldemocratica e storicamente vicina al centrodestra italiano di matrice berlusconiana. Dice Priori:
Noi di GayLib siamo sempre stati un gruppo trasversale all’interno del centro-destra, che accoglie singole persone, più che forze politiche, che non si riconoscono nelle idee e nelle idealità della sinistra. Questo è parte del nostro DNA storico, e questo rimane vero anche oggi, forse in modo ancora più allargato.
Sulla cosiddetta egemonia culturale della sinistra (anche) sulle battaglie LGBTIAQ+, battaglie che – va detto – nella storia del nostro paese sono state portate avanti soltanto da partiti di area progressista, e non sempre con convinzione, si è spesso espresso Angelo Pezzana, padre del movimento LGBTIAQ+ italiano, fondatore nel 1971 FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), che ha sovente bacchettato il Partito Comunista Italiano degli anni ’70 e ’80, denunciandone la serpeggiante omofobia.
La comunità LGBTQIA+ è tradizionalmente associata a ideali progressisti e di sinistra, soprattutto nei paesi occidentali. Di recente, va però detto, si registra una radicalizzazione a sinistra di alcune frange. Tuttavia, è in crescita la visibilità di persone LGBTQIA+ con opinioni e valori conservatori. Si tratta di un nuovo orizzonte che, nelle democrazie liberali, rappresenta un’opportunità di esplorare la pluralità di pensiero nella comunità, valorizzando i percorsi di integrazione e rappresentanza all’interno del movimento, oggi ostaggio di percorsi di carriera politica soltanto nei partiti di sinistra. Infine, un’emersione di attivismo solidamente LGBTIAQ+ a destra, fornisce anche un’occasione di evoluzione per gli stessi partiti conservatori, soprattutto guardando all’attuale destra italiana, la cui inadeguatezza su alcuni temi è sotto gli occhi di tutti. E del resto i toni provocatori della comunicazione di Atreju non sembrano dimostrare un’apertura reale all’emancipazione di una destra che appare ancora illiberale.
In molti paesi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, esistono figure LGBTQIA+ nei partiti conservatori che sostengono visioni moderate o tradizionaliste, spesso allineate a valori di libertà individuale e autonomia locale. Di recente Donald Trump ha nominato Scott Bessent come segretario del tesoro. Gay, bianco, cisgender, padre di due figli insieme a suo marito, Bessent diventerà il gay con la più alta carica istituzionale mai avuta da una persona LGBTIAQ+ in USA.
Gruppi come Log Cabin Republicans negli Stati Uniti o LGBTory nel Regno Unito dimostrano come alcune persone LGBTQIA+ trovino sintonia nei principi conservatori, come la difesa della libertà di espressione e la tutela dell’identità individuale. Per sintetizzare: si tratta di soggetti politici che promuovono i diritti LGBTQIA+ pur sostenendo ideologie più tradizionali rispetto a quelle tipicamente progressiste.
Poche settimane fa, in un post-sondaggio su Instagram (dunque con nessun valore statistico) avevamo chiesto alla comunità di Gay.it di rispondere a una semplice domanda, dai toni volutamente tranchant:
Si può appartenere alla comunità LGBTIAQ+ ed essere di destra?
Su 2400 persone votanti, le risposte sono state le seguenti:
- 11% > Sì
- 37% > No
- 33% > Sì, una destra liberale
- 19% Assolutamente No
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Dal post di Atreju che su Facebook rilancia il manifesto appeso a Roma (ma non siamo sicuri che quella affissione sia reale, potrebbe essere soltanto una foto per i social), si intravedono alcuni commenti di vario tenore:
- Il dire che noi omosessuali siamo solo di sinistra è un mito senza fondamento, merito solo della propaganda comunista e PDiota. In realtà molti votiamo destra perché non accettiamo l’ideologia LGBT delle brigate rosa di sinistra, per non parlare delle politiche pro africani e islamici, che di fatto sono tutti probabili omofobi che ci portiamo in casa. Il problema è che molti non lo dicono per paura di rappresaglie e isolamento sociale proprio da parte degli intolleranti LGBT di sinistra, che sono tutto meno che democratici.
- Sono e saranno sempre affari loro.
- Ci sono schiere di omosessuali che non sono mai stati di sinistra, e mai lo saranno.
Sfide e difficoltà: inclusione e contraddizioni all’interno della comunità
Le persone LGBTQIA+ di orientamento conservatore spesso riportano difficoltà nell’essere accettate sia all’interno della comunità LGBTQ+ stessa sia nel mondo politico conservatore. Negli Stati Uniti, alcuni membri LGBTQIA+ di orientamento conservatore riferiscono episodi di discriminazione verbale e difficoltà di integrazione, come riportato in vari articoli di media statunitensi. Ad esempio, in Germania e in Francia, alcuni membri LGBTQIA+ dei partiti conservatori hanno espresso frustrazione per la percezione di un doppio standard: le loro opinioni possono essere viste come un tradimento dalla comunità LGBTQIA+ più progressista, ma anche come una sfida per le correnti conservatrici più rigide.
Sempre nel post-sondaggio di Gay.it, un* attivista transfemminista scrive senza mezzi termini:
Le priorità di gay.it:
1. Alimentare l’islamofobia e il razzismo sistemico delegittimando la resistenza pal*stinese.
2. Permettere a delle persone queer abusanti (sì, ce le abbiamo anche noi) che contribuiscono a mantenere uno status quo repressivo di raccontare la propria esperienza di “discriminazione” in quanto “persone di destra”. Chissà se gay.it conosce la differenza tra il significato della parola “discriminazione sistemica” e il permettere a degli abuser che si atteggiano a vittime di raccontare la propria “esperienza di discriminazione”. Di giorno in giorno, state perdendo sempre di più il focus su chi sono realmente le vittime e chi sono realmente gli oppressori.
Se sei queer e sei di destra è perché evidentemente possiedi un privilegio tale da poterti permettere di fregartene della tua stessa comunità marginalizzata a tal punto da ignorare o contribuire a mantenere la sua oppressione. Chi è queer ed è di destra ha fatto una scelta ben precisa e è solo unə traditore della causa queer, nient’altro. Questo post patetico (come tanti altri che avete fatto) potevate tranquillamente risparmiarvelo, ma d’altronde da voi c’era pure da aspettarselo!
Persone LGBTQIA+ e destra italiana
Alcune persone LGBTQIA+ di orientamento conservatore riferiscono di sentirsi in contrasto sia con una parte della comunità LGBTQIA+ sia con gli ambienti più tradizionalisti del centrodestra italiano. Testimonianze condivise recentemente sui social media mettono in luce situazioni in cui alcuni individui LGBTQIA+ conservatori si sentono marginalizzati per non conformarsi a un orientamento politico di sinistra. L’esperienza di chi, pur essendo membro della comunità LGBTQIA+, è attivo in partiti come Forza Italia o Fratelli d’Italia, evidenzia una richiesta di maggior rappresentanza e riconoscimento delle diverse opinioni anche in Italia. Si registra tuttavia un totale non ascolto da parte sia di Fratelli d’Italia, sia della Lega e persino da Forza Italia, che la famiglia Berlusconi e il leader Antonio Tajani vorrebbero trasformare in partito liberale. È quanto viene ripetuto dallo stesso Priori, ma anche da Francesca Pascale (“Ho incontrato più gay a destra…”).
Conservatori LGBTQ+ nel contesto internazionale
La relazione tra comunità LGBTQIA+ e partiti conservatori varia significativamente a livello internazionale. Negli Stati Uniti, alcuni conservatori LGBTQIA+ vedono la politica repubblicana come una piattaforma per la promozione di diritti individuali, pur difendendo valori sociali tradizionali. Durante la recente campagna elettorale americana, Trump e Vance avevano accarezzato il “normale gay americano” (ipse dixit) per indurlo a votare repubblicano, tuttavia le analisi di voto dimostrano che circa l’88% delle persone apertamente LGBTIAQ+ USA votano per i democratici, con punte del 93% tra i più giovani.
In Germania, il partito CDU/CSU ha assistito all’emergere di membri LGBTQIA+ che hanno pubblicamente sostenuto politiche di inclusione, pur trovando resistenze all’interno del partito stesso. C’è poi il caso di Alice Weidel, leader del partito di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland Alternativa per la Germania ndt), pericolosamente vicino a frange neo-naziste secondo molti osservatori. Weidel, lesbica con compagna e due figli, definì “non prioritario” il matrimonio egualitario approvato in Germania nel 2017.
Tendenze analoghe si riscontrano nel Regno Unito e in Francia, dove i conservatori LGBTQIA+ affrontano un delicato equilibrio tra l’affermazione della loro identità e l’adesione a ideologie politiche che non sempre includono pienamente le tematiche LGBTQIA+.
La questione araba e la Palestina
La comunità LGBTQIA+ è divisa su un tema complesso e stratificato. Da un lato, ci sono persone che sostengono la causa palestinese come parte di un impegno più ampio per i diritti umani, riconoscendo le oppressioni sistemiche subite dal popolo palestinese e vedendo in Israele un simbolo di colonialismo e apartheid. Dall’altro, vi sono coloro che sottolineano come molte culture arabe, inclusa quella palestinese, abbiano leggi e pratiche che criminalizzano o perseguitano le persone queer, ricordando i rischi per la sicurezza e la libertà degli individui LGBTQIA+ in quei contesti. Questa divisione riflette una tensione tra la solidarietà politica e la necessità di proteggere i diritti delle persone queer ovunque nel mondo.
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