Ricapitoliamo. Oltre cinquecento proposte di legge anti-LGBTQ+ presentate dal 2023 negli Stati Uniti: si va dal tentativo di restringere gli spettacoli drag alla messa al bando dei percorsi affermativi per i minori – e non solo.
Proposte portate avanti in gran parte da legislatori repubblicani negli esecutivi statali, e non poche sono diventate legge: ben 77 solo lo scorso anno. Anche quelle rimaste nel limbo continuano a colpire duramente la comunità LGBTQ+: per il 90% dei giovani LGBTQ+, riporta il Trevor Project, il benessere è stato compromesso anche solo dalla mera esposizione a questi attacchi normativi. Ma non solo: negli ultimi due anni, le retoriche d’odio della destra ultraconservatrice americana hanno portato a un’escalation di aggressioni, in aumento del 112% negli Stati Uniti.
Eppure, durante un’intervista con il podcaster ultraconservatore Joe Rogan, J.D. Vance, vice e braccio destro del repubblicano Trump nella corsa alla Casa Bianca, ha dichiarato con sicumera di essere convinto che il “normale gay americano” voterà per The Donald alle elezioni USA di domani.
Richiamando l’esempio di un suo amico gay e repubblicano – rare chimere che però esistono davvero – Vance ha tracciato un solco: da una parte lui e i “gay normali,” dall’altra la “follia” di una comunità LGBTQ+ secondo lui degradata e caotica.
“Francamente” ha continuato Vance “non sarei sorpreso se io e Trump vincessimo solo il voto dei gay normali. Perché, alla fine, vogliono solo essere lasciati in pace”-
Ma cosa significa, per Vance, “lasciare in pace” il “normale gay americano”? Probabilmente, metterlo nel mirino dell’odiosa retorica anti-queer che ha permeato l’intera campagna elettorale repubblicana verso le elezioni USA.
Del resto, il 49% degli elettori LGBTQ+ intervistati in un sondaggio GLAAD di marzo 2024 ha denunciato di aver subito bullismo e molestie riconducibili agli attacchi politici dei repubblicani, mentre il 72% afferma che la propria salute mentale è stata deteriorata dalla violenza delle parole e delle iniziative del GOP. È proprio di oggi il report della stessa GLAAD che stima un aumento del 112% negli ultimi due anni di atti a sfondo omobitransfobico negli States.
E allora, quando una clip del momento diventa virale, collezionando oltre 10,3 milioni di visualizzazioni su X in poche ore, è l’indignazione a unire le voci. “Che diavolo significa normale gay americano?”, si chiedono in tanti. Senza trovare una risposta, proprio perché la compatta comunità LGBTQIA+ rifiuta di farsi dividere.
“Non so cosa si intenda per “il voto del classico ragazzo gay,” ma ho giocato a calcio nella squadra della scuola, corro 60 km a settimana, adoro Always Sunny — e preferirei mangiare vetri e fare il bagno con un tostapane piuttosto che votare per quel tipo represso” scrive un utente.
idk what the “normal gay guy vote” is but I played varsity soccer through high school, run 40 miles a week, love Always Sunny — and I would rather eat glass and take a bath with a toaster than cast a ballot for his closeted ass https://t.co/a1QaxHda5S
— Peter Twinklage (@PeterTwinklage) October 31, 2024
“Come qualcuno che è stato etichettato come il “classico gay” dai conservatori per tutta la vita, assolutamente no. Gli uomini gay che votano per Trump sono come lui: infelici, vanitosi, in cerca di attenzione, egoisti e costantemente vittime di sé stessi. E, soprattutto, sono detestati dalla loro stessa comunità” incalza un altro.
https://twitter.com/TonyTheKraken/status/1852059386023186531?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1852059386023186531%7Ctwgr%5E9f0711963c5dcf8aac6cbfcee048b08eac607fa7%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.buzzfeed.com%2Falexalisitza%2Freactions-jd-vance-normal-gay-comment
A scagliarsi su Vance, anche la giornalista ed attivista Victoria Brownworth: “No, assolutamente no. Tutte le persone gay che conosco hanno già votato per Kamala Harris, perché sanno essere intelligenti e capiscono che sotto il fascismo non ci si trova bene. Inoltre, il primo mandato di Trump è stato incredibilmente anti-LGBTQ e ha causato danni gravi alle persone queer e trans, come ho riportato negli ultimi quattro anni”.
Yeah, no. Every gay person I know has already voted for Kamala Harris because gay people are smart and know we don't do well under fascism. Also Trump's first presidency was incredibly anti-LGBTQ and did serious damage to queer and trans people as I reported over 4yrs.
— Victoria Brownworth (@VABVOX) October 31, 2024
Elezioni USA: l’elettorato LGBTQIA+, una forza da non sottovalutare
L’azzardato pronostico di Vance, dunque, non trova riscontro nella realtà. Tuttavia, il vice di Trump non perde occasione per tentare di conquistare almeno una parte della comunità durante le serratissime, ultime battute delle elezioni USA di quest’anno.
D’altronde, si dice che il futuro sia scritto nei numeri, e le cifre parlano chiaro: il voto LGBTQIA+ si sta trasformando in una forza capace di ridisegnare i contorni della politica americana. Non si tratta solo di un cambiamento generazionale, ma di un’onda pronta a travolgere gli equilibri consolidati, spezzando il rosso in uno stadio intermedio e inedito, quel viola che da anni sembra solo una suggestione nelle mappe elettorali.
Se oggi il 7,6% della popolazione americana si identifica come LGBTQIA+, entro il 2040 questa cifra sarà arrivata a un impressionante 17,8%: quasi un elettore su cinque. Un cambiamento che non solo aggiunge numeri, ma imprime una direzione.
Secondo la Human Rights Campaign, i giovani elettori LGBTQ+, che rappresentano il 27% della Gen Z e il 15,6% dei millennial, sono un blocco coeso, impegnato, ma soprattutto motivato a esprimere il proprio voto. Un gruppo che già nel 2020 ha rappresentato il 7% degli elettori, e nonostante fosse solo il 4,5% della popolazione adulta, ha in qualche modo già fatto sentire il proprio peso.
Guardiamo alla Georgia: il 53% degli elettori non LGBTQ+ ha scelto Trump, mentre un solido 88% degli elettori LGBTQ+ ha votato Biden, contribuendo a strappare il dominio repubblicano. Un episodio? Niente affatto. Texas, Arizona, Nevada – questi sono i nuovi fronti che potrebbero virare verso il viola, con proiezioni di crescita della popolazione LGBTQ+ rispettivamente al 16%, 15,7% e 17,1% entro il 2030.
Gli elettori LGBTQ+ sostengono in modo schiacciante i democratici
Il GOP si trova dunque a fronteggiare una realtà politica che forse, solo qualche decennio fa, avrebbe ritenuto improbabile: una generazione di giovani LGBTQ+ ormai indissolubilmente legata al Partito Democratico.
Un distacco netto, che oggi vede il 93% dei giovani elettori LGBTQ+ identificarsi come democratico, e solo il 5% come repubblicano. Ma questa affiliazione politica non è casuale. È il risultato di una lunga costruzione collettiva, nata dall’incontro di attivisti lesbiche e gay con la leadership democratica, per trasformare un’identità frammentata in una comunità coesa con obiettivi chiari e condivisi.
Alleanza che ha permesso al Partito Democratico di allargare i propri confini, di accogliere nella sua base una minoranza un tempo vista come marginale, ora invece solidamente integrata in una nuova identità politica. E la posta in gioco non è mai stata così alta: l’ondata di leggi anti-LGBTQ+ degli ultimi anni ha cementato la motivazione a partecipare alle elezioni, facendo sì che il 95% degli adulti LGBTQ+ sia ora registrato per votare, e il 93% dichiari l’intenzione di recarsi domani alle urne.
Ed è un blocco elettorale che non scende a compromessi sulle proprie priorità: più della metà degli intervistati (52%) ha indicato l’uguaglianza LGBTQ+ e il contrasto alle leggi discriminatorie come questioni cruciali.
