“Non siamo soli”, la comunità trans USA è pronta lottare: intervista ad Advocates for Trans Equality

Dopo la vittoria di Trump, qual è davvero il clima tra le persone trans d'America e le loro famiglie? Cosa si aspettano? Su chi potranno contare? Ne abbiamo parlato con Ash Lazurus Orr, di A4TE.

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La rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca ha riaperto vecchie ferite e creato nuove incertezze per la comunità LGBTQIA+ negli Stati Uniti, in particolare per le persone transgender – già dal 2015 sotto l’attacco esecutivo negli stati guidati dai repubblicani. Una resa dei conti che vede riemergere e intensificarsi le politiche discriminatorie già sperimentate durante il primo mandato.

Sotto la prima amministrazione Trump – dal 2016 al 2020 la comunità transgender aveva infatti già subito sconfitte esistenziali: dalla limitazione dell’accesso a cure mediche specifiche all’esclusione dai servizi federali e alla revoca delle protezioni contro la discriminazione nei contesti sanitari e lavorativi. Con il suo ritorno, è chiaro che queste politiche non erano il punto d’arrivo ma solo un inizio.

La retorica anti-trans è del resto diventata parte integrante della strategia politica di Trump – con 21 milioni di dollari spesi durante la campagna elettorale per messaggi ostili alla comunuità LGBTIAQ+, funzionali alla mobilitazione di una base popolare, spesso disinformata, e radicalizzata dalla propaganda dei think tank conservatori e integralisti.

Ora, con il risultato ufficializzato, la paura ha lasciato spazio alla cruda consapevolezza di ciò che attende la comunità nei prossimi anni. Ma non tutto è perduto. Negli Stati Uniti si respira aria di resistenza, una compatta testuggine intersezionale del tutto intenzionata a vendere cara la pelle.

L’attivismo si è intensificato, le alleanze si moltiplicano, e si assiste a una mobilitazione senza precedenti: un tentativo di opporsi non solo alla legislazione, ma anche alla narrazione dominante che riduce l’identità di genere a un’arma di divisione politica. Ne abbiamo parlato con Ash Lazurus Orr, portavoce della Advocates for Trans Equality, principale organizzazione statunitense dedicata alla promozione dei diritti legali e politici delle persone transgender.

 

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INTERVISTA AD ASH LAZARUS ORR, DELLA ADVOCATES FOR TRANS EQUALITY

Qual è il clima interno ed esterno alla comunità trans negli Stati Uniti, prima e dopo le elezioni? Possiamo fare un confronto?

Certo. Prima delle elezioni, durante la precedente legislatura, direi che molte persone della comunità trans si sentivano relativamente al sicuro, ascoltate e comprese. Ma man mano che ci avvicinavamo alle elezioni, l’ansia e la paura hanno iniziato a diffondersi sempre più.

Il ritorno di certe minacce non ha sorpreso nessuno, del resto; la comunità ha già vissuto una presidenza Trump e porta il segno di quanto un mandato possa incidere sui diritti e sulla sicurezza di chi si trova a lottare per il proprio diritto di esistere. Il discorso d’odio e le aggressioni verbali sono proliferati, esponenzialmente, con un impatto profondo, più ampio dei singoli episodi.

Ora, con il risultato delle elezioni cristallizzato, il clima di inquietudine è diventato tangibile, pesante come piombo, specialmente tra le persone trans e le loro famiglie, che intravedono la possibilità di un ritorno a tempi di tensione e paura della prima legislatura Trump.

Detto questo, è importante ricordare a tutti che non siamo soli: siamo una comunità che continua a lottare insieme e che ha una visione chiara di un futuro inclusivo e pieno di speranza. Il nostro impegno per l’uguaglianza delle persone trans andrà avanti, indipendentemente da chi governa.

Certo, avete già sperimentato una legislatura Trump nel 2016, ma questa volta è diverso. La retorica anti-trans è stata molto più forte durante questa campagna, più di quanto non lo fosse allora. Perché, secondo te, la retorica repubblicana si è spostata così tanto verso l’odio contro la comunità trans?

Sì, è vero. Quando analizziamo la retorica anti-trans di questa campagna, vediamo chiaramente come questi attacchi siano studiati per dividerci, ed è una tattica egoistica che penalizza profondamente il popolo americano. Oggi più che mai, gli americani stanno affrontando difficoltà concrete, molti faticano ad arrivare a fine mese.

Abbiamo bisogno di leader che mettano al centro i bisogni reali delle persone, non politici che alimentano divisioni per interesse personale, come stanno facendo ora. Stanno cercando di creare paura nella comunità trans, quando invece dovrebbero concentrarsi su questioni come l’aumento del reddito medio e la riduzione dei costi per dare a tutte le famiglie il sostegno e le opportunità di cui hanno bisogno per prosperare.

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Quindi, si tratta di un’arma di distrazione.

Esattamente, è una distrazione. Se guardiamo le cose da questa prospettiva, si capisce perché molti politici anti-trans stiano riciclando retoriche infondate contro la comunità trans, per nascondere le proprie agende politiche vuote di contenuti e di soluzioni concrete per rispondere alle esigenze dei cittadini.

Sono discorsi privi di basi fattuali. Prendiamo, per esempio, gli attacchi all’assistenza sanitaria per l’affermazione del genere: queste cure sono state studiate per oltre quarant’anni e godono del pieno sostegno di tutte le principali associazioni mediche. Eppure, stiamo vedendo come questa incessante ondata di retorica dannosa stia causando gravi danni al benessere fisico, mentale ed emotivo della nostra comunità.

Invece di affrontare le vere difficoltà che gli americani stanno affrontando, come il sottofinanziamento delle scuole, l’aumento del costo della vita, la violenza armata e il cambiamento climatico, questi politici si spendono in campagne sensazionalistiche, basate su disinformazione e paura, offrendo soluzioni semplici.

Prima delle elezioni, JD Vance ha dichiarato di potersi prendere il voto del “normale gay americano”. Stanno cercando di dividere internamente anche la comunità LGBTQIA+?

Sì, assolutamente. Ancora una volta, penso che quello che stanno facendo JD Vance e Trump sia proprio questo: cercare di dividerci, a tutti i livelli. Sanno che gli attacchi anti-trans non funzioneranno per sempre, stanno già perdendo trazione, è l’immigrazione il problema più sentito e meglio strumentalizzabile.

Abbiamo dati da un sondaggio condotto lo scorso ottobre che conferma questa tendenza: il 61% dei democratici, il 58% degli indipendenti e persino il 41% dei repubblicani descrivono questi attacchi come “tristi e vergognosi”.

Ciò che emerge è che la maggioranza degli elettori tende a sostenere i candidati favorevoli ai diritti delle persone trans, con un margine di oltre 20 punti, e su questo tema i democratici godono di maggiore fiducia rispetto ai repubblicani. Tentare di negare uguaglianza e dignità alle persone trans è quindi una strategia perdente sul lungo termine.

Ci prepariamo dunque sì per una legislatura difficile, ma siamo pronti a rafforzare la nostra comunità e a guardare al futuro, uniti e compatti.

Entriamo ora nel dettaglio tecnico. Ci sono delle garanzie normative o legali che i singoli stati possono mettere in atto per contrastare la reazione dell’amministrazione di Washington? C’è preoccupazione che la legge federale possa prevalere sulle protezioni per le persone trans già stabilite a livello statale?

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Penso che sia importante ricordare che, anche in questo contesto, abbiamo delle vittorie storiche su cui fare affidamento. Un esempio notevole è Sarah McBride, che ha fatto la storia come prima persona apertamente trans eletta al Congresso degli Stati Uniti. È un risultato monumentale che ci mostra come abbiamo persone dentro il sistema che lavorano per i nostri diritti.

Quando si guarda a ciò che può accadere a livello federale, è cruciale ricordare che abbiamo politici alleati, radicati nell’impegno per la dignità umana, per un accesso equo all’assistenza sanitaria e per la lotta contro la discriminazione. Molti di loro comprendono che la comunità trans deve avere gli stessi diritti di tutti, inclusa la possibilità di accedere alle cure per l’affermazione di genere, supportate da protezioni legali forti e chiare.

Anche se probabilmente assisteremo a un incremento di attacchi legislativi, a livello sia statale che federale, dobbiamo tenere presente che le protezioni legali minime a favore della comunità trans sono solide. Vediamo stati conservatori che approvano leggi anti-trans, ma spesso queste vengono portate in tribunale e, non di rado, perdono. I tribunali si schierano con la comunità trans anche in stati notoriamente conservatori, e questo è un segnale incoraggiante.

È importante che la nostra comunità sia preparata a ulteriori attacchi, ma sappia anche che, sebbene il sistema legale possa essere lento, fino ad ora ci ha dato supporto. Abbiamo alleati che ci rappresentano e combattono per le nostre protezioni sia nelle sale di Washington sia sul territorio, lavorando con le persone trans e le coalizioni. Quindi, anche se l’amministrazione sembra indirizzarsi verso una linea più dura, possiamo contare su politici, organizzazioni e una solida rete legale pronti a tutelarci.

Quello che preoccupa gli osservatori è lo stato attuale della Corte Suprema, che Trump ha plasmato a sua immagine. Anche se a livello statale alcune decisioni possono essere ribaltate o contrastate, alla fine molte questioni verranno portate lì.

Qui in America, il sistema giudiziario è volutamente complesso e può essere difficile da seguire. Anche se non sono un esperto legale, posso dire che seguiamo da vicino molti dei casi che raggiungono la Corte Suprema e abbiamo team di persone adeguatamente formate e determinate che rappresentano i nostri clienti direttamente nelle udienze. L’ideologia arriva fino a un certo punto, ma noi abbiamo la legge e la costituzione dalla nostra parte.

GLAAD ha denunciato un forte aumento di ostilità anti-LGBTIQ in tutti gli Stati Uniti negli ultimi due anni. Perché la retorica anti-trans attecchisce così bene?

Innegabile che la legislazione anti-trans sia aumentata negli ultimi anni: solo nel 2023 sono stati introdotti oltre 500 progetti di legge contro la comunità LGBTQ, e quest’anno ne abbiamo già visti oltre 600.

Stati Uniti in mano a Trump, ecco tutte le leggi anti-trans già approvate stato per stato

Nonostante l’incremento, però, la maggior parte di questi progetti non arriva nemmeno al voto finale: in sostanza, sono tentativi falliti. Penso che questo aumento degli attacchi sia alimentato dalla paura, dalla necessità di distrarre il pubblico e da una tattica manipolativa per sfruttare la relativa scarsa familiarità della società con la comunità trans con allarmismi e disinformazione.

Ma vediamo anche dei segnali positivi: ci sono più vittorie legali, un maggiore accesso all’assistenza sanitaria in determinati stati, una maggiore rappresentazione nei media e una crescente comprensione della diversità di genere. Di conseguenza, sempre più americani iniziano a conoscere meglio la comunità trans, e questo contrasta con le tattiche divisive usate da alcuni politici.

È un processo difficile, ma penso che siamo a un punto di svolta. Quando una comunità progredisce, purtroppo, deve affrontare anche più resistenze, ma questo ci rende più forti. Questa reazione negativa è, a mio avviso, un segno del potere che stiamo conquistando. C’è un detto che dice: “Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono, e alla fine vinci.” Credo che oggi siamo proprio nella fase in cui ci combattono.

In questo momento storico, noi di A4TE, e le persone trans in generale, stiamo guadagnando sempre più sostegno. La maggior parte degli americani ha cominciato a farsi un’idea sulla questione dei diritti trans solo recentemente, quindi le loro opinioni sono ancora relativamente malleabili e aperte al cambiamento.

È per questo che, nonostante tutto, vedo questa fase come una sorta di “golden hour”: credo che nel prossimo decennio questi attacchi si affievoliranno. Le nuove generazioni – la mia, la tua – hanno il potenziale per fare progressi come nessun’altra prima. Saranno anni difficili, non lo nego, ma con il sostegno della nostra comunità e dei nostri alleati sono fiducioso che le cose cambieranno.

È davvero bello sentire una prospettiva ottimistica sulla situazione negli Stati Uniti, perché ciò che ci arriva ha toni spesso catastrofici. Allargando un po’ il discorso, abbiamo da un lato Trump, allineato con Putin, fautore del sentimento anti-LGBTQ che si diffonde in Europa, inclusa l’Italia. La comunità LGBTQIA+ americana continuerà a impegnarsi anche nelle battaglie globali, o sarà troppo assorbita dalle proprie sfide interne?

I progressi sull’accettazione della comunità LGBTQIA+ qui in America e nel mondo sono legati a doppio filo alle lotte di tutte le comunità emarginate. Mentre affrontiamo attacchi alla nostra comunità, a livello globale vediamo attacchi contro l’accesso all’aborto, le cure per l’affermazione di genere e altre forme di autonomia corporea. Tutto questo è interconnesso e intersezionale.

Vedo molta solidarietà: persone che non solo lottano per i nostri diritti qui, ma si impegnano anche a dare visibilità alle lotte che si svolgono in altri paesi. Perché sappiamo tutti l’obiettivo finale di questa strategia globale: il controllo.

E conviene molto a loro far sentire le persone isolate, sole nella loro lotta, perché l’isolamento può spegnere la speranza e dare la falsa impressione di essere in minoranza di fronte agli oppressori.

Quello che vedo, però, è una crescente resistenza a questo tipo di mentalità individualistica. Sempre più persone si uniscono, organizzandosi non solo a livello nazionale ma anche internazionale, e mi aspetto che questa solidarietà continui a crescere.

È per questo che credo che, nonostante questi attacchi così gravi, a livello nazionale e internazionale, saremo abbastanza forti per restare uniti e affrontare queste sfide insieme.

© Riproduzione riservata.

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