Ecco ci risiamo, si sparla di calciatori gay, e di outing, e di Fabrizio Corona che minaccia nuovi nomi, e ancora di Fabrizio Corona che ci spiega che la Lega della Serie A minaccerebbe i club di tenere a bada i calciatori gay che vogliano fare coming out: per la precisione a noi risulta che siano i tifosi fascistelli, ne abbiamo già scritto, ad aver sostanzialmente bloccato il coming out di un calciatore di livello mondiale, perché noi di Gay.it , che facciamo meno notizia di Corona in questo paesotto chiamato Italia, abbiamo parlato con dirigenti tra Milano e Torino di questo, e anche con calciatori di serie A interessati alla situa: giriamo tra party, fashion week, tribune (curve no, grazie), club e conosciamo persone, manager del calcio e campioni che ci spiegano come stanno le cose, e scopriamo che è vero, Milano è piccola (anche Torino), ma il rispetto delle persone dovrebbe essere sempre grande.
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Il caos dell’outing nel calcio: sfumature di privacy e silenzi forzati
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Ecco, esiste, nel cuore di queste rivelazioni che agitano il mondo del calcio, una tensione antica e inconfessata, fatta di sussurri e ombre che avvolgono il maschio-gladiatore-calciatore, per lasciarlo nudo. L’ex paparazzo Fabrizio Corona, incarnazione di un voyeurismo implacabile, sembra oggi voler squarciare un sipario tessuto di segreti privati, e scaglia una serie di accuse che mescolano il linguaggio del gossip a quello della denuncia. La sua ambizione? Rompere un silenzio che, secondo lui, cela verità scomode. Eppure, l’ombra dell’outing, l’esposizione forzata dell’intimità al pubblico, aleggia come un invasore indesiderato: e l’eco di tale rivelazione rimane, per molti, una violenza. Avevamo provato a star dietro a Corona all’inizio di questa storia, il noto difensore fuoriclasse, il suo arrivo a Milano, forse al Milano, no!, all’Inter!, eccetera. Mal ce ne colse: mai avremmo dovuto (sì, questo è un pentimento, sì, Corona ha fregato anche noi).
L’outing: semplice rivelazione o violazione profonda?
L’outing, violento nella sua invasione di ciò che dovrebbe rimanere inviolabile, rivela l’orientamento di un individuo contro la sua volontà. Che il fine sia dichiarato come emancipatore (o addirittura lotta politica?) o che si professi altruismo, resta un’irriverenza feroce, che provoca dolore, che devasta una vita. Esistono innumerevoli modi di abbattere le barriere di una società che ancora trattiene la propria disapprovazione, ma il vero progresso non si può ottenere spogliando le persone della propria agency, dei loro confini, dei loro segreti più intimi.
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L’intimità violata, il pregiudizio che persiste
Il campo da gioco, che si presume trasparente, resta un arcaico teatro di segreti e barriere, un’arena dove ogni emozione si sublima in atti fisici e lo spirito sportivo e corretto rimane implicito (vero?). Che alcuni calciatori scelgano la discrezione non dovrebbe stupire, né tantomeno provocare forzature. Celebrare un coming out volontario è un atto di rispetto per l’individuo, mentre insistere sull’outing non fa che perpetuare un’antica oppressione. In tale contesto, l’esempio del calciatore Jakub Jankto emerge come una rara testimonianza di coraggio scelto e non imposto. Tutto ciò che il grande Jankto ha detto e fatto, lo trovate qui. A lui il nostro giornale non risparmia neanche il gossip: ora sembra che Jakub frequenti un nuovo ragazzo. Perché Jankto ha spontaneamente detto di sé, dunque lo trattiamo come qualsiasi persona famosa: indaghiamo e diffondiamo pettegolezzi che lo riguardano. È la celebrità, bellezza.
Fabrizio Corona e la complessa architettura del sensazionalismo
Corona sostiene che una rete occulta, un “sistema” di forze, costringerebbe al silenzio giocatori gay di Serie A, i quali farebbero coming out se non avessero la pressione del sistema addosso (sì, quella pressione pagata profumatamente, sento già il lamento degli attivisti LGBTIAQ+ più agguerriti, ma occorre restare calme!). Tuttavia, nel suo intento di rivelare – ricorderete quando Corona mescolò calciatori gay e scommesse – traspare un interesse personalistico e sensazionalistico che colora ogni dichiarazione. Il suo linguaggio, audace fino alla sfrontatezza, rivela più dettagli dell’uomo (Corona), che della verità malcelata (da Corona), e trasforma il discorso in uno spettacolo morboso, certamente seducente, finanche affascinante, forse, ma anche inquietante: perché qui il concetto di libertà individuale sembra sempre troppo fragile e troppo strumentalizzato, e non solo da Corona, ma anche da chi si accaparra per rastrellare click ed engagement (certo che Gay.it non è da meno).
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Quando il gossip diventa strumento di controllo: le responsabilità gravi del sensazionalismo
Portali di gossip hanno dato eco alle affermazioni di Corona, ma in un raro gesto di discrezione hanno scelto di non divulgare i nomi. Forse, in questa scelta c’è la consapevolezza della natura invasiva dell’orientamento affettivo di una persona. Il barlume di una rara riflessione sull’importanza del rispetto che, anche nel giornalismo guardone morboso che si occupa della vita di celebrità ricche e famose, dovrebbe sempre prevalere quando si tratta di vite personali, in particolar modo su temi tanto delicati.
Ma il calcio quando cambia?
Sono tanti gli atleti LGBTI+ degli altri sport ad aver fatto coming out. Ma il calcio, così bello, maschio e impavido, se la fa sotto alla sola idea di cosa potrebbero dire certi tifosi di certe curve controllate da certe mafie e da certe ‘ndranghete. E allora, se un desiderio di cambiare la percezione della diversità nel calcio vibra nella società italiana (e non solo, giacché non abbiamo notizia di coming out da Bundesliga, Liga, Premier League eccetera), se davvero vogliamo rovesciare il maschio calciatore per ammirare la sua magnifica fragilità, allora dobbiamo rispettare il silenzio volontario e, quando mai accadesse, celebrare la dichiarazione libera. Quando i calciatori gay della serie A (certo che conosciamo i nomi! e sì, ha ragione Corona, ce ne sono, anzi: come potrebbero non essercene?) vorranno fare coming out, lo faranno per propria libera e autodeterminata scelta. Tacciono per timore di perdere soldi e sponsor? Può essere. Ma chi ci dice se a farli tacere non sia invece la violenza persistente della società etero normata che da sempre affligge qualsiasi persona LGBTI+ nata su questo pianeta, in ogni angolo del globo terracqueo? Se spogliamo la rivelazione forzata dell’aura di nobiltà, scopriremo che la verità non ha bisogno di sensazionalismo. Resta ora al calcio, ai club, ai procuratori, ai media e al pubblico trovare un modo per abbracciare ogni verità senza privare alcuno del diritto all’autodeterminazione e alla dignità. Ricordandoci che con questo governo, ormai dichiaratamente repressivo verso i diritti LGBTI+, non è facile per nessuno.
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Se passasse a livello mondiale la teoria di alcuni medici psichiatria psicoanalisti e tutta la gente con una superficiale introspezione psicologica ammettesse a se stesso se si rispecchia nell' 80 % della gente come bisessuale e nel 20% come omosessuale non ci sarebbe più bisogno di outing ma solo coming out in questo o quello.
Non è facendo OUTING che si aiuta la comunità! È solo violazione della propria privacy! Facciamo educazione alla sessualità nelle scuole, facciamo si che il gay non sia solo nelle serie TV ma nella porta accanto alla nostra e diventi un nostro amico! Le rivelazioni sensazionalistiche di chi fa solo fuffa lasciano il tempo che trovano. Aiutiamo le nuove generazioni a crescere in una società inclusiva, non divisiva