Quando l’Outing è strumento di lotta politica contro gli omofobi

È legittimo forzare l'outing di una persona che dichiaratamente lotta contro i diritti LGBTQIA+? Ecco alcuni momenti storici per riflettere.

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outing storia dell'outing
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Da giorni sulla stampa nazionale si è tornato a parlare di outing, grazie ai ‘casi’ di Paola Belloni, compagna di Elly Schlein sbattuta in prima pagina da Diva e Donna, e di Francesco Borgonovo, omosessuale a detta dello scrittore ed editorialista di Libero Massimiliano Parente.

L’outing si differenzia dal coming out, per quanto tanti, troppi giornalisti non l’abbiano ancora capito. Il primo si verifica quando qualcuno dichiara l’omosessualità altrui senza il consenso di quest’ultimo. Il secondo abbraccia invece una rivelazione del diretto interessato. Se il coming out appare ancora oggi fondamentale per abbattere omofobia e discriminazione, l’outing viene da tempo considerato una violenza, un attacco al privato di una persona.

Outing: violenza o atto politico radicale?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30369 del 24 luglio 2012, condannò un giornalista che svelò in un articolo l’orientamento sessuale di una persona senza il consenso della medesima e in “assenza di interesse pubblico della notizia“. Con la sentenza 50659 del 2016, invece, la Cassazione ha sentenziato che la parola omosessuale non è atta a ledere la reputazione di una persona. Il contesto, in sostanza, è tutto.

Eppure l’outing è stato, e per certi versi si può ancora oggi considerare, forma di lotta politica.

Già nel 1982 il giornalista di Harper’s Bazar Taylor Branch definì questa pratica “outage“. Nel 1990 William A. Henry usò “outing” per la prima volta sulla rivista Time in un articolo intitolato “Forcing Gays Out of the Closet” (letteralmente “costringere i gay a uscire dall’armadio”, in riferimento al modo di dire inglese nel quale “venire fuori dall’armadio” indica “rivelare la propria condizione” ndr).

Frustrati dalla lentezza con cui vengono approvate leggi a tutela dei diritti civili degli omosessuali e dall’indifferenza del governo rispetto all’epidemia di Aids,” – scriveva Henry – “sempre più attivisti rivendicano il diritto morale a costringere le persone a dichiarare la propria omosessualità, sia per forzarli ad aiutare il movimento, sia per neutralizzarli quali oppositori. Gli obiettivi principali sono le personalità pubbliche e i leader religiosi che potrebbero avere una vita privata omosessuale, ma che pubblicamente sostengono misure contro i gay”.

Il primo che mise in praticare l’outing a fini mediatici e politici fu l’attivista, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Newyorkese Michelangelo Signorile, figura storica dell’attivismo radicale, negli anni ’80 e ’90 presidente degli ACT UP, fondatore ed editore di OutWeek, rivista attraverso la quale fece diversi outing di personaggi celebri.

Per Signorile svelare l’orientamento sessuale altrui era semplicemente una questione di parità: così come nei media mainstream il gossip svelava amori e relazioni di coppie eterosessuali, OutWeek svelava i rapporti omosessuali. I personaggi che subivano outing erano spesso pubblicamente omofobi o contrari a iniziative sociali per gli omosessuali. Per Signorile l’outing era a tutti gli effetti un atto politico, utile a smascherare l’ipocrisia di determinate figure e dell’opinione pubblica americana, un atto che “non ha nulla a che fare con la privacy bensì con l’omofobia”. Tra i nomi da lui sbattuti in prima pagina, David Geffen, manager dei Guns n Roses, l’editore Malcolm Forbes, l’attore John Travolta (ancora oggi mai confermato), il sottosegretario alla difesa Pete Williams, il comico Andrew Dice Clay, Pete Williams, Chad Allen, Chastity Bono e Richard Chamberlain.

Ma ancor prima di Signorile fu l’affare Eulenburg del 1907-1909 in Germania a suscitare scandalo. I giornalisti di sinistra contrari alle politiche omofobe del Kaiser Guglielmo II denunciarono un certo numero di membri di spicco del suo gabinetto e della sua cerchia ristretta. Il giornalista Maximilian Harden rivelò pubblicamente i rapporti omosessuali tra Philipp, principe di Eulenburg-Hertefeld, ed il generale conte Kuno von Moltke. Si trattò del più grande scandalo interno del Secondo Impero tedesco. Per la prima volta si parlò massicciamente e pubblicamente di omosessualità in Germania. Le accuse di Harden spinsero anche altri giornalisti a seguirne l’esempio, tra cui Adolf Brand, fondatore di Der Eigene.

Successivamente fu vittima di outing anche il più stretto alleato di Adolf Hitler, Ernst Röhm, tra il 1931 e il 1932.

Negli anni ’50, negli USA, scoppiò il Lavender Scare, vera e propria caccia alle streghe nei confronti delle persone omosessuali da parte del governo degli Stati Uniti, che portò a licenziamenti di massa. Anche qui l’outing venne utilizzato pubblicamente per smascherare l’ipocrisia di determinati soggetti, omosessuali nel privato e pubblicamente in prima linea nel discriminare le persone omosessuali. Emersero pubblicazioni scandalistiche come Confidential, specializzate nella rivelazione di informazioni relative a celebrità politiche. Tra le figure politiche prese di mira dalla rivista l’ex sottosegretario di Stato Sumner Welles e Arthur H. Vandenberg Jr.

Dopo le rivolte di Stonewall del 1969, negli anni ’70 l’outing divenne ancora una volta strumento di lotta a tutti gli effetti, spaccando la stessa comunità LGBTQIA+, tra favorevoli e contrari. Nel 1989 l’attivista Michael Petrelis fece outing nei confronti di Mark Hatfield, senatore repubblicano dell’Oregon che aveva sostenuto una legge omofobica.

Durante la prima guerra del Golfo Persico nel 1991, Petrelis fece una conferenza stampa per annunciar l’outing di Pete Williams, all’epoca portavoce del Pentagono impegnato nella guerra contro l’Iraq: “Pete Williams, un omosessuale apertamente chiuso, rimane ipocritamente in silenzio nel suo lavoro di portavoce del Pentagono, mentre il Dipartimento della Difesa continua la sua politica irrazionale di espulsione di migliaia di gay e lesbiche dai servizi armati“. Episodio chiave nella lotta che portò successivamente all’inclusione delle persone LGBTQIA+ nelle forze armate USA.

Nel 2004 l’attivista per i diritti LGBTQIA+ Michael Rogers ha fatto outing ai danni di Edward Schrock, membro del Congresso repubblicano della Virginia. Schrock aveva votato contro il matrimonio egualitario.

Nel 2014, in Francia, fu Florian Philippot, politico di spicco del Front National, consigliere di Marine Le Pen, ad essere immortalato dalla rivista Closer mentre camminava mano nella mano col compagno a Parigi.

In Italia più volte si è agitata la minaccia di outing politici ‘di protesta’, senza mai agire nel concreto.

Da sempre, e il più delle volte, l’outing viene più mestamente utilizzato per danneggiare la reputazione di chicchessia, mentre sul fronte politico l’outing è considerato come appropriato e legittimo, se indirizzato a chi agisce dichiaratamente contro i diritti delle persone LGBTQIA+. Il membro del Congresso degli Stati Uniti Barney Frank disse, nel 2006:

Penso che ci sia un diritto alla privacy. Ma il diritto alla privacy non dovrebbe essere un diritto all’ipocrisia. E le persone che vogliono demonizzare altre persone non dovrebbero essere in grado di farlo“.

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