Nel corso della storia, le donne che amano altre donne sono state spesso trascurate da una società profondamente maschilista, fallocentrica, patriarcale e dominata da valori che pongono al centro di tutto l’eterosessualità e l’essere conformi nelle proprie percezioni al sesso assegnato alla nascita, ovvero essere cisgender.
Essere lesbica ha spesso significato essere rappresentatə più per la sessualità che per i sentimenti, con rapporti amorosi ridotti a oggetti di fantasie erotiche per uomini etero e cisgender.
Recentemente, però, grazie al lavoro delle associazioni, ai Pride, ma anche ai coming out di personaggi pubblici e alla rappresentazione più autentica nei film e nelle serie TV, l’amore lesbico sta cominciando a essere mostrato per quello che è, andando a superare l’immagine stereotipata che vede la persona lesbica come mero oggetto sessuale.
Questo articolo cerca di esplorare, attraverso le risposte alle domande più comuni, la storia, la cultura e tutte quelle domande che una persona, con conoscenza molto basic, ha a riguardo della comunità lesbica. Siamo consapevoli come, ancora oggi, ci sia molta strada da fare per garantire visibilità e riconoscimento alle donne lesbiche nella società. Basti pensare che ancora oggi si pensa che il termine “lesbica” sia un insulto
In questo articolo
- 1 Cosa vuol dire lesbica? Qual è la sua storia ed evoluzione nel tempo?
- 2 Come mai, a differenza dell’omosessualità maschile, non esistono altre parole come insulto alle lesbiche?
- 3 Perché è ancora così importante celebrare la Giornata della Visibilità Lesbica?
- 4 Una persona lesbica può essere anche transgender?
- 5 Lo slang della comunità LGBTQIA+ per riferirsi alle lesbiche
- 6 Esempi di film, serie tv, fumetti e media a tematica lesbica?
Cosa vuol dire lesbica? Qual è la sua storia ed evoluzione nel tempo?
La parola “lesbica” deriva dall’isola greca di Lesbo, dove visse la poetessa Saffo, famosa per le sue poesie sulla bellezza e l’amore tra donne. Questo termine, originariamente legato solo all’isola, ha assunto nel tempo il significato legato all’amore omosessuale femminile. La sua evoluzione linguistica rispecchia i cambiamenti nella percezione sociale del lesbismo.
Nel 1883, nel contesto americano, si inizia a delineare una distinzione più chiara nell’uso dei termini legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale, come illustrato dal caso di Frank Dubois, una persona transgender AFAB, ovvero una persona nata biologicamente donna. Questo episodio mostra come l’identità di genere transgender e l’orientamento affettivo/sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso iniziassero a essere discussi e classificati, anche se in modo ancora confuso e spesso sensazionalistico.
Da allora, il termine “lesbica” è passato da una connotazione medica negativa, legata al cosiddetto “tribadismo” nel 1890, a una parola rivendicata e celebrata nella comunità LGBTQIA+ a partire dagli anni ’70.
Monique Wittig, tra le fondatrici del “Movimento di liberazione delle donne” in Francia (1970) e tra le più autorevoli e influenti esponenti del femminismo radicale e del lesbismo materialista a livello internazionale, negli anni Settanta fece grandi lotte per dare un nuovo significato alla parola “lesbica”. Queste alcune sue parole, estratte dal testo della conferenza alla Modern Language Association di New York che tenne nel 1978:
“Lesbica è una parola che si porta dietro un carico denigratorio troppo pesante da ignorare, e fin tanto che sarà così, io continuerò ad usarla e alla meglio risignificarla”.
Nonostante l’uso del termine “lesbica” sia cresciuto nel tempo, è ancora usato come insulto da alcune persone, dimostrando che la lotta contro la lesbofobia è ancora attuale.
Oggi la parola “lesbica” è usata con orgoglio dal movimento LGBTQIA+: come vedremo più avanti, esiste una giornata della visibilità e dell’orgoglio delle lesbiche, uno slang della comunità e una cultura lesbica ormai ben radicata.
Come mai, a differenza dell’omosessualità maschile, non esistono altre parole come insulto alle lesbiche?
Il legame tra parole e realtà spesso rivela profonde dinamiche culturali. Per quanto riguarda la comunità LGBTIQ+, un ambito particolarmente delicato è quello degli insulti basati sull’identità di genere o orientamento sessuale, noti come hate speech. Questi termini, purtroppo, sono strumenti di stigmatizzazione e discriminazione.
Interessante è notare la differenziazione negli insulti: per le persone gay, il vocabolario è vasto e variegato, mentre per le lesbiche, le parole specifiche sono meno diffuse. Questo può indicare una minore visibilità o riconoscimento sociale delle donne lesbiche, suggerendo una forma di cancellazione o negazione della loro esistenza.
Il documentario “Le lesbiche non esistono” del 2012 di Laura Landi e Giovanna Selis indaga questa “mancanza” come un segnale di invisibilità sociale. Le parole spesso riflettono l’importanza che una società attribuisce a certe persone: l’assenza di termini specifici per insultare le lesbiche potrebbe quindi essere vista come un indicativo di una forma di svalutazione e di esclusione.
In questo documentario, dai racconti di quattro donne lesbiche emerge come gli insulti più comuni non siano specifici ma derivino dall’adattamento negativo del termine “lesbica” stesso. Questo suggerisce che, in una società profondamente maschilista, la donna lesbica è talvolta vista non tanto come minaccia quanto come oggetto di fantasia erotica, riducendo così la gravità percepita delle offese a loro rivolte.
La scarsità di insulti specifici per le lesbiche potrebbe non riflettere una minore gravità dell’omofobia, ma piuttosto una diversa modalità di espressione del pregiudizio, che si manifesta non tanto nell’aggressione verbale quanto nella marginalizzazione e nell’invisibilità. Questo punto di vista suggerisce che, mentre gli uomini omosessuali potrebbero essere attaccati con diversi termini per il loro rifiuto dei ruoli di genere maschili tradizionali, le donne lesbiche possono essere ignorate, se non proprio “oggettificate”, “sessualizzate”, il che rappresenta un altro tipo di sfida.
Perché è ancora così importante celebrare la Giornata della Visibilità Lesbica?

Mentre nell’antica Grecia l’omosessualità maschile era riconosciuta e valorizzata socialmente, esistono poche testimonianze dell’amore tra donne, per lo più limitate alle poesie di Saffo.
La Giornata della Visibilità Lesbica, celebrata il 26 aprile, è stata istituita nel 2008 per contrastare questa storica marginalizzazione. Questo giorno serve a dare rilievo alla parte “L” del movimento LGBTQIA+, spesso trascurata anche nelle celebrazioni dello stesso movimento queer.
Tra le iniziative significative per promuovere la visibilità lesbica figura la creazione del Collegamento Lesbiche Italiane nel 1981. Questo collettivo aveva lo scopo di costruire una rete di supporto e di scambio tra donne lesbiche, incentivando la riflessione politica e sociale attraverso vari mezzi. Tra questi, la pubblicazione di un bollettino, in seguito rinominato “Bollettina”, e la diffusione di opuscoli e saggi che trattano approfonditamente tematiche legate al lesbismo.
La Giornata della Visibilità Lesbica è fondamentale per riconoscere la lotta delle donne lesbiche contro un sistema che le relega a ruoli stereotipati e le subordina agli uomini. Questo giorno ci ricorda l’importanza di sfidare tali strutture, ampliando il riconoscimento e l’accettazione delle diverse identità all’interno della comunità LGBTQIA+.
Una persona lesbica può essere anche transgender?
Sì, una persona lesbica può essere anche transgender.
Comprendere la distinzione tra identità di genere e orientamento sessuale è fondamentale:
- Identità di genere si riferisce alla percezione di una persona di essere uomo, donna, entrambi, nessuno dei due, o altro. Questa percezione può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita. Se corrisponde l’identità di genere è cisgender, se non corrisponde è transgender e/o non binary
- Orientamento sessuale e/o romantico descrive chi si sente attratta una persona, sia in termini romantici che sessuali. Non sempre l’orientamento romantico corrisponde a quello sessuale. Esistono persone aromantiche e asessuali. Essere lesbica, ad esempio, significa tipicamente essere una donna (cisgender o transgender) attratta da altre donne.
Una persona transgender AMAB (assegnata maschio alla nascita) che si identifica come donna e prova attrazione verso altre donne può identificarsi come lesbica. Questo incrocia le definizioni di identità di genere (percepirsi donna) e orientamento sessuale (essere attratta da donne cisgender/transgender), a dimostrazione che l’orientamento sessuale/affettivo e l’identità di genere sono indipendenti, ma possono interagire tra loro.
Lo slang della comunità LGBTQIA+ per riferirsi alle lesbiche
Nella cultura lesbica e in quella dell’intera comunità di persone LGBTQIA+ esistono ulteriori terminologie per riferirsi alle lesbiche, parole che si differenziano tra loro per determinati aspetti, come ad esempio quelli relativi all’espressione di genere, ovvero al modo, all’insieme dei comportamenti, alle apparenze e agli interessi con cui una persona si presenta alla società.
Ecco 3 dei termini, con la relativa spiegazione, che vengono maggiormente utilizzati dalle lesbiche di tutto il mondo.
Butch
Con il termine “butch” (tra gli equivalenti italiani, “camionista” e “cravattona”) ci si riferisce alla lesbica più mascolina di tutte. Lo stile delle lesbiche butch è composto da vestiti tipicamente maschili, spesso larghi così da nascondere eventuali forme. I capelli sono generalmente corti. Il make up è assente nelle lesbiche butch. Inoltre, per definirsi tale, una lesbica butch dovrebbe possedere un corpo massiccio e lineamenti piuttosto “duri”.
Femme
Al contrario delle butch, le lesbiche femme hanno un’espressione di genere tipicamente femminile, in modo il più possibile naturale.
Questo termine, insieme a butch, si è diffuso nelle comunità lesbiche americane già a partire dagli anni ‘40 e ‘50, quando le donne si unirono alla forza-lavoro: una dicotomia butch-femme che ha reso le lesbiche visibili per la prima volta.
La concezione queer postmoderna di femme è quella di una persona che si identifica come lesbica o bisessuale e che non sempre si veste o si comporta in modo “tradizionalmente femminile” (che significa un’estetica femminile, come truccarsi, tacchi e numerosi accessori), ma che esprime l’identità femme attraverso comportamenti, interazioni e opinioni politiche associati al genere femminile.
Tomboy
Le lesbiche tomboy sono le ragazze, di giovane età, che, in italiano, potremmo definire “maschiaccio”, ma meno rispetto alle butch: le tomboy continuano, infatti, a mantenere alcune caratteristiche tipicamente femminili come il make up (diverse tomboy utilizzano il rossetto e la matita sotto gli occhi). L’abbigliamento è caratterizzato da abiti casual tipicamente maschili, oltre generalmente a piercing e tatuaggi sul corpo. I capelli vengono portati sia lunghi che corti. Il fisico, a differenza delle lesbiche butch, può essere snello e androgino.
Il termine “tomboy” si usava già negli anni Novanta, ma ha avuto il suo exploit dopo la pubblicazione del film francese omonimo, un film LGBTQIA+ del 2011 di Céline Sciamma che segue le vicende di Laure, giovane gender non conforming che sperimenta l’espressione di genere maschile in società, adottando, oltre che lo stile, anche il nome maschile Michael.
Esempi di film, serie tv, fumetti e media a tematica lesbica?

Ecco alcuni esempi significativi di film a tematica lesbica:
Film
- “Io e Lei“ (2015) – Regia di Maria Sole Tognazzi. Federica e Marina sono una coppia che vive a Roma. Federica, precedentemente sposata con un uomo, lotta con la sua percezione pubblica come donna lesbica. Marina è più a suo agio con il suo orientamento romantico/sessuale. Il film rappresenta le dinamiche della loro relazione, affrontando temi come il coming out, l’amore e le sfide che una coppia lesbica affronta nella vita quotidiana.
- “Carol“ (2015) – Regia di Todd Haynes. Ambientato negli anni ’50 a New York, il film racconta la storia d’amore tra Carol Aird, una donna in procinto di divorziare, e Therese Belivet, una giovane commessa e fotografa aspirante. Mentre Carol affronta una battaglia legale per la custodia di sua figlia, la loro relazione diventa il centro di un viaggio emotivo e sociale che esplora le restrizioni sociali e personali dell’epoca.
- “Ritratto della giovane in fiamme“ (2019) – Regia di Céline Sciamma. Un film francese che racconta la storia d’amore tra un’artista e la sua musa nel XVIII secolo, celebrato per la sua estetica e profondità emotiva.
- “La diseducazione di Cameron Post“ (2018) – Regia di Desiree Akhavan
Basato sull’omonimo romanzo, esplora la vita di una giovane ragazza inviata a un centro di conversione dopo essere stata sorpresa con un’altra ragazza. - “Non ti presento i miei“ (2020) – Regia di Clea DuVall
Una commedia romantica su una donna che cerca di fare coming out con la sua fidanzata durante le vacanze natalizie familiari. - “Fire Island“ (2022) – Regia di Andrew Ahn
Un film che celebra la cultura queer attraverso la storia di una giovane donna che si trasferisce su Fire Island per scoprire se stessa e il suo orientamento. - “La Vita di Adele“ (2013) – Regia di Abdellatif Kechiche. NB: questo film è stato particolarmente criticato, soprattutto per le scene di sesso giudicate piuttosto maschio-centricheQuesto film, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, segue la vita di Adele, una giovane studentessa che scopre il suo orientamento romantico/sessuale dopo un incontro con Emma, un’artista dai capelli blu. La pellicola esplora profondamente i loro anni di relazione, il processo di crescita personale di Adele e le complessità dell’amore e del desiderio.
- Altri film da tenere in considerazione: Ammonite (2020 – Francis Lee); Viola di Mare (2009 – Donatella Maiorca); Imagine Me & You (2006 – Ol Parker); Jenny’s Wedding (Mary Agnes Donoghue – 2015); Gonne al Bivio (Jamie Babbit – 2009).
Serie TV
- “The L Word: Generation Q“ (2019–presente) – Creato da Ilene Chaiken
Un sequel della celebre serie “The L Word”, continua a esplorare le vite, le relazioni e le sfide di un gruppo di donne lesbiche e bisessuali a Los Angeles. - “Gentleman Jack“ (2019–presente) – Regia di Diana Rigg e Golda Rosheuvel
Basata sulla vita di Anne Lister, una donna inglese del XIX secolo nota per le sue relazioni con altre donne e il suo spirito indipendente. - “Euphoria“ (2019–presente) – Creato da Sam Levinson
Questa serie affronta vari temi LGBTQ+, inclusa la storia di Jules Vaughn, una ragazza transgender che esplora la sua identità e relazioni. - “And Just Like That…” (2021–presente) – Creato da Darren Star
Il sequel di “Sex and the City” introduce nuovi personaggi LGBTQ+ e continua a esplorare le relazioni amorose e le dinamiche di genere. - Lip Service (2010-2012) – Creato da Harriet Braun
Fumetti
- “Fun Home“ (2006) – Autore Alison Bechdel
Una graphic novel autobiografica che esplora la scoperta dell’orientamento sessuale dell’autrice e il suo rapporto con il padre. - “Sunstone“ (2011–presente) – Creato da Stjepan Šejić
Una serie di graphic novel che racconta la storia d’amore tra due donne nel contesto del BDSM, celebrata per la sua rappresentazione positiva e realistica. - “Lumberjanes“ (2014–presente) – Creato da Noelle Stevenson, Grace Ellis, e Shannon Watters
Questa serie di fumetti segue un gruppo di ragazze in un campo estivo pieno di avventure soprannaturali. - “Batwoman“ (2016–presente) – Scrittore Greg Rucka, disegni di JH Williams III
Introduce Kate Kane come Batwoman, una supereroina queer che affronta sfide personali e professionali mentre combatte il crimine.
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