La gabbia delle checche di Macron: il Re è nudo

Dall'Eliseo smentiscono le frasi sessiste, omofobe e razziste denunciate da Le Monde.

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Macron gabbia checche
Polemiche per le frasi di Macron denunciate da "Le Monde", ma l'Eliseo smentische.
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Nella penombra dorata e decadente dell’Eliseo, dove i passi echeggiano su parquet antichi e le decisioni si stratificano come polvere su libri mai letti, un’ombra più oscura del solito si allunga sul presidente Emmanuel Macron, ormai Re nudo davanti al disfacimento delle sue strategie da equilibrista. Le Monde ha squarciato il velo su presunte frasi razziste, omofobe e sessiste che il presidente avrebbe pronunciato con la leggerezza di chi danza sull’orlo di un precipizio. L’Eliseo, come un attore consumato, smentisce e recita indignazione, ma la scena ormai è stata rubata dall’eco delle parole. Sapremo mai come sono andate davvero le cose? Ma poi, di fatto, cos’è successo?

La gabbia delle checche

Gabriel Attal
Gabriel Attal durante una conferenza stampa, Foto Social

Il problema dei pronto soccorso è che sono pieni di Mamadou“, avrebbe detto Macron nel 2023, indicando, pare, medici di pelle nera come il male sottile che affligge la sanità francese. Non pago di simili voli pindarici, avrebbe definito i francesi di origine magrebina con il termine spregiativo “rabzous” durante un’intervista del 2019. Quanto agli omosessuali, li avrebbe sobriamente ribattezzati “petits pédés” e “Grande Tarlouzes – termini che, nella loro brutalità, sembrano echeggiare da un tempo in cui la satira era arma di potere e ricatto (certe corti alla Lady Oscar, per intenderci) e non specchio satirico deformante.

Ma non finisce qui: il cuore dell’Eliseo avrebbe ospitato un’altra ironia di dubbio gusto. Durante il breve regno di Gabriel Attal, primo ministro apertamente gay, Matignon (che è il “Palazzo Chigi” di Francia) sarebbe stato soprannominato “La cage aux folles“, un’allusione letteraria che sfuma nell’insulto, come una mano guantata che scivola in un colpo basso.

La cage aux folles” è un riferimento letterario e culturale significativo. Il titolo originale francese appartiene a una celebre commedia teatrale del 1973 scritta da Jean Poiret, che fu poi adattata in un film diretto da Édouard Molinaro nel 1978 (noto in Italia come Il vizietto).

In termini di pura traduzione, potremmo spaziare e tradurre in italiano la locuzione “La cage aux folles” in vari modi: “La gabbia dei pazzi“, ma visto il contesto direi “La gabbia delle matte“, oppure “La gabbia delle follie“, ma soprattutto (inutile negarlo) “La gabbia delle checche“. Non sfugga ai più distratti come, fin da quando Macron decise di sciogliere il Parlamento e portare la Francia a nuove elezioni, il suo pupillo Gabriel Attal si era già ampiamente smarcato dal suo mentore all’Eliseo.

La sinistra di Melanchon non perdona

La sinistra, coro di Cassandre che Macron sembra voler ignorare, ha alzato la voce. Manuel Bompard, di La France Insoumise (nuovo e ormai celebre partito della sinistra populista di Melanchon, che spesso trova sponda con l’estrema destra populista di Le Pen), grida al cielo che queste parole sono “un insulto alla Repubblica“, mentre Mathilde Panot definisce l’accaduto “indegno“. Marine Tondelier, intellettuale verde con penna affilata, si chiede cosa ci riserverà il domani: oggi razzismo, ieri omofobia, e poi? Le Monde non si lascia intimidire dalle smentite muscolari dell’Eliseo, e conferma con liberale freddezza la veridicità delle sue fonti. Ma l’Eliseo nega con vigore. Qualcuno tuttavia, visto il gran bazar dell’omofobia, ha voluto ricordare quando la Première dame di Francia, Brigitte Macron, si era messa in posa per una foto con un omofobo.

Il precedente stigma gay su Attal via Bardella

Gabriel Attal a sinistra - a destra Jordan Bardella - screenshot da uno dei video virali su TikTok della saga d'amore di fantasia #bardellattal
Gabriel Attal e Jordan Bardella

Come non ricordare il precedente caso al limite della calunnia, omosessualità usata come clava di propaganda? E cosa succede quando la politica diventa fanfiction? Ricorderete la saga #BardellAttal. Jordan Bardella, 28 anni, leader dell’estrema destra francese, e Gabriel Attal, 34 anni, primo ministro liberale e apertamente gay, erano stati protagonisti di una love story immaginaria, creata dai tiktokker durante le elezioni legislative francesi del 2024. Giovani, attraenti, ideologicamente opposti: una combinazione irresistibile per chi ama sognare l’impossibile. Su TikTok, video montaggi ironici raccontarono flirt mai avvenuti, con sguardi ammiccanti, sms inventati e colonne sonore romantiche. Ma dietro la leggerezza, aleggia una domanda pungente: è solo satira o un modo subdolo per normalizzare il volto dell’estrema destra? Secondo alcuni esperti, questa narrazione era atta a smussare l’immagine di Bardella, minimizzando il pericolo della sua ideologia pericolosamente a destra. Certo che in molti hanno visto persino la manina russa (o cinese, insomma ci siamo capiti), sapendo bene quanto Putin sia vicino a Marine Le Pen e al suo Rassemblement National.

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Il precedente bacio gay artificiale di Macron

Macron Gay bacia un uomo IMMAGINE FAKE
Macron Gay bacia un uomo IMMAGINE FAKE

E la storia del bacio mai dato? Un bacio rubato, mai accaduto. Deepfake e immagini manipolate colpirono Emmanuel Macron, bersaglio di una campagna orchestrata dall’ultra destra internazionale, con radici nella propaganda russa. Un video falso lo mostrava baciare un uomo su una barca, un’arma digitale che mirava a seminare caos e omobitransfobia, pura zizzania nei campi già frastagliati e divisi delle democrazie occidentali. Idem per le Olimpiadi di Parigi (certamente le più egualitarie di sempre in termini LGBTIAQ+ ), per nulla risparmiate: minacce, fake news e attacchi a personalità LGBTQIA+ furono parte di una strategia globale che, sfruttando l’intelligenza artificiale, trasformava la disinformazione in spettacolo. “Fancul* l’estrema destra” aveva tuonato la sindaca Hidalgo. Detto questo, Macron può baciare chi vuole, ci eravamo affrettati a scrivere. E ora emergono queste dichiarazioni del Presidente che ci fanno chiedere: sono spifferate gettate al vento per dare un’immagine fieramente di destra del Presidente? Macron sta vezzeggiando l’elettorato di destra per farsi sentire uno di loro? Nasce così l’epiteto della casa delle checche? Che gran casino, piuttosto disgustoso (per tacer del solito fascio-idiota italiano che disse di Macron “Femmineo con pruriti muscolari” leggi qui >)

 

Francia in bilico davanti alla ghigliottina

L'articolo di Le Monde che titola "Macron, una certa idea di potere"
L’articolo di Le Monde che titola “Macron, una certa idea di potere”

A peggiorare il clima per Macron, ecco la sua visita a Mayotte – l’isola d’oltremare spazzata dal ciclone Chido, ancora oggi terra di Francia. Visita che si è trasformata in un disastro di relazioni pubbliche. “È una fortuna che siate in Francia. Se non lo foste, sareste 10 mila volte più nella merda!“, ha dichiarato il presidentissimo. Un’esclamazione che suona come un tuono fuori luogo mentre gli abitanti, piegati dalla tragedia, attendono acqua e cibo da sei giorni. I video della scena, circolati sui social, dipingono un presidente stanco e incapace di empatizzare, mentre i cori di “Macron dimissioni” risuonano come tamburi di guerra. E la Francia osserva. Da una parte, un presidente che scivola tra arroganza e indifferenza; dall’altra, un paese che si chiede quanto ancora possa sopportare questa bandiera che si piega inseguendo ogni alito di vento. La figura di Macron, un tempo percepita come quella di un leader illuminato, vacilla ormai sotto il peso delle sue stesse parole – vere o presunte che siano. E mentre l’Eliseo si chiude in un silenzio di comodo e vagamente codardo, il popolo francese attende con la pazienza di chi ha visto già troppo, ma non abbastanza per distogliere lo sguardo. In attesa della prossima ghigliottina. In senso figurato, ça va sans dire.

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