La settimana appena trascorsa è un mosaico di contraddizioni. Si alternano coraggio e paura, avanzamenti e retrocessioni, squarci di luce e abissi di un odio che pare non conoscere fine. È una settimana che disegna una mappa viva e sanguinante della condizione LGBTIAQ+ oggi, in Italia e nel mondo. Un paesaggio instabile, frastagliato di crepe e baratri, ma anche di mani tese e di volti che non smettono di guardare avanti.

L’omofobia quotidiana: la violenza come abitudine
Roma, la città nascosta dietro il suo mito eterno, teatro di una violenza che si infiltra tra i muri dei condomini, come muffa corrosiva. Una coppia gay trova nella cassetta della posta un messaggio d’odio, scritto con l’acido: si tratta dei vicini, gli stessi che vomitano insulti davanti ai propri figli. L’odio brucia, e lo fa letteralmente sulla pelle di Marco e Andrea.
A chilometri di distanza, a Teverola, la bocca di un consigliere comunale si apre per vomitare insulti omofobi durante una seduta ufficiale. Non è un lapsus, è l’abitudine. E mentre questi episodi si moltiplicano come cancri, anche chi dovrebbe rappresentare l’orgoglio, come Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, è costretto a confrontarsi con insulti che scavano, incessanti, nel suo ruolo di sindaco apertamente gay. È una routine di fango e veleno, che ci ricorda quanto ancora ci sia da fare.
Piccoli fuochi di speranza: il Molise e le scuole che osano
Eppure, nel cuore di questa tempesta, spuntano fiammelle che non si spengono. Proprio a Roma la giunta Gualtieri ha dato il via a un bando per l’educazione affettiva nelle scuole medie: non son mancate le proteste dell’estrema destra italiana.
In Molise, un provvedimento contro l’omofobia riesce a emergere, solitario ma potente, da una terra che in molti pensano periferica e che invece ha visto destra e sinistra lavorare insieme per una buona pratica di convivenza civile. O come le 400 scuole italiane che scelgono di adottare la “carriera alias”, concedendo all* student* trans e/o gender non conforming la possibilità di usare il proprio vero nome. È una diffusa rivoluzione che arriva dalle giovani generazioni e profuma di futuro, ma è anche fragile: senza una cornice nazionale, questi gesti rischiano di restare isole sperdute di un oceano in tempesta.

L’ombra transfobica di Marina Terragni
Marina Terragni è il nuovo volto del naufragio istituzionale: nominata garante per l’infanzia e l’adolescenza da La Russa e Fontana su chiara indicazione del Governo Meloni. Terragni, giornalista senza alcuna competenza in materia, reazionaria e radfem, si presenta come la guardiana che nega l’esistenza stessa dei bambini che dovrebbe tutelare. “I bambini trans non esistono“, ripete. Non è una gaffe, non è un maldestro tentativo di spendere un nome altisonante: è un manifesto. Un attacco frontale alla diversità, una guerra scatenata contro il superamento degli stereotipi di genere e in definitiva contro molt* bambin* italian* che tornano ad essere istituzionalmente rifiutati dal sistema.

Il tradimento delle grandi aziende: inclusione a perdere
Negli Stati Uniti, giganti come Meta e Amazon smantellano i loro programmi di Diversità, Equità e Inclusione (DEI): i diritti valgono meno dei profitti. Zuckerberg parla di “energia maschia” per la leadership, mentre Amazon cancella persino la sezione LGBTQ+ dal proprio sito: per riscrivere la realtà. In questo scenario desolante, Apple si distingue mantenendo i suoi programmi, rara eccezione che, però, non riesce a nascondere il senso di smarrimento davanti all’avanzata dei plutocrati in vista dell’insediamento di Donald Trump. È la fine delle illusioni inclusiviste calate dall’alto, una chiamata alla disobbedienza e alla rinuncia, davanti al tecnofascismo che avanza. Mentre i nostri carnefici agiscono senza tregua: in USA la Camera ha approvato l’esclusione dagli sport femminile delle atlete trans a scuola.

Addio a due geni: Lynch e Toscani
Questa settimana ci priva anche di due giganti: David Lynch e Oliviero Toscani. Il primo, con il suo cinema visionario, denso di cult queer, ha insegnato che l’identità può essere un enigma affascinante e rivoluzionario. Il secondo, con le sue immagini, ha trasformato le ferite in estetica, le controversie in arte.


