“Si dice che tutte le cose belle debbano finire, ma non sono d’accordo. Mentre il mio capitolo volge al termine, la storia di LOEWE continuerà per molti anni a venire e io la guarderò con orgoglio“, con queste parole lo stilista nordirlandese Jonathan Anderson ha preso congedo, dopo 11 anni, dalla direzione creativa del marchio spagnolo LOEWE.
Più di un decennio di creatività portata al massimo della sua espressione, in quel territorio misterioso e impossibile spesso difficile da mettere a fuoco nei lavori dei grandi creativi dei commerci contemporanei, Anderson ci ha portat* là dove la conoscenza minuziosa della tecnica incontra un ricchissimo mondo interior,e che brulica e chiede di essere svelato fino alla superficie.
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Come dichiarato dallo stesso JW Anderson, dal 2013 gli è stato dato modo di “scrivere un capitolo di una storia che ha ormai 179 anni“. La casa di moda LOEWE, infatti, è stata fondata nel 1846 da Enrique Loewe e un gruppo di pellettieri; per più di un secolo il focus della maison iberica è stato il mondo della pelletteria di lusso. Fino ad essere nominati fornitori ufficiali della Casa Reale spagnola e tra i clienti i grandi artisti e le star del cinema del ‘900.
Dagli anni ’70 del secolo scorso tutto cambia, si aggiungono le collezioni donna (tra i designer anche un giovane Giorgio Armani e Laura Biagiotti) fino ad arrivare all’acquisizione da parte del gruppo del lusso francese LVMH nel 1996.

Jonathan Anderson non ha mai tradito il DNA della Maison: se prendiamo come unità di misura l’algoritmo di Google, tra i primi risultati sul motore di ricerca compaiono esclusivamente borse e varia pelletteria firmata LOEWE, ma basterebbe anche solo leggere i dati di vendita del marchio. Il designer ha fatto degli accessori col noto logo a volute, gli oggetti più desiderati del mondo del lusso. Bizzarre, strambe, con forme vegetali, animali o semplicemente varie forme geometriche che si fondono, le borse LOEWE, alla luce anche dell’impeccabile lavoro artigianale, sono ancora – dopo quasi 180 anni – il punto di riferimento del marchio.
Jonathan, enfant prodige della moda (ricordiamo che a portarlo sotto i riflettori, neanche 30enne, fu la geniale Donatella Versace, che gli affidò la direzione del marchio Versus; cosa fatta anche con Anthony Vaccarello prima di approdare da Saint Laurent), è entrato a gamba tesa nelle grandi aziende del lusso, frantumando la quinta di questo mondo tutto fatturato e numeri e imponendo una sua visione queer e fantasiosa. Un bric-à-brac di ricordi, animali, insetti, fiori, oggetti fiabeschi e presenze misteriose… quasi come in un racconto di Anna Maria Ortese.

Negli 11 anni di direzione creativa di LOEWE e con il suo marchio personale JW Anderson, il designer ha fatto della cultura gay e della queerness uno dei suoi tratti distintivi: la collaborazione con Tom of Finland; i portachiavi (diventati immediatamente oggetti del desiderio) e borse a forma di fallo; il progetto con la fondazione LGBTQIA+ di Jonathan Bailey “The Shameless Fund”; la liaison professionale con Luca Guadagnino come costumista sul set di Challengers e Queer (in uscita questo aprile); il più virile e macho James Bond (Daniel Craig, protagonista proprio di Queer) reso finalmente un uomo risolto nell’ultima campagna pubblicitaria di LOEWE; il lavoro sul corpo maschile a partire dalla prima collezione uomo (fall 2020) della maison spagnola con un’immagine di maschio a cui piace giocare col guardaroba femminile, quasi come un bambino che si chiude nella stanza della madre con tutti i suoi abiti e tutti i suoi trucchi.


Voci insistenti vogliono Jonathan Anderson nuovo direttore creativo di Dior, al posto di Maria Grazia Chiuri. Chiacchiere… noi intanto vogliamo celebrare il lavoro creativo del designer nordirlandese con una carrellata di meraviglie, in attesa del suo prossimo passo.
Tra LOEWE e JW Anderson, anni di pura creatività














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