La destra attacca, ma un preside eroe difende i bagni neutri in una scuola a Pontedera

"Ho solo applicato la Costituzione che vieta ogni discriminazione e il Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto istruzione, università e ricerca 2019/21 che prevede bagni per i lavoratori transgender"

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Battaglia ideologica della destra contro l'inesistente teoria gender: a Pontedera un preside si vede costretto a difendere la scelta di istituire bagni neutri.
Battaglia ideologica della destra contro l'inesistente teoria gender: a Pontedera un preside si vede costretto a difendere la scelta di istituire bagni neutri.
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Tre bagni destinati agli studenti, indipendentemente dal loro genere. E’ questa la decisione di Pier Luigi Robino, preside di una scuola di Pontedera – l’Itis “Marconi” – che tanto sta facendo indignare la destra italiana. Una decisione che, spiega il dirigente scolastico al Fatto Quotidiano online, non solo rappresenta la mera applicazione della Costituzione ma, soprattutto, “E’ una questione di inclusione”

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Bagni neutri in una scuola di Pontedera contro ogni discriminazione

La decisione di adottare bagni neutri nella sua scuola in provincia di Pisa, come ammesso dallo stesso preside Robino, è giunta senza consultare alcun organo collegiale. Né gli studenti ne avrebbero avanzato richiesta. Una questione di inclusione, appunto, oltre al desiderio di dare piena applicazione al sacrosanto Articolo 3 sancito dalla nostra Costituzione, ma che sempre più rischia di venire oscurato da politiche repressive.

“Ho solo applicato la Costituzione che vieta ogni discriminazione e il Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto istruzione, università e ricerca 2019/21 che prevede bagni per i lavoratori transgender”, spiega il dirigente. L’iniziativa intrapresa volontariamente da Robino, volutamente adottata per evitare discriminazioni a scuola, neanche a dirlo ha sollevato un polverone, ma il preside precisa: “Non abbiamo tolto nulla a nessuno. Solo il dieci per cento delle toilette presenti nella scuola è stato interessato dalla modifica”.

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La reazione scomposta della destra

Non è bastato citare la Costituzione e ribadire come tale scelta non abbia, di fatto, stravolto l’impianto della scuola. L’adozione di bagni neutri ha inevitabilmente sollevato un polverone da parte del centrodestra cittadino, che ha colto l’occasione per tirare in ballo la fantomatica teoria gender. Tra i primi a criticare aspramente la decisione del preside di Pontedera è stato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Gian Paolo Quercetani, che sul quotidiano La Nazione ha definito l’accaduto come “l’ennesimo attacco della sinistra alla natura della persona”.

“Il gender a scuola entra anche dalla finestra del bagno… che diventa neutro. Anzi, si estende proprio nell’area dell’istituto dedicata ai servizi, che l’ideologia gender vuole sempre più in linea con la deontologia fluid”, ha proseguito.

Ed accusa il preside di essere complice di una iniziativa illegale, citando il decreto ministeriale 391 del 18 dicembre 1974 sull’edilizia scolastica che stabilisce che i servizi igienici “devono essere separati per sesso”

La presenza di bagni neutri a scuola, per l’europarlamentare Susanna Ceccardi, rappresenterebbe addirittura una “forzatura ideologica”, chiedendo persino di tirare il freno a mano sulle “sperimentazioni gender sulla pelle dei nostri giovani”

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Ancora più duro l’intervento dell’onorevole della Lega, Rossano Sasso, autore della repressiva Risoluzione Sasso, che ha tenuto a ricordare quanto già proposto dallo stesso istituto scolastico un anno fa. Ancor prima dei bagni neutri, fu avviata la carriera alias, che consente agli studenti di sostituire il nome anagrafico con quello di elezione all’interno del registro elettronico. “Una propaganda in puro stile ideologia gender” – tuona l’onorevole leghista – “in base alla quale si deve alimentare confusione sessuale negli adolescenti, negazione delle identità e cancellazione delle differenze tra uomo e donna”.

Il preside difende la scelta con il CCNL alla mano

Nonostante le polemiche sollevate dalla destra, il preside di Pontedera non intende gettare ulteriore benzina sul fuoco. A tal fine si è limitato a citare, CCNL alla mano, quanto previsto dal documento firmato dal ministero dell’Istruzione che lo stesso Pier Luigi Robino ha attuato:

“Al fine di tutelare il benessere psicofisico di lavoratori transgender, di creare un ambiente di lavoro inclusivo, ispirato al valore fondante della pari dignità umana delle persone, eliminando situazioni di disagio per coloro che intendono modificare nome e identità nell’espressione della propria autodeterminazione di genere, le amministrazioni riconoscono un’identità alias al dipendente che ha intrapreso il percorso di transizione di genere di cui alla Legge 164/1982 e ne faccia richiesta tramite la sottoscrizione di un accordo di riservatezza confidenziale. Modalità di accesso e tempi di richiesta e attivazione dell’alias saranno specificate in apposita regolamentazione interna, la carriera alias resterà inscindibilmente associata e gestita in contemporanea alla carriera reale”.

L’Italia delle disuguaglianze di genere: la diversità fa ancora paura

⁠L’Italia continua a essere segnata da profonde disuguaglianze di genere in ambito lavorativo, familiare, scolastico e nell’accesso ai ruoli di potere. È quanto emerge da un’indagine condotta da Ipsos nel 2023 che evidenzia come il 9% delle persone si definisca LGBTQIA+. Nel dettaglio: il 2% omosessuale, il 3% bisessuale, l’1% pansessuale/omnisessuale, l’1% asessuale.

linguaggio inclusivo e identità di genere

Dati, questi, in linea con le percentuali internazionali e che evidenziano come tali minoranze esistano – e sono sempre esistite, senza la necessità di scomodare la storia e la letteratura -, giustificando quindi il loro pieno diritto di cittadinanza, sancito non solo dall’Articolo 3 della Costituzione ma anche dal buon senso (o almeno così dovrebbe essere).

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