Mentre la Consulta fa sapere che i figli di due madri avranno diritto ad essere riconosciuti fin dalla nascita, diversa resta la situazione per le coppie di padri. Ma in questi giorni Pesaro ha fatto da cornice a un evento giuridico a cui prestare attenzione: una coppia gay pesarese ha ottenuto il permesso di adottare il loro secondo figlio, concepito tramite gestazione per altri (GPA). Decisione che segna un passo significativo e sottintende una volontà giuridica di respingere l’approccio ideologico all’italiana, soprattutto dopo l’approvazione della criminalizzazione universale della GPA anche se svolta all’estero, voluta dal Giorgia Meloni e dalla destra italiana lo scorso 16 ottobre scorso.

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La storia di due papà di Pesaro: la prima storica sentenza nelle Marche
I due papà, entrambi liberi professionisti, già due anni fa avevano affrontato il lungo percorso per diventare genitori, raccontato dal Corriere Adriatico. Entrambi avevano realizzato il sogno di diventare genitori grazie alla gestazione per altri. La coppia – all’epoca di 30 e 40 anni – si era recata a San Diego, negli Stati Uniti, dove la pratica della GPA è perfettamente legale e regolamentata da norme statali rigorose. Affidatisi a un’agenzia specializzata, i due uomini avevano intrapreso un percorso ben definito: dopo la donazione del seme, avevano selezionato una donatrice di ovuli da una banca dati e successivamente conosciuto la donna che avrebbe portato avanti la gravidanza.
Negli Stati Uniti, la legge impone criteri stringenti per le gestatrici, tra cui l’indipendenza economica, proprio per prevenire ogni possibile forma di sfruttamento. Dopo nove mesi, i due papà sono tornati negli USA per accogliere il loro bambino, registrato ufficialmente come cittadino americano con un certificato di nascita che riporta entrambi i genitori e un doppio cognome. È stato l’inizio di una nuova vita, ma anche del lungo percorso legale necessario per vedere riconosciuta in Italia la loro genitorialità condivisa.
In Italia, l’obiettivo della coppia era ottenere il riconoscimento della bigenitorialità, ma le trascrizioni con doppia paternità sono state spesso contestate dai tribunali. Solo il padre biologico è stato inizialmente riconosciuto come genitore legale. L’unica via percorribile è stata quindi l’adozione da parte del secondo papà, come previsto dalla giurisprudenza della Cassazione. Dopo un’accurata valutazione da parte dei servizi sociali e il parere favorevole del PM, nell’agosto 2023 il tribunale dei minori ha riconosciuto ufficialmente la doppia paternità: una vittoria legale e simbolica per il diritto delle famiglie omogenitoriali, nonché la prima storica sentenza nelle Marche.
L’arrivo del secondo figlio grazie alla GPA
Negli ultimi due anni, anche il secondo papà ha scelto di intraprendere il percorso della GPA, seguendo lo stesso iter affrontato in precedenza. Il nuovo bambino è stato accolto in Italia e cresciuto serenamente insieme al fratello maggiore, circondato dall’amore di entrambi i genitori. La coppia, con il supporto legale dell’avvocata Claudia Fabiani, ha avviato nuovamente le pratiche per l’adozione. Questa volta, però, l’iter si è presentato più complesso, a causa del mutato contesto normativo che pone nuovi ostacoli alle famiglie formate da coppie di papà e dall’utilizzo della tecnica procreativa GPA.
L’ok del tribunale: nuova sentenza storica nella Marche

Nonostante dallo scorso ottobre, la GPA è stata ufficialmente classificata come reato universale in Italia, estendendo la punibilità anche a chi vi ricorre all’estero, in Paesi dove la pratica è legale e regolamentata, i giudici hanno autorizzato l’adozione anche del secondo figlio della coppia gay pesarese. Il motivo? Il bambino è nato prima dell’entrata in vigore della legge, motivo per cui non si applica alcuna retroattività.
Nel concedere l’adozione, il tribunale ha richiamato una recente sentenza della Cassazione, sottolineando l’importanza di garantire al minore la piena tutela affettiva e giuridica. Il bambino è “una parte debole che potrebbe risultare fortemente danneggiata pur senza responsabilità”, hanno scritto i giudici. Negare il riconoscimento solo per via della tecnica procreativa utilizzata dai genitori e vietata dal nostro ordinamento significherebbe perpetuare una discriminazione, in violazione del principio di uguaglianza. La decisione è stata dunque ispirata – come affermato nella motivazione – da “una interpretazione che deve essere improntata a un senso di umanità”.
Nel frattempo, mentre le sfide legali e sociali persistono, questa sentenza apre la strada per una maggiore inclusione e rispetto dei diversi modelli familiari, assicurando che ogni bambino possa crescere in un ambiente amorevole e protetto, indipendentemente dall’origine della sua nascita. I due fratelli, intanto, crescono sereni, ignari delle aule giudiziarie, tra giochi, affetto e la quotidianità di una famiglia che li ama.
