È davvero tutto pronto per il Milano Pride di sabato 28 giugno, con appuntamento in via Vittor Pisani alle ore 15:00, dove oltre 50 carri sfileranno insieme a centinaia di migliaia di persone fino all’Arco della Pace. In testa il Trenino delle Famiglie Arcobaleno. Sul palco Daniele Gattano, Edoardo Zedda e Marta Zoboli, oltre ad artisti come Ambra Angiolini, BigMama, Sarah Toscano, Sarafine, Alex Wyse, Michele Bravi, Italy Bares, Orietta Berti, Mida, Romina Falconi, Levante, Mille, Alexia, SENZA CRI, Antonia e Remon Karam.
59 gli sponsor presenti, tra gold, silver, ambassador, supporter, friends e sponsor tecnici, eppure a 72 ore dal via nessuna polemica social ha preso vita, rispetto a quanto accaduto al Roma Pride, storicamente organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Come dimenticare le furenti polemiche capitoline alimentate da Guglielmo Scilla, Cathy La Torre e Pietro Turano, in qualità di vicepresidente di Arcigay Roma, che hanno puntato il dito contro alcuni sponsor definiti “vicini” a Israele e per questo “inopportuni”, dinanzi alla strage di civili in corso a Gaza per mano di Benjamin Netanyahu? Nel mirino era finita anche Rose Villain, definita “madrina pop cisgender”.
Alessia Crocini e il doppiopesismo sui Pride di Roma e Milano

Eppure al Milano Pride organizzato da Arcigay ci saranno il triplo degli sponsor, compresi quelli tanto contestati a Roma (sul cui manifesto politico c’era comunque una netta presa di posizione al fianco della popolazione di Gaza) che ieri abbiamo potuto vedere con i nostri occhi all’interno della Pride Square, e sul palco canteranno una quindicina di artisti. Ma ad oggi nessuno ha espresso indignazione pubblica. Come mai?
A domandarselo anche Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno che questa mattina su Instagram ha osservato:
“A due giorni dal Pride di Milano – che ha gli STESSI e contestati sponsor di Roma – il silenzio e la mancanza di polemiche ci fa pensare che la questione più che spinosa fosse capziosa, strumentale e che dietro ci fosse anche altro. Questa situazione è pero preziosa perché ci aiuta a capire in modo plastico come funzionano i social, e come chi ha più potere e visibilità possa spostare l’opinione pubblica e il sentiment utilizzando tre/quattro account con molto seguito, il momento giusto, non prima non dopo, cavalcando poi l’indignazione social su un tema fondamentale e grave come il genocidio in Palestina. Ma se fosse davvero quello il focus, perché Milano oggi non subisce gli stessi massicci attacchi e critiche che abbiamo visto a Roma? Sottolineo per chi vorrà manipolare queste dieci righe: non sto difendendo il Roma Pride d’ufficio, NON sto attaccando il Milano Pride, al quale non riuscirà ad essere solo per motivi personali. Voglio solo far riflettere qualcuno su quanto sia facile direzionare l’indignazione social, anche se a farlo non è Salvini ma siamo noi”.
Nei giorni scorsi Crocini è stata vittima di un fuoco incrociato da parte di influencer, content creator e attivisti social proprio per aver preso posizione nei confronti del dibattito esploso sul Roma Pride, rimarcando l’ipocrisia di una polemica anche quest’anno centrata solo e soltanto sulla manifestazione della Capitale.
Con un video social la presidente di Famiglie Arcobaleno ha voluto rispondere “alle palate di fango gratuito che in molt3 si sentono in dovere di lanciare contro la mia associazione”. “Voglio ricordare solo 3 cose: siamo tutti volontarie e volontari, sono 4 anni che faccio questa vita, ho preso 15, 20 kg per fare questa vita, non percepisco un euro”., ha precisato Crocini, per poi aggiungere.
“Va bene fare i vostri video, i vostri balletti, le vostre sponsorizzate, sapete quante volte devo scrivere in privato a queste pagine perché divulgate informazioni sbagliate, interpretazioni delle sentenza sbagliate, date un miliardo di info sbagliate? Ma cerco sempre di non farlo pubblicamente, scivendovi in privato. Voi i danni non li pagate, la responsabilità non ce l’avete. Vi credete migliori ma non so di chi, non è una gara. Un’associazione è fatta da migliaia di persone, tantissime battaglie, fatte da chi 20 anni fa ci ha messo la faccia, mettendo dei figli su un trenino che sfilava al Pride di Milano con il Garante dell’Infanzia che il giorno dopo minacciava di togliergli quei figli. Non è una guerra, una gara tra chi è più bravo e chi è meno bravo, ma portate rispetto a chi quelle battaglie le ha portate avanti”. “Battaglie che forse non conoscete, di cui non conoscete la genesi. Prendetevi i soldi dalle aziende, i follower, considerate Instagram come la vita reale, ma sappiate che se oggi avete dei diritti li avete grazie a tante stronz* e stronz* che oggi state diffamando“.
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