Oggi 74enne, Monica F. Helms è un’attivista transgender americana, veterana della Marina degli Stati Uniti nonché ideatice della bandiera transgender.
Ebbene Monica ha annunciato l’intenzione di lasciare gli USA insieme a sua moglie Darlene Wagner a causa della crescente retorica anti-LGBTQ+ alimentata dal presidente Donald Trump.
Chi è Monica F. Helms?
Helms ha prestato servizio nella Marina degli Stati Uniti dal 1970 al 1978 ed è stata assegnata a due sottomarini: l’USS Francis Scott Key (1972-1976) e l’USS Flasher (1976-1978). Durante il periodo passato in Marina Helms ha iniziato a vestirsi da donna mentre era di stanza a Charleston, nella Carolina del Sud. Venne successivamente riassegnata all’area di San Francisco nel 1976, confessando di “sentirsi come se potesse mostrarsi in pubblico finalmente come se stessa“. A quel punto Nel 1978 Helms ha abbandonato la Marina per poi unirsi alla sezione della United States Submarine Veterans, Inc della sua città natale, nel 1996. Nel 1999 ha dato vita alla bandiera dell’orgoglio transgender, esposta per la prima volta durante il Pride di Phoenix, in Arizona, nel 2000. La bandiera dell’orgoglio trans è composta da cinque strisce orizzontali: due azzurre (il celeste/rosa maschile), due rosa (il rosa femminile) e una striscia bianca centrale per le persone in transizione, non binarie o intersex.
Tre anni dopo Helms ha fondato la Transgender American Veterans Association (TAVA), di cui è stata presidente fino al 2013. Il 1° maggio 2004 la TAVA sponsorizzò la prima Transgender Veterans March to the Wall, con 50 veterani transgender che arrivarono a Washington e visitarono il Vietnam Memorial, diventando le prime persone apertamente transgender a deporre una corona di fiori sulla Tomba del Milite Ignoto. Helms ha donato la sua bandiera originale dell’orgoglio transgender allo Smithsonian National Museum of American History, nel 2014.
Via dagli USA di Trump a trazione transfobica

Insieme all’amata Darlene, Monica ha annunciato l’intenzione di lasciare i suoi Stati Uniti d’America. Solo negli ultimi due anni in tutti gli USA sono state presentate circa 1.700 proposte di legge anti-LGBTQ+. Negli ultimi 8 mesi ben 604, la stragrande maggioranza delle quali transfobiche. Via GoFundMe Monica e Darlene hanno confessato che vogliono trasferisi in Costa Rica, che a loro dire è “più sicuro degli Stati Uniti di oggi“.
Il Costa Rica è un piccolo stato dell’America Centrale con poco più di 5 milioni di abitanti, dove i diritti LGBTQIA+ hanno fatto passi da gigante in pochissimi anni. Nel 2020 il via libera al matrimonio egualitario e all’adozione, con una legge contro l’omobitransfobia che esiste dal 1998.
“Non abbandoneremo il nostro attivismo in Costa Rica“, hanno precisato Monica e Darlene. “Se altri vogliono trasferirsi lì, li aiuteremo in ogni modo possibile“. Intervistata lo scorso giugno da Bay Area Reporter, Helms aveva anticipato l’intenzione di lasciare la Georgia, stato a maggioranza repubblicana, per timore che “le sgradevoli leggi approvate in altri stati possano arrivare presto anche qui“. Dal 2023 ad oggi i legislatori della Georgia hanno proposto 32 leggi anti-LGBTQ+. Quattro sono state approvate. “Non vogliamo vivere in un posto in cui ci sia un pericolo del genere“, ha aggiunto Helms. “Anche gli stati democratici stanno iniziando ad avere problemi, soprattutto con quello che sta succedendo a Los Angeles, e questo ci preoccupa molto. Siamo un po’ spaventate“.
Nel mese di giugno un ordine esecutivo che vieta l’assistenza di genere per i minori di 19 anni, firmato da Trump, ha costretto il Children’s Hospital of Los Angeles (CHLA) a chiudere il suo programma di assistenza ai giovani trans dopo non aver trovato “nessuna valida alternativa” che gli consentisse di continuare a fornire assistenza. Diversi altri ospedali a Washington DC, California e Virginia – stati in cui l’assistenza sanitaria per i giovani trans è legale – hanno dovuto prendere decisioni simili, citando pressioni politiche.
Helms voleva trasferirsi in Costa Rica entro la fine di settembre, ma a mancare erano i soldi. Ecco perché hanno dato vita ad una raccolta fondi che è riuscita a superare i 10.000 dollari inizialmente previsti come obiettivo finale, ora salito a quota 12.000 dollari.
L’America transfobica di Donald Trump
Da quasi 8 mesi di nuovo alla Casa Bianca, Donald Trump ha firmato tutta una serie di ordini transfobici.
Ha vietato alle donne trans di competere negli sport scolastici e alle persone trans di poter lavorare nell’esercito. Un divieto, quest’ultimo, prima bloccato da un giudice perché anti-costituzionale e a seguire sposato dalla Corte Suprema. Ha ordinato la cancellazione del terzo genere dai documenti (ora bloccato da un tribunale) e la restrizione dell’assistenza sanitaria di genere per le persone trans di età inferiore ai 19 anni (avallata dalla Corte Suprema), ha cancellato LGBTIQ, trans e non binary dai documenti scientifici, ha vietato l’ingresso degli atleti trans negli USA, ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nel governo federale, ha pubblicato un documento dal titolo inquietante “difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristinare la verità biologica al governo federale”, ha imposto lo stop al monitoraggio dei crimini violenti contro le persone transgender, vietato alle atlete trans di recarsi negli Stati Uniti per gareggiare, cancellato le persone trans e bisessuali dal monumento di Stonewall, ha minacciato di revocare la cittadinanza a Rosie O’Donnell e di vietare le strisce pedonali rainbow, ha fatto sparire il Pride Month dal sito della Casa Bianca, ordinato al Women’s History Museum di cancellare le donne trans, ha fatto cambiare nome alla nave della marina Harvey Milk, ha dichiarato guerra alla Disney e alle sue politiche inclusive, ha deciso di porre fine all’educazione sessuale trans-inclusiva nelle scuole e ha cancellato i fondi per la linea di assistenza per i giovani LGBTQ+ a rischio suicidio.

