In posa sorridenti, fianco a fianco davanti Montecitorio, nelle stesse ore in cui un adolescente di 14 anni di Latina si suicidava perché vittima di bullismo omobitrasnfobico a scuola. Sono apparsi così sui social l’onorevole leghista Rossano Sasso e Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita, da anni in prima linea nel contrastare la fantomatica ‘ideologia gender‘ nelle scuole.
Il governo Meloni sta portando avanti tre disegni di legge firmati da Valditara, Amorese e dallo stesso Sasso, definiti “consenso informato“, che mirano a ostacolare l’introduzione dell’educazione affettiva e alle differenze nelle scuole. Un’urgenza più che evidente per riconoscere e contrastare l’omobitransfobia, promuovere rispetto e inclusione, che la destra nazionale vuole di fatto negare per legge.
Pro Vita e l’onorevole Sasso
Pro Vita & Famiglia, onlus sempre più potente e ascoltata dalla maggioranza, parla oggi di “partita decisiva sulla libertà educativa delle famiglie italiane“. Jacopo Coghe ha consegnato all’onorevole leghista Sasso un fantomatico dossier “sui casi gender con esempi concreti di libri e progetti ideologici già diffusi nelle scuole italiane“. Pro Vita & Famiglia è stata audita due volte in Commissione Cultura (insieme alle realtà LGBTIQ+), “portando le voci di più 44.000 persone, migliaia di mamme e papà, che dicono NO all’indottrinamento gender nelle scuole”. “Noi e l’On. Sasso abbiamo ribadito con chiarezza un concetto fondamentale: la scuola non può e non deve sostituirsi alla famiglia“.
L’ossessione gender del governo Meloni
Con la riapertura delle scuole è ripartita l’ossessione nei confronti dell’ideologia gender da parte del governo Meloni, con l’onorevole Sasso in prima linea nel promuovere quella che su Gay.it abbiamo definito legge anti LGBTI italiana, un provvedimento che andrebbe ulteriormente a depotenziare quell’educazione al rispetto delle differenze che potrebbe in verità salvare vite e aiutare adolescenti, che si ritrovano in difficoltà al cospetto di un odio incontrollato e fomentato dalle destre. Destre che non accennano a frenare una propaganda falsa, brandita sulla pelle dei più deboli, con slogan a tutela dei bambini che vengono in realtà lasciati intenzionalmente soli nella gestione dell’odio sociale per chi non è conformato allo schema etero-cis dettato dal mantra dio-patria-famiglia.
Perché 13 anni dopo il suicidio di Andrea Spezzacatena, ragazzo dai pantaloni rosa, un altro adolescente si è tolto la vita, con parte della politica nazionale a gettare benzina sul fuoco. Un fuoco di odio che andrebbe il prima possibile sopito, certamente non alimentato da chi riveste incarichi di responsabilità, anche istituzionale.
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