Sconfiggere l’Hiv con la CRISPR: cosa sappiamo davvero sul “cancellare” il virus a livello genetico

Gli scienziati hanno imparato a usare questo meccanismo per modificare sequenze genetiche nelle cellule: a che punto siamo.

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Hiv: cosa sappiamo dell'ipotesi CRISPR per intervenire a livello genetico.
Hiv: cosa sappiamo dell'ipotesi CRISPR per intervenire a livello genetico.
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Da qualche anno si sente parlare di CRISPR, una tecnologia di ingegneria genetica che molti scienziati descrivono come una vera rivoluzione. Girano molti documentari a riguardo, soprattutto sull’uso auto-curativo che se ne fa negli Stati Uniti, dove si grida con una certa facilità al miracolo. Siamo tuttavia nell’ambito del bio-hacking, e per poche migliaia di euro sono disponibili kit fai da te con i quali “curare” alcune malattie legate all’aggressione di alcuni batteri. Una pratica per fortuna impensabile in Europa dove il sistema di welfare e regolamentazione del mercato controlla prodotti farmacologici ad ogni livello.

Alcune leggende metropolitane del “far west americano” non devono tuttavia distoglierci dall’osservazione della CRISPR come immensa opportunità per la scienza di affrontare anomalie (sindromi anemiche, alcune forme di cecità) e malattie del nostro corpo (derivanti dai batteri), cercando di intervenire a livello genetico così da dotare le nostre stesse cellule della capacità di rimediare al danno individuato, e dunque procedere con quella che potremmo definire una guarigione naturale e istintiva, frutto di un DNA che viene “riparato” a monte.

Il nome può spaventare, ma l’idea è semplice: CRISPR funziona come un paio di forbici molecolari capaci di tagliare punti precisi del DNA. Immaginate di avere un libro e di poter correggere una singola lettera sbagliata in una frase, anziché dover ristampare il libro daccapo. Ecco, CRISPR fa qualcosa di simile nel nostro patrimonio genetico.

Come funziona la CRISPR

Nel mondo dei batteri, CRISPR è un sistema di difesa naturale contro i virus: quando un virus li attacca, i batteri conservano un “ricordo” del nemico nel proprio DNA e, alla successiva infezione, lo tagliano via. Gli scienziati hanno imparato a usare questo meccanismo per individuare e modificare specifiche sequenze genetiche in cellule di piante, animali e, in laboratorio, anche umane.

L’idea di applicarla all’Hiv

L’Hiv è un virus particolarmente difficile da eliminare perché, una volta entrato nell’organismo, integra il proprio codice genetico dentro quello delle cellule. Anche con le terapie antiretrovirali più efficaci, piccole “riserve” del virus restano nascoste, pronte a riattivarsi se la cura viene sospesa. Ecco perché è fondamentale assumere la terapia con estrema precisione. Del resto è pur vero che è sufficiente assumere regolarmente i farmaci per avere una vita totalmente “normale” ed essere addirittura “U=U: chi assume terapie antiretrovirali con precisione non presenta tracce di virus e non è contagioso.
Ma la sfida di sconfiggere il virus dell’Hiv resta naturalmente la madre di tutte le battaglie. Per questo diversi gruppi di ricerca, in Europa e negli Stati Uniti, stanno studiando se CRISPR possa tagliare e rimuovere quei frammenti di DNA virale integrati nelle cellule infette. In laboratorio, su cellule e su modelli animali come topi e macachi, i primi risultati mostrano che si può ridurre in modo significativo la presenza del virus.

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I primi test: risultati incoraggianti ma non definitivi

Nel 2025 abbiamo dati reali con esseri umani per EBT-101 (una terapia CRISPR) che mostrano sicurezza e qualche segnale di efficacia, ma finora nessuno studio ha dimostrato che l’HIV sia eliminato in modo definitivo o che la terapia svolga una protezione permanente senza la copertura degli antiretrovirali. EBT-101 è la terapia CRISPR più avanzata contro l’HIV: mira a tagliare il DNA del virus già dentro le cellule. Nel 2025 ha concluso le prime somministrazioni senza gravi effetti collaterali. Tre partecipanti hanno sospeso la terapia antiretrovirale: in tutti il virus è tornato, tranne uno che è rimasto senza HIV per 16 settimane.

A che punto siamo davvero con la CRISPR: e il vaccino mRNA?

Alcune sperimentazioni cliniche hanno dunque già preso il via, ma non esiste ancora una prova che CRISPR elimini completamente l’Hiv nell’essere umano, né che impedisca per sempre la ricomparsa del virus. Sulla rete girano alcuni articoli dal tono sensazionalistico sulla presunta scoperta di come la CRISPR abbia sconfitto l’Hiv, ma non siamo ancora giunti, per ora, a questo punto. Occorrono anni di test per verificare sicurezza, efficacia e soprattutto la capacità di raggiungere tutti i “nascondigli” del virus nel corpo.

CRISPR è uno strumento potentissimo: potrebbe, in futuro, aprire la strada a trattamenti che oggi sembrano impensabili. Ma parlare oggi di “cura definitiva” per l’Hiv è prematuro. La scienza procede per piccoli passi e ogni progresso deve essere confermato da studi rigorosi.

Un fronte di grande interesse si è di recente aperto anche sul versante dei vaccini. Un vaccino sperimentale contro l’HIV basato su mRNA, testato su 108 adulti, ha indotto anticorpi capaci di riconoscere il virus nell’80% dei partecipanti e attivato cellule di memoria. È un risultato mai visto in fase iniziale, ma gli anticorpi restano limitati a ceppi specifici e non è ancora provata la capacità di prevenire l’infezione.

Per chi vive con l’Hiv, questo significa che le attuali terapie antiretrovirali restano il pilastro della cura: tengono il virus sotto controllo e permettono una vita lunga, “normale” e in salute. CRISPR, intanto, rappresenta una prospettiva entusiasmante, da seguire con speranza, ma anche con prudenza.

Sul fronte della prevenzione invece, oltre al sempre consigliato profilattico, la PrEP garantisce una protezione farmacologica affidabile: è già disponibile già in Italia, a chi ne faccia richiesta tramite il proprio medico curante, nella versione iniettabile ogni due mesi (long acting), mentre l’agenzia europea del farmaco ha appena dato il primo via libera alla versione di PrEP iniettabile ogni sei mesi.

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