Non è spontaneo, non è istinto, non sono “ragazzate”. È un odio che si impara, che si respira, che viene legittimato. Lo si vede oggi nei corpi più esposti: quelli dei minorenni, usati come bersaglio e come manovalanza. Se i cattivi maestri soffiano sul fuoco e incendiano il futuro, qualcuno passa dalle parole ai sassi, dagli slogan alle ossa rotte.
Mentre l’Italia scivola sempre più in basso nelle classifiche sulla qualità della democrazia, come evidenziato dal Report Civicus Monitor 2025, negli ultimi sette giorni su Gay.it abbiamo raccontato alcuni episodi di ordinaria omobitransfobia e alcune notizie che intrecciano la comunità LGBTIAQ+ al mondo del calcio.

Nella Marsica, nel cuore dell’Abruzzo meloniano, un giovane ha denunciato le reiterate aggressioni con sassate, lanci di bottiglie e insulti che avrebbe subito per anni nella piccola località di Civitella Roveto; la denuncia del ragazzo giunge pochi giorni dopo un’altra vicenda analoga che si è consumata nel vicino paese di Trasacco, dove due fratelli apertamente gay hanno segnalato ai carabinieri vessazione telefoniche a sfondo omofobico.
A Treviso è stata invece una gang di dieci minorenni ad aggredire con marcata violenza quattro coetanei al grido “Tu sei il capo dei gay”: un ragazzo ha subito frattura di zigomo e mandibola. A Roma proprio nelle ultime ore si è registrata un’aggressione transfobica alla Stazione Termini, mentre per il violento pestaggio subito nella Capitale lo scorso settembre da Alessandro Ansaldo, attivista del Partito Gay LGBT massacrato a sangue e definito “fr***o di m….“, gli inquirenti avrebbero individuato tre minorenni responsabili.

Dal mondo del calcio giungono segnali contrastanti che evidenziano come le persone LGBTIAQ+ mettano in crisi la mascolinità tossica che avvelena lo sport più popolare e influente al mondo. Esemplare la squalifica di 16 mesi inflitta al giovanissimo calciatore (13 anni) che aveva bullizzato con insulti di odio omofobico e atti osceni un coetaneo compagno di squadra. La squadra del Napoli Women invece ha visto le sue calciatrici under 17 oggetto di insulti sessisti e omofobi da parte di calciatori under 14. Storie di calcio giovanile che pulsano di inquietudine omobitransfobica, mentre gli altissimi vertici del mondo del pallone non sembrano affatto volerla contrastare, anzi.

A Londra la bandiera Progress Pride dei tifosi del Tottenham è stata spostata e marginalizzata sugli spalti dopo che i tifosi neofascisti dello Slavia Praga avevano minacciato di creare disordini. La comparsa di messaggi di inclusione LGBTIAQ+ nell’universo calcistico solleva risposte reazionarie, o più precisamente oscurantiste: ai prossimo Mondiali del 2026, che si terranno in USA-Canada-Messico, la partita Pride simbolo dell’orgoglio LGBTIAQ+, prevista il 26 Giugno a Seattle, vedrà opporsi Iran ed Egitto, paesi nei quali l’odio anti-LGBTIAQ+ è legge di Stato (l’omosessualità e le identità di genere non conformi sono criminalizzate). Entrambi i paesi hanno ora chiesto alla FIFA governata dal filo-trumpiano Gianni Infantino, autore del famoso siparietto grottesco della Juventus ricevuta alla Casa Bianca e promotore dei mondiali in Arabia Saudita nel 2036, di annullare il Pride-match.
