Ungheria, Orbán vieta il Trans Day of Visibility a Budapest a tre settimane dal voto

A pochi giorni dalle elezioni che lo vedono in svantaggio, Orbán estende il divieto di Pride anche alle manifestazioni legate al TDoV.

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La polizia di Budapest ha vietato la manifestazione prevista per il Trans Day of Visibility (31 marzo), applicando il pacchetto di norme approvate nel 2025 che consente alle autorità di proibire qualsiasi assemblea pubblica associata alle comunità LGBTQ+ invocando la “protezione dei minori” e che aveva consentito a Orbán di vietare il Budapest Pride.

Lo ha denunciato Human Rights Watch, che inquadra il provvedimento come parte di una campagna sistematica per restringere la libertà di riunione e cancellare dallo spazio pubblico le identità non conformi. Gli organizzatori hanno già annunciato che impugneranno il divieto.

Non è la prima volta. A marzo 2025 il Parlamento ungherese aveva approvato la cosiddetta “legge Pride”, che vieta qualsiasi assemblea pubblica ritenuta lesiva per lo “sviluppo fisico, mentale e morale” dei minori, formulazione volutamente elasgenerica, cucita su misura per proibire il Pride e ogni forma di visibilità queer nello spazio pubblico. Su quella base normativa, a giugno la polizia aveva emesso un secondo divieto al Budapest Pride, citando come prove “le foto più scioccanti della storia del Budapest Pride” raccolte da un sito di notizie di destra noto per i suoi contenuti anti-LGBTQ+.

Il Pride si era tenuto lo stesso. Oltre 200.000 persone avevano partecipato alla marcia, sfidando il divieto imposto dal governo Orbán.

Alla fine la repressione promessa non era arrivata: la polizia aveva annunciato ufficialmente che non avrebbe intrapreso alcuna azione legale contro i partecipanti. Una resa politica, consegnata però a un conto aperto: quello dei responsabili della disobbedienza.

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Il sindaco di Budapest Gergely Karácsony, che aveva annunciato il Pride come manifestazione municipale, aggirando così l’obbligo di autorizzazione della polizia, e aveva personalmente guidato la marcia il 28 giugno, era stato incriminato il 28 gennaio 2026. Rischiava fino a un anno di carcere per aver organizzato e incitato alla partecipazione a una manifestazione vietata. A febbraio, però, è arrivata una svolta: il Tribunale di primo grado di Pest ha deciso di non procedere e ha rimandato la questione alla Corte Costituzionale ungherese, chiedendo di verificare se le disposizioni legali usate contro Karácsony siano conformi ai principi costituzionali e alla Convenzione Europea dei Diritti Umani.

Il caso di Karácsony non è che la punta dell’iceberg: anche Géza Buzás-Hábel, organizzatore del Pécs Pride 2025, è stato incriminato per aver guidato una marcia pacifica nonostante il divieto, rischiando fino a un anno di prigione. Si tratta del primo caso in tutta la storia dell’Unione Europea in cui l’organizzatore di un Pride viene perseguito penalmente.

Tutto questo accade a tre settimane dal voto. Il 12 aprile 2026 si terranno le elezioni parlamentari ungheresi, un appuntamento senza precedenti nella regione negli ultimi quindici anni. I sondaggi degli ultimi giorni fotografano un paese spaccato lungo la linea tra istituti indipendenti e filogovernamentivi. I primi danno Tisza di Magyar avanti di 10-17 punti tra i votanti certi; l’aggregatore PolitPro proietta Magyar al 44,9% contro il 41,9% di Fidesz, uno scarto che in seggi costerebbe a Orbán la maggioranza parlamentare. Nézőpont, istituto vicino al governo, ribalta tutto: Fidesz al 46%, Tisza al 40%.

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