I Gay Conservatori sono liberali? È “omonazionalismo” spiega lo storico Fraquelli

Il movimento di Francesca Pascale sotto l'osservazione dello storico Marco Fraquelli intervistato da Simone Alliva per "Prima che sia notte". Ma è già notte?

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È già notte? O è soltanto un agonizzante, interminabile, opaco tramonto, una deriva crepuscolare affollata di zanzare che si alzano a succhiare il sangue dei vivi, mentre i morti non riescono a riposare? Questa immagine, forse scontata, e chiedo venia per questo, mi sembra fotografare alla perfezione il ragionamento suggerito da Simone Alliva nella sua newsletter “Prima che sia notte“, che ci regala spunti di riflessione intorno al caso delle destre omonazionaliste che vanno emergendo un po’ ovunque, dagli USA di Trump alla Francia di Bardella alla Germania di AfD, fino all’Italia di Meloni. Ma facciamo un passo indietro.

Il voto LGBTIAQ+ italiano peserà eccome alle prossime elezioni politiche in Italia, previste per l’autunno 2027 e che potrebbero essere anticipate alla primavera 2027 o, secondo alcuni osservatori, all’autunno 2026.

Sarà per questo che nei partiti di destra c’è un nuovo, inedito dinamismo intorno ai temi LGBTIAQ+? Quale che sia la ragione, è importante osservare le traiettorie di ideali, valori e diritti civili che la destra saprà opporre alle battaglie LGBTIAQ+ storicamente portate avanti una parte della sinistra.

Il Movimento Gay Conservatori e Liberali lanciato da Francesca Pascale, con l’esponente di Forza Italia Morris Battistini come presidente, ne è l’esempio più recente: l’obiettivo dichiarato è togliere alla sinistra quello che viene definito «il monopolio dei diritti». Alliva parla di “grammatica delle persone Lgbt di destra che rivendicano un posto al sole nel movimento arcobaleno“. Li definisce “Militanti di nuovo corso che lottano contro l’omofobia degli Ayatollah e ignorano un Parlamento italiano che paragona l’omosessualità alla pedofilia, spinge per bloccare i percorsi per le persone trans e dichiara guerra alle famiglie omogenitoriali” in riferimento alla proposta di legge anti-odio dei GCL che esclude l’identità di genere.

Per capire cosa significhi davvero, Alliva ha intervistato lo storico e saggista Marco Fraquelli, autore di A destra di Sodoma (Oaks editrice, prima edizione 2007, rieditato nel 2021), uno dei pochi studi italiani sul rapporto tra identità LGBTQIA+, conservatorismo e destre.

Fraquelli parte da una contraddizione. Liberale e conservatore, osserva nell‘intervista, sono termini quasi ossimorici: il liberalismo ha un’impronta progressista e attenta ai diritti individuali, mentre il conservatorismo impone valori sovraindividuali che governano i comportamenti. Fraquelli è storico e saggista, allievo del politologo Giorgio Galli e studioso della cultura di destra. Tra i suoi saggi, ‘Il filosofo proibito’ su Julius Evola, ‘Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre’ (Mursia) e ‘A destra di Porto Alegre‘ (Rubbettino). Nel 2007 ha pubblicato ‘Omosessuali di destra’, di cui la riedizione ampliata e aggiornata ‘A destra di Sodoma‘ (Oaks, 2021).

Cos’è l’omonazionalismo

Il concetto chiave è quello di omonazionalismo, termine coniato dalla studiosa Jasbir Puar per indicare la tendenza di una parte del mondo LGBTQIA+ ad assimilarsi allo status quo più conservatore e tradizionalista. Il caso simbolo più recente, ricorda Fraquelli, è Alice Weidel: leader dell’estrema destra tedesca di AfD, lesbica e sposata con una donna, ma alla guida di un partito che lo storico colloca su posizioni vicine al neonazismo.

Fraquelli spiega ad Alliva che il fenomeno produce una spaccatura nel mondo omosessuale, in cui chi gode di uno status sociale ed economico privilegiato tende a marginalizzare i gay meno abbienti. Non è casuale che alcuni leader di questo nuovo corso individuino nell’Islam il nemico da combattere: una combinazione di xenofobia e razzismo storicamente appartenente alla destra radicale, che inizia a trovare consenso anche in settori della comunità LGBTQIA+, spiega il saggista.

Si può essere conservatori e liberali insieme?

Il primo nodo, per Fraquelli, sta già nel nome. L’accostamento tra liberali e conservatori è «ossimorico», perché, spiega lo storico, «il liberale non è un conservatore». Il liberalismo nasce con un’impronta progressista: insieme alla libertà d’impresa, ricorda Fraquelli, c’era fin dall’origine un accento sui diritti individuali. Il conservatore, al contrario, «impone una visione tradizionale» in cui valori sovraindividuali governano i comportamenti.

Insomma, per dirla con parole più spicce dello storico Fraquelli, il conservatore è più vicino a un concetto di Stato impiccione, che impone le proprie regole su vite e corpi. Non così dissimile, nelle modalità di controllo e intrusione, da quanto viene auspicato da un certo pensiero di estrema sinistra. Da qui la contraddizione di fondo del movimento di Pascale, chestrizza l’occhio alla destra populista e nazionalista. Liberali sì, sintetizza ironicamente lo storico citando la famosa (e penosa) battuta del ministro Tajani, ma «fino a un certo punto».

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Più che una rivoluzione, una normalizzazione

La tesi di fondo di A destra di Sodoma è semplice: l’omosessualità è un dato di natura, e non dipende da fattori culturali, economici o sociali, sostiene Fraquelli. Si nasce così, a prescindere da dove si vive, da quanto si guadagna o da come si vota. È un punto di partenza che ha una conseguenza precisa: in ogni epoca e in ogni schieramento politico sono sempre esistite persone omosessuali, anche dove non lo si voleva ammettere.

Per questo, spiega Fraquelli, anche la destra ha sempre avuto al proprio interno persone gay. Solo che a lungo lo ha negato o nascosto, e quando non poteva più farlo ha cercato giustificazioni. La più ricorrente è quella di un’omosessualità presentata come «più nobile» o «più virile» delle altre, richiamandosi ai guerrieri dell’antica Grecia o di Sparta: come a dire che esista un modo «giusto», maschile e tradizionale, di essere gay, contrapposto a un altro considerato inferiore. Una distinzione che per lo storico non ha alcun fondamento, perché si parla appunto di un dato di natura e non di un fatto culturale.

Alice Weidel e diritti LGBTI Germania AFD
Alice Weidel, donna apertamente lesbica, leader di Altenative fur Deutchland, partito di estrema destra di estrazione neonazista.

Il punto più importante riguarda però ciò che un movimento come Gay Conservatori e Liberali sembra proporre oggi. Non chiedono di cambiare la società, ma di entrarci senza farsi notare troppo. Al netto dell’importanza, e di un’efficacia tutta da dimostrare, di sollevare questioni LGBTIAQ+ anche a destra, e in particolare in una destra italiana analfabeta sui diritti civili, il messaggio, semplificando, si direbbe questo: sei gay, hai una relazione stabile e vuoi vederla riconosciuta? Va benissimo, puoi già vivere una vita tranquilla, non serve altro.

In un dibattito alla Gay Street di Roma, Alessia Crocini (Famiglie Arcobaleno) ha chiesto in modo diretto a Pascale: “Voi proponete il matrimonio egualitario?“. La leader dei GCL ha nicchiato, per poi dire “vogliamo le unioni civili egualitarie“. Che nessuno sa cosa siano, ma, forse, un giorno chiariranno.

In altre parole, spiega Fraquelli ad Alliva, si delina una richiesta riduzionista, che lo storico definisce “normalizzazione”: l’accettazione sarebbe concessa a patto che la propria condizione resti confinata alla sfera privata e non metta in discussione gli equilibri esistenti.

Questo punto, tuttavia, apre la contraddizione. Il movimento LGBTQIA+ è nato come spinta a trasformare la società e a rivendicare diritti per tutt*, comprese le persone trans e le famiglie omogenitoriali, temi che invece i gruppi gay di destra tendono a lasciare fuori dall’agenda, come il caso proprio dei GCL. Accontentarsi di una tranquillità privata, senza toccare nulla del quadro generale, va esattamente nella direzione opposta rispetto a quella carica di cambiamento che ha mosso il movimento fin dall’inizio.

Un approccio diverso sembrerebbe animare il gruppo milanese dei Giovani di Forza Italia, che proprio per oggi ha organizzato una conferenza dal titolo “Diritti civili: una battaglia liberale“. Nel documento di presentazione dell’evento, tra le minoranze che andrebbero difese dall’odio, compare anche l’identità di genere. Un dettaglio che fa notizia, ma sul quale emerge già un po’ di timidezza: “Non affronteremo il tema dell’identità di genere per ora” ha precisato il segretario azzurro di Forza Italia Giovani Milano a Gay.it.

Non resta che continuare ad osservare. Scrive Alliva a proposito di Gay Conservatori e Liberali: “trovo sia giornalisticamente interessante analizzarlo. Senza insofferenza o pregiudizi“.

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