Spagna, primo via libera al divieto totale per le teorie di conversione

Ok dal Congresso, ora la palla passa al Senato. Solo la destra di Vox ha votato contro. Pene detentive da sei mesi a due anni per coloro che "le applicano o le praticano".

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Il Congresso dei Deputati di Spagna ha approvato ieri la legge che punisce con pene detentive le cosiddette teorie di conversione per le persone LGBT. Il disegno di legge, presentato dal PSOE esattamente un anno fa, ha ricevuto 178 voti a favore, 137 astensioni e 32 contrari, tutti provenienti dalla destra di Vox, partito caro a Giorgia Meloni.

Il Partito Popolare di centrodestra si è astenuto. La legge punta ad integrare queste pericolosissime teorie, che cercano di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, nel Codice Penale, con pene detentive da sei mesi a due anni per coloro che “li applicano o li praticano“.

Dal 2023 la promozione delle teorie di conversione è considerata un reato amministrativo molto grave, in Spagna, punibile con multe fino a 150.000 euro.  La legge approvata al Congresso mira a “rafforzarla” e a “fare un ulteriore passo” verso l’inserimento di queste pratiche nel Codice Penale, in quanto considerate “una delle forme più gravi di attacco e denigrazione della comunità LGBTI“. L’obiettivo, secondo i gruppi che hanno sostenuto il testo, è fondamentalmente quello di creare un “deterrente” contro questo tipo di pratiche.

Ogni diritto conquistato dalla comunità LGBTQ+ è frutto di una lotta sociale contro coloro che difendevano la discriminazione”, ha commentato sui social il premier Pedro Sanchez.Oggi, con l’inserimento delle cosiddette terapie di conversione nel Codice Penale, dimostriamo ancora una volta che l’odio non può dettare il corso della nostra società. A coloro che vogliono annullare decenni di diritti e libertà, diciamo chiaramente: non torneremo al passato. Continueremo a muoverci verso una società in cui nessuno venga perseguitato per ciò che è o per amare chi ama. Più uguaglianza. Più libertà. Più diritti. Non un passo indietro“.

Centrodestra e destra divisi, tra astensione e voto contrario

Sia la Ministra per le Pari Opportunità, Ana Redondo, sia il deputato del Partito Socialista (PSOE) Víctor Gutiérrez hanno celebrato il “passo avanti” rappresentato dalla legge, giunta in plenaria alla vigilia del Pride di Madrid. “A queste persone è stato fatto credere che si trattasse di un errore, ma l’errore non erano loro; era la vergogna imposta, il silenzio e l’impunità”, ha dichiarato Gutiérrez, che ha sostenuto la legge per “chiudere una porta che non avrebbe mai dovuto essere aperta, la porta della colpa e della paura”.

Il testo propone l’inserimento delle terapie di conversione nell’articolo 173 del Codice Penale, che punisce la tortura e i crimini contro l’integrità morale. L’obiettivo è punire con la reclusione e/o una multa da otto a dodici mesi chiunque “applichi o pratichi” atti, metodi, programmi, tecniche o procedure “di avversione o conversione” intesi a “modificare, reprimere, eliminare o negare” l’identità di una persona “anche con il suo consenso o quello del suo rappresentante legale“.

Con questa formulazione, scrive ElDiario, il disegno di legge arriverà al Senato dopo aver trascorso diversi mesi in Commissione per le Pari Opportunità, dove il dibattito si è concentrato soprattutto sul consenso. In definitiva, la legge stabilirà che queste terapie saranno perseguite indipendentemente dal fatto che la persona che vi si sottopone lo faccia con il proprio consenso e di propria volontà. Al Congresso nessun emendamento è stato approvato.

Il deputato del Partito Popolare Jaime de los Santos ha affermato che la legge “è necessaria“, ma ha difeso la validità del consenso . L’obiettivo del PP è quello di proibire le terapie di conversione, ma solo quelle di “natura coercitiva“, escludendo quelle praticate con il consenso della vittima. “Sono gay, ma [il PSOE] ci usa fino allo sfinimento“.

Siete una vergogna per la comunità LGBTQ+. Anch’io sono gay, ma ne vado fiero“, ha replicato il socialista Gutiérrez. Il responsabile delle politiche LGBTQ+ del partito ha aggiunto che “queste non sono terapie, ma torture“. “E il vostro partito [il PP] difende la presunta libertà delle famiglie, dei genitori, di trascinare i propri figli in queste situazioni. Ebbene, saranno puniti, anche se avvengono con il consenso”. “Questa legge esiste per le vittime, per coloro che hanno denunciato gli abusi e per coloro che non sono riusciti a parlare. Una persona LGBTQ+ non ha bisogno di essere curata o riparata. Essere ciò che siamo non è mai il problema; il problema è quando qualcuno cerca di convincerci del contrario”.

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Il partito di destra Vox ha espresso un punto di vista simile al PP, distinguendo tra “trattamenti forzati che ledono l’integrità fisica e psicologica” e il “rivolgersi a uno psicologo o a un sacerdote”, ai quali “gli omosessuali si rivolgono perché hanno liberamente deciso di vivere secondo la propria fede”. In questi casi, “non si parla di terapie forzate”, ha affermato la deputata María Ruiz Solá, che ha accusato i gruppi favorevoli al ddl di voler “eliminare la possibilità che qualcuno possa anche solo mettere in discussione la propria omosessualità”. “Quello che vogliono è che nessuno metta in discussione i loro precetti sull’omosessualità o sulla transessualità”.

Per la maggioranza di governo la proposta arrivata da destra renderebbe più difficile perseguire pratiche che di solito vengono presentate come “aiuto” o “consulenza” ma che, in realtà, mirano anch’esse ad alterare l’identità di una persona, seppur in modo più subdolo. “Signore e signori, non c’è libero consenso quando in gioco c’è una pratica che deriva da pressioni sociali, familiari e religiose per correggere le identità, quando la persona è immersa in un ambiente che le dice che è un errore“, ha affermato Bel Pozueta di Bildu. “Queste terapie non sono aiuto, sostegno o un’opzione terapeutica. Sono violenza perpetrata contro le persone per il semplice fatto di essere ciò che sono. Per troppi anni, i giovani sono stati rinchiusi in uffici, cliniche o gruppi carcerari, sentendosi dire che la loro identità era un problema o una deviazione e che il loro stile di vita doveva essere corretta“, ha aggiunto Teresa Jordà di ERC.

L’associazione No es terapia (Non è terapia), che rappresenta le vittime di queste pratiche, si impegna dal 2020 affinché vengano perseguite e punite.Proprio questa mancanza di sanzioni, menzionata da Vox, dimostra che, pur essendo punibili, non esistevano strumenti sufficienti per far rispettare le pene in modo efficace. Chi perpetra questi atti lo fa sotto la maschera di questa presunta libertà che la destra e l’estrema destra affermano di difendere“, ha dichiarato Saúl Castro, avvocato e presidente dell’organizzazione, presente anche lui al dibattito al Congresso. “Sei anni fa, quando abbiamo fondato l’associazione, di queste cosiddette terapie si parlava raramente. Si tratta di una forma di violenza che è stata per anni messa a tacere”. “Siamo profondamente commossi che la questione sia giunta al Congresso e che sia stato garantito che chi le perpetra finisca dove merita: in prigione“.

La legge punirà anche “genitori, tutori, curatori, affidatari o qualsiasi altra persona responsabile di un minore o di una persona con disabilità che necessita di protezione speciale, che, conoscendone lo scopo, acconsentano, promuovano, incoraggino o agevolino la commissione dei reati contemplati dal presente articolo“. In questi casi, il giudice può revocare la potestà genitoriale o la tutela per un periodo massimo di cinque anni.

Solo pochi giorni fa anche i Paesi Bassi hanno vietato le teorie di conversione, con una legge presentata nel 2022, approvata dalla Camera bassa nel settembre del 2025 e martedì 16 giugno 2026 definitivamente adottata dal Senato olandese, con 57 voti a favore e 15 contrari. La legge olandese vieta le terapie di conversione quando sono rivolte a minori o adulti in situazioni di vulnerabilità. Chiunque violi la legge, provando a modificare o a sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, rischia multe fino a 27.500 euro o una pena detentiva fino a due anni. I professionisti coinvolti nelle cosiddette pratiche di “conversione” rischiano inoltre di perdere il diritto ad esercitare la professione. Sarà anche vietato fornire o pubblicizzare tali terapie.

Teorie di conversione, e l’Italia che fa?

Lo scorso 13 maggio la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha comunicato la propria risposta all’Iniziativa dei Cittadini Europei che chiedeva il divieto delle pratiche di conversione in tutta l’Unione, che era stata approvata dal Parlamento Europeo. La risposta è stata no.

Recentemente Paesi come Svizzera, Malta, Belgio, Cipro, Germania, Francia, Grecia e Portogallo hanno adottato misure legislative per vietare le pratiche di conversione, riconoscendole come forme di abuso psicologico e fisico. Tuttavia, l’implementazione di tali divieti rimane a discrezione di ogni singolo Stato membro: in Italia, come ricordato da Zan, non esiste alcuna normativa che regolamenti o vieti esplicitamente le terapie riparative, insieme eterogeneo di manipolazioni mentali e fisiche, indottrinamenti psicoipnotici (solitamente presentati al pubblico come “terapie”), interventi medici e omeopatici, esorcismi e altri trattamenti somministrati allo scopo di modificare l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere. Secondo la relazione sulle terapie di conversione dell’esperto indipendente delle Nazioni Unite in protezione dalla violenza e dalla discriminazione fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2020), le pratiche di conversione sono “interventi profondamente dannosi che, basandosi sulla falsa idea dal punto di vista medico che le persone LGBT+ siano malate, infliggono dolori e sofferenze gravi e causano danni fisici e psicologici duraturi”.

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