La guida Oltre lo sguardo, realizzata dalla Società Italiana di Pediatria e dall’Associazione Culturale Pediatri per migliorare l’accoglienza di bambinə e adolescenti LGBTQIA+ negli ambulatori, è finita al centro di una dura polemica. La Garante per l’infanzia Marina Terragni contesta in particolare il riferimento all’affermazione sociale in età prepuberale, mentre SIP e ACP respingono le accuse e precisano che il documento non prescrive terapie, ma invita i pediatri ad ascoltare, accogliere e indirizzare le famiglie verso professionistə qualificatə.

Che cos’è “Oltre lo sguardo”, la guida di SIP e ACP
Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente è un documento rivolto principalmente ai professionisti dell’area pediatrica, ma pensato anche come strumento di orientamento per genitori, insegnanti ed educatori.
La pubblicazione è stata presentata all’81° Congresso Italiano di Pediatria tenutosi dal 26 al 29 maggio e nasce dalla constatazione che bambini e adolescenti LGBTQIA+ continuano a incontrare stigma, incomprensioni e discriminazioni anche nei contesti sanitari. Esperienze che, secondo gli autori, possono incidere sul benessere psicologico, sull’autostima e sulla fiducia riposta negli adulti e nelle istituzioni.
Nella prefazione, la presidente di ACP Stefania Manetti e il presidente della SIP Rino Agostiniani spiegano che il pediatra occupa una posizione privilegiata grazie al rapporto continuativo costruito con il bambino e con la sua famiglia. Può quindi diventare “un punto di ascolto e di orientamento per famiglie che si trovano ad affrontare domande, dubbi o cambiamenti inattesi”, contribuendo alla creazione di un contesto di cura sicuro.
L’obiettivo è offrire informazioni scientifiche, chiarimenti terminologici e indicazioni operative sui temi dell’identità di genere, dell’orientamento affettivo-sessuale, delle persone intersex e delle famiglie omogenitoriali. Il documento non si presenta come un protocollo terapeutico, ma come uno strumento per migliorare la relazione tra professionistə sanitarə, pazienti e familiari.
Identità di genere, orientamento sessuale e varianza: cosa spiega la guida
Una parte consistente della guida è dedicata alle componenti dell’identità sessuale. Il testo distingue il sesso somatico, definito dalle caratteristiche anatomiche, genetiche ed endocrine associate alle funzioni riproduttiva e sessuale, dall’identità di genere. A queste dimensioni si aggiungono l’espressione di genere, legata al modo in cui la persona si presenta socialmente, e l’orientamento affettivo-sessuale.
La guida sottolinea che identità di genere ed espressione di genere non devono essere considerate esclusivamente secondo una divisione binaria tra maschile e femminile. Ricorda inoltre che l’Organizzazione mondiale della sanità, con l’ICD-11, ha rimosso l’incongruenza di genere dal capitolo dei disturbi mentali, inserendola tra le condizioni relative alla salute sessuale.
Anche l’omosessualità e la bisessualità vengono descritte come espressioni della variabilità umana e non come condizioni da curare. Il documento condanna le cosiddette ‘terapie’ di conversione, definite prive di fondamento scientifico e potenzialmente dannose per la salute.
Il pediatra, secondo SIP e ACP, non è chiamato a stabilire l’identità o l’orientamento di un minore, ma a creare uno spazio nel quale bambinə e adolescenti possano parlare senza essere giudicati. Tra le indicazioni rivolte ai professionisti figurano l’utilizzo di domande aperte, il rispetto della riservatezza e l’attenzione agli eventuali segnali di sofferenza psicologica, bullismo, isolamento o discriminazione.
Varianza, incongruenza e disforia di genere: le differenze
Uno dei punti centrali del documento riguarda la differenza tra varianza, incongruenza e disforia di genere.
La varianza di genere viene definita come l’esperienza di bambinə e adolescenti che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita o non si conformano alle aspettative sociali legate a quel genere. Può riguardare l’espressione, il ruolo o l’identità di genere e può essere transitoria oppure persistente.
La guida precisa che la varianza “non è una moda né una patologia, ma una possibile evoluzione dello sviluppo identitario”. Una posizione che intende evitare la patologizzazione di interessi, comportamenti ed espressioni non conformi agli stereotipi tradizionalmente attribuiti a bambine e bambini.
Quando la percezione della propria identità di genere non è allineata con il proprio sesso biologico, il documento parla invece di incongruenza di genere. La disforia di genere indica la presenza di una sofferenza clinicamente significativa, che può incidere sulla vita scolastica, sociale o personale. Non tutte le persone con incongruenza di genere, viene chiarito, sperimentano disforia.
In adolescenza, qualora il pediatra rilevi segnali evidenti di sofferenza, l’indicazione è l’invio a un centro di riferimento, dove un’équipe multidisciplinare specializzata può effettuare una valutazione e individuare il percorso medico e psicologico più appropriato. La guida specifica quindi che non spetta al pediatra formulare autonomamente una diagnosi o avviare trattamenti, ma accogliere, ascoltare e indirizzare la persona e la famiglia verso servizi competenti.
L’affermazione sociale e il caso della bambina di tre anni

È soprattutto il capitolo sull’affermazione sociale in età prepuberale ad avere provocato le contestazioni.
Per affermazione sociale la guida intende l’insieme delle modalità attraverso le quali una persona può esprimere pubblicamente il proprio genere: l’abbigliamento, il nome scelto, i pronomi e, in determinati contesti, l’accesso a spazi o attività coerenti con la propria identità.
Secondo il documento, l’affermazione sociale è “reversibile e priva di implicazioni mediche” ed è “l’unico intervento previsto per l’epoca prepuberale”. In questo caso, il termine ‘intervento’ non indica un trattamento sanitario: si parla di nome, pronomi, abbigliamento e libertà di esprimere socialmente il proprio genere.
La guida racconta, tra le storie esemplificative, quella di una bambina indicata con il nome di Anna. Registrata anagraficamente con il nome Alan, a tre anni avrebbe manifestato una “progressiva e coerente identificazione femminile”, chiedendo di essere chiamata Anna e mostrando preferenze di gioco, abbigliamento e ruoli sociali tradizionalmente associati al genere femminile.
I genitori avrebbero accolto la richiesta, rivolgendosi al pediatra per ricevere indicazioni. Successivamente, al momento dell’ingresso alla scuola primaria, sarebbero emerse difficoltà legate all’uso del nome anagrafico, del grembiule e dei bagni scolastici. Nel caso descritto, il pediatra chiarisce che la bambina non presenta una sofferenza clinicamente significativa riconducibile alla disforia di genere, ma una varianza di genere, e sostiene l’attivazione della carriera alias.
È soprattutto questo passaggio ad aver alimentato le accuse secondo cui la guida promuoverebbe una “transizione sociale” già a tre anni, anche se nel documento l’attivazione della carriera alias viene collocata successivamente, al momento dell’ingresso alla scuola primaria.
Il linguaggio come parte della cura
Un altro capitolo è dedicato al linguaggio utilizzato da adulti e professionistə sanitarə. Il documento contrappone le espressioni che possono svalutare l’esperienza dei minori a quelle considerate accoglienti.
Frasi come “È solo una fase”, “Vedrai che passerà”, “È contro natura”, “Sei troppo piccolo per saperlo” o “Non dirlo a nessuno” vengono indicate come potenzialmente dannose perché possono aumentare vergogna, isolamento e senso di inadeguatezza.
Tra le alternative proposte compaiono invece formule come “Come vuoi che ti chiami?”, “Grazie per avermelo detto, deve essere stato difficile” e “Di cosa credi di avere bisogno?”.
Il linguaggio viene dunque presentato come uno strumento clinico e relazionale. La guida suggerisce ai pediatri di non presumere automaticamente l’eterosessualità degli adolescenti, di rispettare nomi e pronomi scelti e di utilizzare una modulistica in grado di rappresentare anche famiglie diverse da quella composta da una madre e un padre.
Famiglie omogenitoriali e persone intersex
La pubblicazione affronta inoltre l’omogenitorialità. SIP e ACP affermano che i figli cresciuti da genitori dello stesso sesso presentano un adattamento emotivo, comportamentale e sociale paragonabile a quello degli altri bambini.
Il principale fattore di rischio non sarebbe rappresentato dall’orientamento sessuale dei genitori, ma dallo stigma e dalle discriminazioni subite dalla famiglia. Ai pediatri viene chiesto di riconoscere i legami affettivi, rivolgersi a entrambi gli adulti come genitori e adottare documenti con formule neutre.
Una sezione specifica riguarda anche le persone intersex, che presentano variazioni congenite delle caratteristiche del sesso – cromosomiche, gonadiche e/o anatomiche – non riconducibili alle tipiche categorie binarie dei corpi femminili e maschili. Alcune di queste variazioni sono visibili alla nascita, mentre altre possono emergere durante la pubertà o essere scoperte in età adulta.
In assenza di urgenze mediche, il documento invita a evitare interventi chirurgici precoci eseguiti con finalità esclusivamente estetiche o di conformità sociale, privilegiando il confronto tra famiglia ed équipe multidisciplinare e, quando possibile, il coinvolgimento diretto della persona interessata.
Le critiche della Garante per l’infanzia Marina Terragni

La polemica è esplosa dopo l’intervento della Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, che ha contestato la parte della guida dedicata all’affermazione sociale in età prepuberale.
“È impensabile una transizione sociale a tre anni”, ha dichiarato Terragni all’ANSA. Secondo la Garante, “almeno in otto casi su 10 il momento di incertezza sul proprio genere si risolve invece spontaneamente”.
Terragni ha quindi definito “strano” che la Società Italiana di Pediatria parli di affermazione sociale per un bambino così piccolo. A suo giudizio, la guida non terrebbe adeguatamente conto di alcuni documenti istituzionali internazionali accomunati dal richiamo alla prudenza e alla tutela del “diritto del minore a un futuro aperto”.
La pubblicazione, ha aggiunto, farebbe inoltre riferimento a standard di cura che “non offrono sufficienti garanzie di scientificità”. La Garante ha quindi auspicato “l’apertura di un ampio dibattito scientifico, mantenendo al centro l’interesse del minore”.
Pro Vita chiede il ritiro della guida e le dimissioni dei presidenti
Alle dichiarazioni di Terragni si è aggiunto un nuovo intervento di Pro Vita & Famiglia, associazione che aveva già contestato il documento.
Il portavoce Jacopo Coghe ha sostenuto che la posizione della Garante confermerebbe quanto denunciato dall’associazione: la guida, a suo dire, “non ha alcuna credibilità scientifica, si fonda su standard screditati e va ritirata immediatamente”.
Pro Vita & Famiglia ha chiesto l’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci, il ritiro di Oltre lo sguardo e le dimissioni dei vertici di SIP e ACP. Coghe ha inoltre richiamato una petizione che avrebbe superato le 37mila firme e due interrogazioni parlamentari presentate da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega.
La risposta dei pediatri: “Non è una linea guida per prescrivere ormoni”
SIP e ACP hanno respinto la rappresentazione della pubblicazione come un documento destinato a promuovere trattamenti medici sui bambini.
Chiara Centenari, responsabile del Gruppo di studio diritti dei bambini della SIP e tra le autrici della guida, ha spiegato all’ANSA che i temi affrontati fanno parte della realtà con cui i pediatri possono trovarsi a fare i conti nella loro attività.
“Quelli utilizzati contro la guida sono argomenti strumentalizzabili, ma questi sono temi reali che il pediatra si trova ad affrontare”, ha dichiarato.
Centenari ha precisato che l’opuscolo “non è una linea guida per prescrivere ormoni”, ma “uno strumento pratico per rispondere alle domande di familiari e pazienti”.
Il compito del pediatra, ha aggiunto, non è formulare diagnosi, ma accogliere e indirizzare le richieste di aiuto senza giudicarle, esasperarle o sminuirle. Nelle parole riportate dall’ANSA, “non sta ai pediatri fare diagnosi ma accogliere e indirizzare senza giudicare, amplificare o minimizzare le richieste di aiuto”.
L’obiettivo, secondo Centenari, è accompagnare famiglie e pazienti verso professionistə e servizi competenti, evitando reazioni basate su pregiudizi o rifiuto. Centenari ha inoltre avvertito che reprimere o ignorare queste richieste può aggravare il disagio: “Soffocare può portare l’accentuarsi di sofferenze e disturbi psicologici”.
I pediatri starebbero intanto lavorando a una risposta tecnica, punto per punto, alle critiche rivolte alla guida.
Il chiarimento dell’Istituto Superiore di Sanità
Nel confronto è intervenuto anche l’Istituto Superiore di Sanità, ma per smentire una notizia relativa alla presentazione della guida.
L’ISS ha precisato che durante il congresso dell’Associazione Culturale Pediatri previsto il 5 novembre presso la propria sede non è in programma alcuna presentazione di Oltre lo sguardo.
La presidente di ACP ha confermato che il programma dell’incontro era stato definito prima della pubblicazione del documento e che il riferimento alla guida era comparso per un errore nel comunicato stampa.
Uno scontro che rischia di oscurare il contenuto complessivo
Il confronto pubblico si è concentrato quasi interamente sul caso della bambina di tre anni e sull’espressione “affermazione sociale”. La guida, tuttavia, affronta un insieme molto più ampio di questioni: dal bullismo omotransfobico alla salute mentale, dal coming out alla privacy degli adolescenti, fino all’accoglienza delle famiglie omogenitoriali e delle persone intersex.
Il nodo destinato a rimanere al centro del dibattito riguarda il modo in cui gli adulti e i servizi sanitari devono rispondere quando unə bambinə manifesta un’identità o un’espressione di genere non conforme alle aspettative sociali.
Al di là dello scontro, il confronto non può prescindere dai contenuti effettivi del documento e dalla distinzione tra affermazione sociale, valutazione clinica e trattamenti medici, che nella guida vengono presentati come piani differenti.
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