Enrico Oliari, fondatore di GayLib e protagonista della storica causa che contribuì al riconoscimento delle unioni civili in Italia, ripercorre oltre trent’anni di militanza politica e battaglie per i diritti delle persone gay. Lo fa in una lunga intervista firmata da Simone Alliva e pubblicata il 23 luglio nella sua newsletter “Prima Che Sia Notte”.

Enrico Oliari, l’intervista di Simone Alliva
Il racconto di Enrico Oliari è stato raccolto dal giornalista Simone Alliva in un dialogo che ripercorre una vita trascorsa in una posizione politica e personale considerata, soprattutto negli anni Novanta, quasi inconciliabile.
Oliari, 56 anni, infermiere e direttore della rivista “Notizie Geopolitiche”, è stato tra i fondatori di GayLib, associazione nazionale nata per rappresentare le persone gay liberaldemocratiche e di centrodestra. Nel dialogo con Alliva ricostruisce la propria esperienza nel Movimento Sociale Italiano, in Alleanza Nazionale, nell’associazionismo LGBTQIA+ e nelle battaglie giudiziarie per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso.
Una traiettoria segnata da contestazioni provenienti da entrambe le parti. “È stato insomma un mantra per tutta la mia militanza: ‘fr*cio’ da una parte, ‘fascista’ dall’altra”, racconta Oliari.
L’espulsione dal MSI perché gay nel 1991
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il 1991, quando Oliari aveva 21 anni e viveva a Bolzano. In quel periodo, racconta, il suo orientamento sessuale veniva vissuto in maniera discreta, come accadeva a molte persone gay nelle città più piccole.
La situazione cambiò quando il segretario locale del Fronte della Gioventù gli comunicò l’espulsione perché gay. Oliari decise di non accettare il provvedimento in silenzio e rese pubblica la discriminazione.
“Non fu una cosa semplice ma scelsi di non piegare la testa”, ricorda. La vicenda attirò l’attenzione della stampa e provocò l’intervento di diverse figure politiche. Secondo Oliari, furono coinvolti Alessandra Mussolini, Gianfranco Fini e soprattutto Giorgio Holzmann, dirigente locale del partito.
Fu proprio Holzmann, sostiene, a dimostrare “con i fatti apertura, vicinanza e comprensione”, permettendogli di rimanere nel MSI. Oliari sottolinea inoltre come, all’epoca, il Movimento Sociale Italiano rappresentasse anche un punto di riferimento politico per la comunità italiana dell’Alto Adige.
La nascita di GayLib e le contestazioni ai Pride
Oliari fondò GayLib insieme ad Alessandro Gobbetti, Marco Jouvenal e Marco Volante con l’obiettivo di portare le rivendicazioni per i diritti delle persone gay all’interno del centrodestra, superando l’idea che la cosiddetta “questione gay” dovesse appartenere esclusivamente alla sinistra.
La scelta di esporsi pubblicamente fu, per Oliari, una forma di protezione. “L’averci messo la faccia è stata la prima corazza”, afferma nell’intervista.
Le difficoltà, tuttavia, non mancarono. Durante un intervento ad Atreju percepì le risatine del pubblico. In occasione del Pride di Genova, invece, venne contestato e chiamato “fascista” mentre cercava di spiegare dal palco l’importanza della trasversalità politica delle rivendicazioni LGBTQIA+.
Un’esperienza che riassume la posizione particolare occupata da Oliari per gran parte della sua militanza: discriminato in alcuni ambienti di destra perché gay e respinto da una parte del movimento LGBTQIA+ a causa della sua appartenenza politica.
“Siamo gay, non siamo checche”: la frase e il contesto storico
Nel corso dell’intervista Alliva torna anche su una frase attribuita a Oliari: “Siamo virili, non siamo checche”. Oliari precisa che la formulazione pronunciata durante una trasmissione televisiva fu in realtà: “Siamo gay, non siamo checche”.
Secondo il fondatore di GayLib, quella dichiarazione deve essere letta nel contesto dell’epoca, quando l’omosessualità veniva spesso descritta come un vizio o un comportamento da deridere. “Era l’epoca in cui si alzava la testa non per protagonismo personale, ma per difendere una minoranza derisa e ostracizzata, per affermare un’identità e non il vizio, anzi, il ‘vizietto’”, spiega.
Oggi, ammette, non ripeterebbe quella frase, considerandola anacronistica. Oliari sostiene che la società debba valutare le persone per ciò che fanno e per il contributo che offrono, non sulla base dell’identità, dell’orientamento sessuale o dell’espressione di genere.
Il confronto con Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi
L’impegno di Oliari non si limitò alla visibilità personale. Nel 1998 criticò pubblicamente Gianfranco Fini dopo l’affermazione secondo cui un insegnante non avrebbe potuto essere gay. “Fini fece un’uscita infelice sugli insegnanti gay, la contrastai con forza”, ricorda. Allo stesso tempo, Oliari riconosce che negli anni successivi l’ex leader di Alleanza Nazionale assunse posizioni più aperte sul riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, fino a dichiararsi favorevole alla legge Cirinnà.
Anche Silvio Berlusconi fu oggetto delle critiche di GayLib. Nel 2000, dopo una barzelletta sui malati di Aids, Oliari commentò che quella battuta “faceva più piangere che ridere” e rendeva Berlusconi “più antipatico che simpatico”.
Nell’intervista, tuttavia, Oliari ricorda anche l’esistenza di un dialogo diretto con il leader di Forza Italia. Durante un congresso del partito, gli attivisti distribuirono volantini a favore del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso. Berlusconi, racconta, prese il foglio e lo lesse con attenzione.
L’esperienza nel Consiglio nazionale di Arcigay
Nel 1996, mentre militava in Alleanza Nazionale, Oliari venne eletto nel Consiglio nazionale di Arcigay. Una presenza rara e politicamente significativa. Oliari attribuisce a Franco Grillini la capacità di avere compreso per tempo la necessità di un consenso trasversale sui diritti civili: “Gli slogan sono belli, ma alla fine contano sempre i numeri”.
L’esperienza in Arcigay contribuì alla sua formazione, ma lo spinse anche a riflettere sulle debolezze del movimento. Tra i temi indicati da Oliari c’è l’assenza di politiche rivolte alle persone gay anziane e sole.
“Considerare i gay finché sono giovani e attraenti, buoni per i gay pride, era un errore allora e lo è oggi”, dichiara. Un problema che, secondo Oliari, non avrebbe ancora ricevuto risposte adeguate da parte dell’associazionismo.
Il Pride di Venezia del 1997 e l’assalto al campanile
Nel 1997 Oliari organizzò il Pride di Venezia insieme a Michele Beozzo, Richard Lee e Beppe Tasca. Lo slogan della manifestazione era “Giù la maschera”, un invito al coming out rivolto sia alla società sia alle persone gay.
Il corteo attraversò le calli e i canali di Venezia, ma quei giorni vengono ricordati da Oliari anche per un episodio surreale e pericoloso. Durante l’organizzazione del Pride, si trovò infatti coinvolto nell’assalto al campanile di San Marco compiuto dai cosiddetti Serenissimi.
Oliari racconta di aver incontrato uomini armati e un mezzo simile a un carro armato, senza comprendere inizialmente che fosse in corso un’azione eversiva. Pensò persino a una candid camera, anche perché in quel periodo quel tipo di programma televisivo era molto popolare. “Solo dopo si è saputo che era in atto un’azione eversiva”, ricorda nella newsletter di Alliva.
La causa Oliari contro Italia e il ruolo nelle unioni civili
Il passaggio politicamente e giuridicamente più rilevante della storia di Oliari riguarda la causa “Oliari e altri contro Italia”, conclusa davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilì che l’Italia aveva violato l’articolo 8 della Convenzione europea, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare, non offrendo alle coppie dello stesso sesso una forma di riconoscimento e tutela legale. Quella decisione contribuì a rafforzare il percorso politico e giuridico che avrebbe portato, nel 2016, all’approvazione della legge sulle unioni civili.
Oliari sostiene di essere stato lasciato solo da una parte dell’associazionismo, che, a suo giudizio, temeva che una possibile sconfitta potesse danneggiare l’intera battaglia. “Certo di vincere nell’interesse di tutti ho comunque voluto andare avanti”, afferma. Il mancato riconoscimento ricevuto dal movimento LGBTQIA+ resta per lui motivo di delusione. “Mi resta la grande soddisfazione di aver aggiunto un mattone, anzi, una chiave di volta nella costruzione della libertà e dell’uguaglianza, anche per le persone omoaffettive”, sottolinea.
Le critiche a Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia
Nell’intervista, Oliari affronta anche il proprio rapporto con Fratelli d’Italia, partito al quale si era iscritto nel 2013 ma di cui non ha successivamente rinnovato la tessera.
La sua valutazione sul governo Meloni è fortemente critica. Oliari considera FdI lontano dalle sue idee politiche e contesta la distanza tra le promesse fatte all’opposizione e le scelte compiute al governo. “La politica urlata quando si è all’opposizione e non applicata quando si governa sa di tradimento dell’elettorato”, sostiene.
Oliari dichiara inoltre di faticare a riconoscere Giorgia Meloni come erede di Gianfranco Fini o come interprete di un’autentica cultura di destra. Secondo il fondatore di GayLib, la presidente del Consiglio avrebbe raggiunto il governo attraverso una strategia populista, capace di produrre consenso elettorale ma non necessariamente benefici concreti per il Paese.
Allo stesso tempo, esprime posizioni critiche anche nei confronti di alcune rivendicazioni del movimento LGBTQIA+, in particolare sui temi delle adozioni, della gestazione per altri e dell’educazione nelle scuole.
Gay conservatori, nuove divisioni e assenza di obiettivi
Nella parte finale dell’intervista, Alliva chiede a Oliari un’opinione sulle divisioni che hanno attraversato i gruppi più recenti di Gay Conservatori e Liberali, comprese le distanze prese da Francesca Pascale e la nascita della pagina “Oltre”.
Secondo Oliari, un gruppo può essere definito un movimento soltanto quando esistono obiettivi condivisi capaci di superare incomprensioni e contrasti personali. “Il punto centrale è quindi ‘l’obiettivo’: a tutti, di destra o di sinistra, chiederei oggi se hanno contezza dell’obiettivo”, osserva.
Per il fondatore di GayLib, le unioni civili rappresentavano il principale traguardo politico da raggiungere. Oggi, invece, le priorità dovrebbero riguardare maggiormente la solitudine delle persone LGBTQIA+ anziane e la valorizzazione della cultura gay.
La vita privata e l’adozione di un ragazzo musulmano

Oliari si mostra particolarmente riservato quando Simone Alliva gli chiede della vita privata. Precisa di non essersi unito civilmente, contrariamente a quanto riportato in alcune ricostruzioni biografiche.
Alla fine dell’intervista, tuttavia, racconta una vicenda personale avvenuta durante uno dei suoi viaggi in aree critiche del mondo. Oliari spiega di avere conosciuto un ragazzo maggiorenne, eterosessuale e musulmano praticante, che afferma di avere successivamente adottato.
Il ragazzo vive e lavora in Italia. Il loro rapporto, racconta Oliari, è fondato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco. “È la più bella cosa che poteva capitarmi”, conclude.
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