Cagliari calcio e i suoi tifosi premiati da Arcigay Sport: “Italia in Campo contro l’Omobitransfobia 2024”

Premiato anche Tommaso Marini, campione mondiale di scherma e spada. Marco Arlati, responsabile della sezione sport di Arcigay Nazionale, ci racconta le evoluzioni dell'iniziativa.

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Front Runners Milano Prima Running Community LGBTQIA+ in Italia
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Tifoserie violente, tabù negli spogliatoi, pressioni dalla dirigenza per tenere celati il proprio orientamento sessuale o identità di genere. Nel complesso mondo dello sport – professionistico e non – si sprecano gli episodi in cui il talento e la devozione di unə atleta passano in secondo piano e vengono offuscati da pregiudizi e discriminazioni.

Un calciatore omosessuale “perde la sua virilità” quando fa coming out, mentre un’atleta lesbica viene derisa e presa di mira. Per non parlare dellə atletə trans, intersessuali e non binariə, da sempre esclusə da qualsiasi competizione a causa di bias radicati che rifiutano di riconoscere appieno la loro identità. Ma il mondo dello sport è davvero irrecuperabile come appare per la comunità LGBTQIA+?

A poco più di un mese dall’inizio delle Olimpiadi, ne abbiamo parlato con Marco Arlati, responsabile della sezione sport di Arcigay Nazionale nonché primo promotore delliniziativa “Italia in Campo contro l’Omobitransfobia”.

L’evento, giunto alla sua terza edizione, è diventato un appuntamento annuale atteso ed apprezzato da coloro che rifiutano di guardare al binomio sport/comunità LGBTQIA+ come un’impossibile chimera. Quest’anno la partecipazione è stata ancora più sostanziale dell’anno scorso, per un progetto che continua ad evolversi e a guadagnare rilevanza.

I premi Italia in Campo contro l’Omobitransfobia mirano infatti a riconoscere e premiare le azioni e le dichiarazioni di atleti, società sportive, giornalisti e altre personalità che si sono distinte nel promuovere l’inclusività e il rispetto dei diritti LGBTQIA+ nel mondo dello sport, in barba a una cultura machista e conformista che per nulla si sposa con i valori del movimento di liberazione dei corpi queer.

Oramai è un appuntamento che si ripete ogni anno perché è un progetto che vogliamo spingere molto – spiega Arlati – Ogni anno tentiamo di evolverci sempre di più. Quest’anno la novità è che invece di avere cinque categorie siamo passati a sei, per riflettere al meglio l’ampiezza e la diversità del contributo che diversi attori offrono al mondo dello sport e alla comunità LGBTQIA+”.

Cagliari calcio e i suoi tifosi premiati da Arcigay Sport: "Italia in Campo contro l'Omobitransfobia 2024" - sport comunita lgbt awards 7 - Gay.it

Le categorie premiate vanno dall’atleta, alla società sportiva, alla tifoseria, ai giornalisti sportivi, all’outdoor (inteso come benessere psicofisico della persona), fino al bilancio sociale delle società sportive.

Il processo di selezione è articolato in due fasi principali. La prima prevede l’incontro dell’assemblea o della commissione giudicatrice, composta da rappresentanti di 32 realtà LGBTQIA+ italiane. Quest’anno, la riunione si è svolta a Rimini, ospite di Arcigay Rimini e della comunità locale.

Abbiamo scelto Rimini quest’anno perché proprio qui è nata una nuova squadra di pallavolo LGBTQIA+, e ci fa piacere portare questo progetto ogni anno in una realtà dove nascono nuovi, entusiasmanti progetti di questo tipo. È un segnale importante che dimostra come lo sport possa essere un veicolo di inclusione e di creazione di nuove opportunità.

Oltre alla votazione delle candidature, la giornata ha infatti incluso una competizione di Beach Volley, anticipazione del primo torneo ufficiale del nuovo gruppo di Rimini.

Abbiamo deciso di organizzare questo piccolo torneo per creare un momento di aggregazione e di sportività. È stato un modo per celebrare l’inclusione nello sport, dando visibilità a una nuova realtà sportiva che si sta sviluppando sul territorio”.

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La seconda fase è stata la cerimonia di consegna dei premi vera e propria, svoltasi presso il Palazzo del CONI Lombardia, con il supporto del presidente Marco Riva. Arlati ha sottolineato l’importanza della collaborazione con le istituzioni sportive.

Per noi è stato importantissimo, perché solo entrando nelle sedi istituzionali e nelle ‘sale comandi’ possiamo veramente portare formazione e cambiare la situazione in meglio. Quest’anno, grazie al supporto del CONI Lombardia, siamo riusciti a organizzare la cerimonia di consegna delle targhe in una sede prestigiosa, dando ulteriore rilevanza all’evento.

Oltre alla consegna delle targhe, abbiamo incluso un’ora di formazione su una tematica particolare: le atlete intersessuali alle Olimpiadi. Questo perché l’evento non è solo un momento di celebrazione, ma anche un’occasione per promuovere la formazione e la consapevolezza su temi importanti.

Italia in Campo contro l’Omobitrasfobia: i Premi 2024

Atleta dell’anno

Tommaso Marini, campione mondiale di scherma e spada.

Arlati ha espresso grande soddisfazione per questo riconoscimento: “Sono veramente contento, anche se Tommaso non ha potuto essere presente fisicamente perché è a Roma per prepararsi alle Olimpiadi. Ha inviato un bellissimo filmato di ringraziamento, dimostrando quanto tenga a questo riconoscimento. La sua dedizione e il suo impegno nel mondo dello sport sono un esempio per tutti.

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 Società sportiva dell’anno

Cagliari Calcio, per aver integrato un giocatore dichiaratamente gay nella squadra di Serie A maschile.

Il Cagliari ha dimostrato che l’orientamento sessuale non deve influenzare le scelte sportive. Jakub Jankto aveva già fatto coming out e la società e l’allenatore hanno scelto di integrarlo per le sue capacità tecniche, nonostante il contesto spesso ostile del calcio professionistico. Un passo fondamentale verso l’inclusione e il rispetto nel mondo complesso del calcio professionistico”.

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Tifoseria dell’anno

I tifosi del Cagliari, che hanno accolto e sostenuto dopo il coming out Jakub Jankto, con applausi e affetto.

Sembrano dei piccoli gesti, ma in realtà rappresentano il cambiamento che vogliamo vedere. Finalmente, vediamo tifoserie positive e non negative, che sostengono atleti gay, lesbiche, bi e trans senza alcun problema”.

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Premio outdoor

L’Associazione Italiana Guida Ambientale Escursionistica, per il loro supporto al Milano Pride e per il loro impegno nella promozione del trekking LGBTQIA+.

Il trekking LGBTQI+ si è molto diffuso, soprattutto dopo i due anni di pandemia. Il patrocinio e il sostegno del Milano Pride da parte di un’associazione così grande dimostrano che anche le istituzioni dell’outdoor stanno prendendo posizione in modo chiaro”.

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Giornalista sportiva dell’anno

Francesca Muzzi, per il suo libro sui calciatori gay in Italia e per il suo impegno nel far luce sulle problematiche della diversità nel mondo dello sport.

Francesca ha fatto un lavoro straordinario. Il suo libro è stato un faro molto forte all’interno dell’editoria italiana, e quest’anno ha riproposto una versione amplificata, parlando di tutto lo spettro del mondo sportivo LGBTQI+. Ha intervistato personalità importanti, come il presidente del CONI Giovanni Malagò, che hanno dato il loro sostegno alla lotta contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia nello sport”.

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Bilancio sociale delle società sportive

Cagliari Calcio, per il loro lavoro continuo sull’inclusività e per i loro bilanci sociali che evidenziano il loro contributo alla comunità.

Il Cagliari è una delle poche società che lavora molto bene sull’inclusività. Tramite i loro bilanci sociali, mostrano esattamente cosa fanno durante l’anno, evidenziando il loro impegno nel promuovere l’inclusione e il rispetto. È un esempio che altre società dovrebbero seguire”.

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Sport e atlete trans

Nonostante i progressi, il mondo dello sport continua tuttavia a presentare pervasivi impedimenti alla partecipazione delle identità non conformi, in particolare per le persone trans. Se da un lato la cautela è comprensibile nell’ambito dello sport professionistico, in quello di base l’esclusione si traduce in un ostacolo ai diritti fondamentali di benessere psicofisico e piena partecipazione sociale  

La priorità per noi è lo sport di base, dove tutti dovrebbero poter accedere senza impedimenti” commenta Arlati. “Lo sport significa benessere fisico e mentale, e per noi è essenziale lavorare per fare in modo che le persone, soprattutto transgender, non abbiano nessun impedimento o barriera per accedervi”.

Per quanto riguarda lo sport di alto livello, la questione è più complessa e spesso coinvolge regolamenti stringenti giustificati dalla necessità di garantire il fair play. Regolamenti che, tuttavia, finiscono per escludere le donne trans da tutte le principali competizioni sportive.

L’argomentazione dell’integrità sportiva sta diventando inoltre sempre meno convincente, poiché diversi studi hanno comparato le performance di atlete cisgender e transgender, ed uno in particolare ha rilevato che le atlete transgender possono addirittura trovarsi in svantaggio rispetto alle colleghe AFAB.

Il problema è che molte federazioni internazionali, per paura e mancanza di conoscenza, hanno iniziato a emanare regolamenti esclusivi, che pongono più solo limiti sui livelli ormonali, ma richiedono anche che la transizione sia completata prima dei 14 anni. In molti paesi, compresa l’Italia, la transizione prima dei 14 anni è illegale, rendendo impossibile per gli atleti trans competere a livelli alti. Questo è distruttivo per tutte le atlete che hanno lavorato duramente per partecipare alle competizioni. Prendiamo l’esempio di Lia Thomas”.

Come trovare l’equilibrio? Un tema caldo è la possibile creazione di categorie separate per atlete trans, proposta che però Arlati e Arcigay rifiutano fermamente.

È una follia, siamo contenti che non abbia funzionato dov’è stato proposto. Le persone trans vogliono gareggiare con il genere in cui si identificano. Creare una terza categoria significa semplicemente escludere ulteriormente. Le persone trans, come tutte le altre, dovrebbero poter competere dove si sentono a loro agio e in base alla loro identità di genere. La creazione di una terza categoria non risolverà il problema dell’inclusione, ma anzi lo aggraverà, creando ulteriori divisioni. Lo sport è inclusione, non può essere esclusione”.

Proprio oggi, 22 Giugno, nell’ambito del Milano Pride, sono previsti gli eventi che celebrano la comunità sportiva LGBTIQ+ >

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