Da Mean Girls a Babygirl: come stanno cambiando le personagge al cinema?

Ci stiamo liberando del male gaze? Cosa siamo stufe di vedere sullo schermo? Esistono davvero film da femmine e film da maschi?

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Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Babygirl, 2024)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Babygirl, 2024)
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Una volta, nel 2022, Giorgia Soleri fece scoppiare il putiferio: le persone erano particolarmente arrabbiate che sul red carpet della 79esima Mostra del Cinema di Venezia ci fosse un’influencer che fino a qualche anno prima scriveva nelle sue stories  Instagram: ‘È un linguaggio che mi annoia e credo di essere davvero l’unica persona che abbia mai conosciuto a disperarsi quando qualcuno dice ‘guardiamo un film?’. Davanti all’indignazione generale, Soleri cercò di rimediare tranquillizzando i detrattori: Non è vero che non mi piace il cinema. Ad esempio sono ancora arrabbiata per il mancato Oscar a Mean Girls e 10 cose che odio di te’.

Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Mean Girls, 2006)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Mean Girls, 2006)

Le persone si incazzarono più di prima, ma io ero totalmente d’accordo. Vorrei tornare indietro nel tempo, alle lezioni di cinema all’università e non sforzarmi di sparare il titolo più pretenzioso possibile, solo per darmi un tono davanti al resto della classe: no, il mio film preferito non è L’Avventura di Michelangelo Antonioni, ma Ragazze a Beverly Hills. Notting Hill. Harry Ti Presento Sally. C’è Posta Per Te. La Morte ti fa Bella. Il diario di Bridget Jones. E ovviamente, Mean Girls che celebro regolarmente ogni 3 Ottobre da ventun’anni. Tutti questi film hanno in comune due fattori: sono presi poco sul serio e  considerati ‘da femmine’. ‘Femmina’ e ‘poco serio’ sono due concetti che vanno a braccetto, e i tuoi film bros di fiducia preferiranno tagliarsi un braccio piuttosto che accostare Greta Gerwig a Kubrick, Tarantino, Nolan o qualunque altro regista (maschio) troverete nelle liste dei ‘film più importanti della storia del cinema’. Te lo ricorderanno anche quando un film ‘da femmine’ come Barbie risolleva il botteghino mondiale diventando uno dei titoli più significativi dell’epoca post-Covid. O quando C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi, si aggiudica per il secondo anno consecutivo il prestigioso Biglietto d’Oro (premio riservato ai film che hanno registrato il maggior numero di presenze in sala, per la prima volta nella storia del cinema italiano assegnato due anni di fila allo stesso film). Nel migliore dei casi, ti diranno che questi film sono sopravvalutati. Nel peggiore, si arrabbieranno perché quel successo è immeritato. Il comune denominatore è che dietro e davanti la macchina da presa ci sono sempre donne.

Eppure qualcosa si muove: le eroine (e antieroine) prendono controllo delle proprie storie accogliendo una pluralità di prospettive che fino a qualche anno fa non ci era concesso. I film non sono più quelli di una volta, ma nemmeno noi: sono cambiate le protagoniste sullo schermo o chi le racconta? Se esiste un female gaze, cosa ci sta permettendo di vedere che non vedevamo prima? Esistono davvero film ‘per femmine’ e film ‘per maschi’ o semplicemente oggi ci accorgiamo prima dei doppi standard? Ne ho parlato con Martina Barone, critica cinematografica per GQ Italia, NSS Magazine, NSS-G-Club, cresciuta sia con Jurassic Park che Barbie.

Come sono cambiate le personagge al cinema? (Julia Stiles in 10 cose che odio di te, 1999)
Come sono cambiate le personagge al cinema? (Julia Stiles in 10 cose che odio di te, 1999)

 

Tu sei grande fan del termine ‘personaggia’, perché secondo te è così importante? Si tratta solo di declinare al femminile una parola?

Sicuramente usare ‘personaggia’ è di più facile riconduzione agli agenti moventi all’interno di una storia, ma il discorso è più ampio: non significa che non possiamo più utilizzare i termini a cui siamo abituate, ma per quale motivo se ci stiamo riferendo ad un gruppo corale all’interno di un film li definiamo automaticamente ‘personaggi’ a prescindere dal loro genere? Perché non dovremmo chiamarle ‘personagge’? Nemmeno per me in principio era così ovvio, e tutt’oggi in scrittura mi interrogo se scriverlo o meno. Credo che alcuni termini non li utilizziamo anche per timore di non avere il potere di farlo: chi mi autorizza ad usare un termine ancora considerato ‘strano’? Poi penso che se ci provo io, poi te, e infine noi, possiamo costruire tutte insieme una comunità che lo normalizzi sempre di più. Ecco, finché non risulterà strano leggerlo, secondo me è bene sforzarsi ad utilizzarlo.

Ti ricordi la prima personaggia che ti ha fatto pensare ‘ci sono più possibilità per me e le altre donne sullo schermo’?

Ci pensavo proprio giorni fa. Secondo me una personaggia compresa da pochi è Ladybird. Molti non la tollerano perché è antipatica, e hanno ragione, nessuno la vorrebbe come amica. Ma a me è sembrato un punto di svolta: è una protagonista antipatica che resta antipatica dall’inizio alla fine, e la ami proprio per questo. Tendenzialmente ai personaggi femminili non è concessa questa possibilità, mentre alle care vecchie canaglie al maschile l’antipatia gliela perdoniamo. Se una donna è antipatica la odiamo e basta.

Nel mio caso è stata Lena Dunham con Girls. Penso che fino a quella serie non mi era mai capitato di guardare cinque stagioni con quattro eroine spudoratamente insopportabili dall’inizio alla fine. Eppure non volevi mollarle proprio perché non cercavano di piacerti a tutti i costi. Anzi.

Mi viene da pensare anche a Fleabag. Anche lei è una personaggia sgradevole, ma a differenza di Girls, ti ammicca. È proprio lo strizzare l’occhio al pubblico che te la fa entrare più in connessione.

Infatti prima di Girls ho pensato anche io a Fleabag. Ma non sarebbe corretto: Fleabag l’ho amata immediatamente.

La ami perché speri di essere come lei. Il problema è che spesso siamo più come Lady Bird o Hannah di Girls.

Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Saoirse Ronan in Lady Bird, 2017)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Saoirse Ronan in Lady Bird, 2017)

Queste riflessioni nelle scuole di cinema o nel mondo della critica audivisiva si fanno? Concordi che anche in questi ambienti tre volte su quattro prevale sempre il punto di vista maschile?

All’Università mi sembrava davvero che tutto fosse visto attraverso gli occhi degli uomini. Quando inizi a mettere in discussione sia te stessa che quello che studi, interroghi anche certe dinamiche che hai sempre dato per scontate, inclusa la rappresentazione cinematografica. Più che nell’ambito accademico credo sia proprio la sala cinematografica che ha orientato diversamente il nostro sguardo, soprattutto con l’arrivo di nuove registe donne. Anche i registi uomini negli ultimi anni hanno dovuto iniziare a mettersi in discussione, e c’è una maggiore discrepanza tra il prima e dopo: oggi puoi capire in che epoca è ambientato un film anche solo vedendo come inquadra il corpo di una donna. Se l’ossessione sulle forme femminili è ingiustificata ai fini della storia, ti accorgi più facilmente che fa parte di un retaggio ben catalogabile. È un approccio talmente così comune e introiettato nel linguaggio cinematografico, che quando guardo un film ancora mi aspetto quel genere di riprese da un momento all’altro. Ma negli ultimi anni viene sempre più smentito, e per fortuna. Mi chiedo quando questa disattesa smetterà di sorprenderci e diventerà davvero la norma.

Ti viene in mente un film dove il male gaze [ndr. termine coniato dalla critica cinematografica Laura Malvey per riferirsi all’atto di “raffigurare l’universo femminile, nelle arti visive e nella letteratura, da una prospettiva maschile, eterosessuale, che porta ad una rappresentazione delle donne come oggetti sessuali atti a soddisfare lo spettatore maschio”] ti ha dato particolarmente fastidio?

Forse non è un proprio un film, ma lo vedo molto nel genere action o le action comedy. Quello duro e crudo che accentuava i corpi femminili più come appoggio del pubblico maschile, che soggetti attivi. Ma anche questo sta cambiando: un film come The Fall Guy non è paragonabile ad un Fast & Furious. E nemmeno i primi film di Fast & Furious sono abbinabili ai sequel recenti. Tra i recenti ci sarebbe anche il male gaze intellettuale di Paolo Sorrentino con Parthenope. 

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Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Mikey Madison in Ancora, 2024)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Mikey Madison in Anora, 2024)

Sì, quelle di Sorrentino solo le ‘psicofregne’. Invece un regista uomo che secondo te sa rappresentare e raccontare bene le donne chi è?

Sean Baker. Solo da lui posso accettare l’inizio di un film dove ci sono primi piani di tette e culi che si strusciano. Ma perché anche quando ti inquadra il sedere di una donna non è mai esaltazione delle forme, ma puro affetto per le sue protagoniste. L’ho notato in Anora, dove racconta la storia di una sex worker con umanità e zero giudizio, ma anche in Red Rocket, dove il protagonista è un uomo terribile – anche lui sex worker, nello specifico un ex porno attore – ma l’empatia del film si concentra non su di lui, ma sempre sulla sua co-protagonista femminile (Strawberry interpretata da Suzanna Son).

La cosa che mi sciocca di più di Sean Baker è che la miglior rappresentazione al cinema di due personagge trans* per me l’ha fatta lui con Tangerine, un film dove le due eroine non cercano mai né la compassione del pubblico né l’approvazione; qualcosa che noto spesso nella rappresentazione LBTQIA+ e mi pesa sempre di più. Nei suo personaggi invece c’è una sregolatezza e allo stesso tempo una tridimensionalità che vorrei vedere più spesso. E non posso credere che a farlo sia un regista uomo etero e cisgender.

Penso che anche Emilia Pérez fa qualcosa di simile, ma con un passo successivo: il suo personaggio è un ex boss della mafia che porta avanti una transizione di genere, ma questo non la rende più o meno ‘rassicurante’. È ancora una mafiosa con tutti i problemi del caso, al di là del binarismo di genere. (ndr. clicca qui per leggere la nostra intervista alla protagonista Karla Sofìa Gascón)

Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Karla Sofia Gascón in Emilia Pérez, 2024)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Karla Sofia Gascón in Emilia Pérez, 2024)

Perché nel 2024 vogliono ancora farci imbarazzare se ci piace un “un film da femmine”?

Penso sia un imbarazzo riservato solo ad un certo tipo di persone: oggi se un uomo dice che il suo film preferito è Mean Girls fa figo, soprattutto da quando molti titoli del passato sono stati ri-scoperti cult nell’immaginario collettivo; vale anche per Jennifer’s Body o La Rivincita delle Bionde. Ma se lo dice una donna la fanno passare per scema o per una poco profonda. Allo stesso tempo, se una donna dice che il suo film preferito è Alien, passa per quella ‘particolare’ o ‘diversa dalle altre’. In ogni caso, se un cinefilo ha sempre bisogno di autoaffermarsi citando, chessò, Tarkóvskij come regista preferito – che per carità, può anche essere vero, ma non per salire sul piedistallo – secondo me genera un timore che non fa bene al mondo del cinema. Non sei superiore a nessuno, che ti piaccia Tarkóvskij o Mean Girls.

Nella critica cinematografica sono sempre gli uomini a dirci cos’è bello e cosa non lo è?

Sì, ma secondo me il problema è alla radice. In passato abbiamo avuto soprattutto critici uomini e molta critica cinematografica è condizionata da quel retaggio; anche quando si tratta di stilare le varie liste dei ‘film più importanti della storia’ che escono ciclicamente ogni anno. Se al potere non ci sono mai state donne, risulta difficile il contrario. E ogni volta che le donne vengono nominate – che tre volte su quattro in Italia sono sempre solo Lina Wertmüller e Liliana Cavani – sono sempre definite ‘le uniche’, come se avere delle registe non fosse la norma, ma qualcosa di straordinario.  Non sarà un caso che tante attrici vanno dietro la macchina da presa: si formano un’autorialità e una professionalità prima dov’era loro concesso, e solo dopo sfruttano quella possibilità. Ma fino a poco tempo fa, anche all’interno dell’industria, non era minimamente concepibile che una donna potesse essere regista. I critici uomini sono presenti anche oggi, ma c’è un diverso bilanciamento.

A tal proposito: cos’è cambiato invece post Barbie?

Post Barbie per assurdo gli uomini ci sopportano ancora meno. Non c’è stata la volontà di comprendere la portata di un’opera che voleva essere puro intrattenimento, pur con un messaggio ma come tutti i blockbuster hollywoodiani (per esempio, Wicked che è adesso in sala, fa lo stesso). Non tutti, ma molti spettatori uomini si rifiutano di riconoscerne il valore, soprattutto in un periodo post-Covid in cui gli incassi andavano male e quel film, insieme a Opperheimer, ha riportato sulla cresta dell’onda l’esperienza cinematografica. E questo dovrebbe far riflettere: perché ti stai arrabbiando così tanto? Se esistono davvero film ‘per femmine’ e film ‘per maschi’, perché io non mi sono mai fatta problemi ad amare Jurassic Park ma tu devi scatenare l’invettiva su Barbie?

Secondo te esiste davvero un female gaze?

Non so se si tratta davvero di ‘female gaze’, ma sicuramente ci sono registe che raccontano le personagge con un’empatia e comprensione che per tanti anni abbiamo visto poco sullo schermo.

Un esempio tra i prossimi film in uscita?

Babygirl di Helina Reijin, in uscita a Gennaio in Italia. In quel film c’è finalmente un age gap ribaltato, con Nicole Kidman che ha 57 anni e Harris Dickinson che ne ha 28, e non l’ennesimo protagonista maschile che va con una donna di tredici anni più piccola. Decostruisce un genere come il thriller erotico anni’80 alla Basic Instinct e Attrazione Fatale, dicendoci che oggi abbiamo una consapevolezza molto diversa: non c’è più una femme fatale, ma una donna di oltre cinquant’anni che non ha paura di parlare del proprio desiderio, che vuole soddisfarlo e comunicarlo senza vergogna. A tanti non è piaciuto perché a differenza di quei thriller erotici, rappresenta il sesso in modo goffo e impacciato. Ma sta proprio lì il bello: il sesso nella realtà è effettivamente goffo, e questo lo rende anche più ironico e autentico. È importante che una regista abbia saputo esternarli, e che un’attrice come Nicole Kidman – per cui ha vinto la Coppia Volpi all’ultimo Festival di Venezia – accetti di esserne protagonista.

Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Nicole Kidman e Harris Dickinson in Babygirl, 2024)
Come sono cambiate le personagge sullo schermo? (Nicole Kidman e Harris Dickinson in Babygirl, 2024)

 

Cosa vorresti vedere di più sullo schermo e cosa sei stufa di vedere?

Vorrei vedere sempre più personaggi maschili consapevoli. Anche il personaggio di Harris Dickinson in Babygirl, per quanto non capisci mai se sia pazzo o geniale, è più consapevole di certe dinamiche. Vorrei vedere personaggi maschili che anche attraverso l’autoironia, sappiano adattarsi ai codici e i linguaggi di oggi. Credo sia importante per chiunque, e permette agli spettatori di identificarsi anche in modelli maschili migliori.

E le personagge?

Vorrei personagge che ricoprino lavori che solitamente non associamo ai personaggi femminili. Come in The Fall Guy, dove Emily Blunt interpreta un regista di film action. Vorrei questo tipo di scambio. E possibilmente basta donne al potere ritratte come cattive: se sono bossy non devo essere per forza stronza.

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