I soci di The Walt Disney Company hanno respinto con decisione una proposta avanzata dal think tank conservatore National Center for Public Policy Research, che chiedeva l’abbandono dell’Indice di Uguaglianza Aziendale di Human Rights Campaign (HRC), storicamente uno dei principali parametri di valutazione delle politiche aziendali a favore delle persone LGBTQ+.
Durante l’annuale assemblea degli azionisti del 20 febbraio, solo l’1% dei voti è andato a favore della proposta, segno tangibile del sostegno massiccio degli investitori alle iniziative di diversità, equità e inclusione (DEI) di Disney. L’azienda, da anni, ottiene il punteggio massimo di 100 nel Corporate Equality Index dell’HRC, che valuta benefit, policy interne e diritti dei dipendenti LGBTQIA+ (circa 22 milioni nei soli Stati Uniti).

Nonostante le recenti pressioni politiche dell’Amministrazione Trump e il ridimensionamento di alcuni programmi DEI come “Reimagine Tomorrow” – qui la lista delle multinazionali che hanno accolto le politiche repressive di Musk/Trump – la direzione Disney ha confermato il proprio impegno verso la trasparenza e l’inclusione, consigliando apertamente agli azionisti di votare contro il provvedimento. In una dichiarazione alla SEC, il board ha evidenziato che la proposta “non fornirebbe valore aggiunto agli azionisti”. Qualche settimana fa una notizia analoga era trapelata da ambienti Apple, anche gli azionisti della mela si erano opposti alle incursione persecutorie della nuova amministrazione USA.
In Italia il Diversity Brand Index del 2025 – equivalente dell’Index Americano di HRC – ha osservato come le aziende che investano continuativamente in politiche DEI continuino a registrare performance economiche superiori, con un delta positivo del 24% sui ricavi rispetto ai competitor meno virtuosi.

Il tentativo di disimpegno dalle politiche DEI da parte della Disney , sostenuto dalle rabbrividenti retoriche anti-trans di matrice trumpiana e dalle critiche al presunto attivismo politico dell’azienda, arriva in un momento in cui altre grandi realtà, come Ford e Harley-Davidson, si sono effettivamente ritirate dall’indice. Così come Meta/Facebook, Google, Amazon hanno cancellato gran parte delle proprie politiche DEI. Ma la posizione degli azionisti Disney suona come un messaggio forte in favore dell’ESG (Environmental, Social and Governance), e riafferma che inclusione e sostenibilità sono oggi priorità strategiche soprattutto se osservate dal punto di vista dell’efficenza e del profitto.
Il voto Disney ha inoltre confermato la rielezione di tutti i membri del consiglio di amministrazione e la bocciatura di altre proposte reazionarie, come quella relativa a investimenti in aziende ad alta emissione di carbonio e un’eventuale neutralità pubblicitaria rispetto a posizioni politiche o religiose.
Davanti all’avanzata della nuova destra Trump/Musk, la trincea Disney sembra ancora solida: qui la pagina che la corporation dell’entertainment dedica alle politiche di inclusione.
