La vita, l’identità e il corpo di Elenoire Ferruzzi saranno al centro di un documentario a lei dedicato, ideato e diretto da Simone Bozzelli, uno dei più interessanti giovani registi italiani.
Il progetto è ancora in fase embrionale e in cerca di co-produttori, ma il regista ha già incontrato di persona la protagonista. “L’idea è nata dal desiderio molto chiaro di lavorare con Elenoire, che per me è una grandissima artista“, racconta Bozzelli a Gay.it “Sono da sempre un suo fan: seguo i suoi video, ma soprattutto apprezzo profondamente la sua etica e i discorsi che porta avanti da anni, spesso prima di altri“. Bozzelli sottolinea una sua percezione che dice tutto sul tipo di sguardo che intende portare: “Ha un volto da cinema. Non parlo solo di estetica, ma della sua capacità di essere una storyteller. È una persona che potresti ascoltare per ore“.
Scomodando onerosi e prematuri paragoni, la fascinazione di Bozzelli per Ferruzzi riporta alla memoria quella curiosità morbosa di Fellini per personaggi eccessivi e trimalcionici.
Elenoire Ferruzzi, libera pensatrice, showgirl, attrice, performer trans nata a Cittiglio nel 1976, è una delle figure più polarizzanti del mondo LGBTIAQ+ italiano. Icona della notte milanese, virale con tormentoni tranchant politicamente scorretti a destra e a manca, conosciuta dal grande pubblico con il GF Vip 2022 e con il film di De Sica ‘Amici come prima‘, ha sempre diviso: oggetto di una fascinazione quasi feticista da parte di molti uomini gay, e al tempo stesso bersaglio di critiche serrate dentro la stessa comunità per posizioni considerate anacronistiche sull’identità trans. Un personaggio, come scrivevamo su queste pagine, «esilarante e problematico, da cui non puoi sfuggire, volente o nolente».

“È difficile essere quella che sono io ed essere libera come sono io” aveva spiegato nella casa granfratellesca del 2022 “Io non mi sono voluta omologare a nessuna figura di donna biologica, perché io corrispondo esattamente alla figura che interiormente ero, e tutto quello che ero interiormente l’ho fatto uscire esteriormente perché volevo essere vera fino alla fine.”
Nel 2017, rispondendo ad un attacco del solito Cruciani che accusava i Pride di volgarità, Ferruzzi rispose: “Non essere se stessi è volgare. Non bisogna privarsi di ciò che si è per questo falso, finto moralismo a cui non crede più nessuno. Essere se stessi rende liberi, reali, veri, sinceri.”
Il suo corpo unghiato che imprigiona carne e identità è una calamita di attenzione altrui, ed ella stessa, senza colpo ferire, lo mette continuamente a nudo nella propria compassionevole e fiera disgrazia: “Vorrei che tutto fosse più grande” spiega parlando della dismorfofobia nel novembre 2025.
È precisamente questa complessità ad attirare Bozzelli. “Con Elenoire non potrà mai uscire un prodotto ‘naturale’ in senso tradizionale“, prevede il regista a proposito di questa sfida creativa “Sarà un linguaggio costruito su misura, cucito addosso a lei e alla sua identità“.
Sul piano produttivo, la giovane casa di produzione Amartia Film è già a bordo, ma il progetto, “molto ambizioso“, parole di Bozzelli, cerca ancora finanziatori. L’incontro di persona, racconta Bozzelli, non è stato immediato: “È stato tutt’altro che semplice arrivarci. L’ho conosciuta grazie a un amico comune, Enrico Palazzo, ma si è concessa a me solo dopo una lunga attesa e diversi disperati tentativi, una vera star. Elenoire è di una dolcezza infinita e ha delle grandi risorse emotive. Ora siamo in un momento di conoscenza reciproca”.
Simone Bozzelli ha firmato cortometraggi premiati alla Settimana della Critica di Venezia, l’indimenticato video di “I Wanna Be Your Slave” dei Måneskin, e il disturbante e poetico lungometraggio “Patagonia”, presentato al Festival di Locarno. Nel 2021, sconosciuto ai più, aveva parlato del suo amore per il cinema queer proprio a Gay.it.
Proprio quelle sue parole di cinque anni fa proiettano l’attrazione di Bozzelli per il fenomeno Ferruzzi: “Sono sempre stato affascinato da ciò che non si riesce a definire bene e che genera confusione” ci aveva detto.
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