Europee 2024, intervista a Matteo Di Maio di ‘Stati Uniti d’Europa’: “Ong e associazioni LGBTI+ devono essere coinvolte nelle decisioni dell’UE””

Il Manifesto Arcobaleno di +Europa è di dieci punti, lo portiamo come nostro contributo specifico nella lista "Stati Uniti d'Europa".

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Europee 2024, intervista a Matteo Di Maio di 'Stati Uniti d'Europa': "Ong e associazioni LGBTI+ devono essere coinvolte nelle decisioni dell'UE"" - Matteo Di Maio Europa - Gay.it
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Tra i candidati che hanno aderito a #ComeOut4EU, programma di Ilga Europe in vista delle imminenti europee, c’è anche Matteo Di Maio, in corsa con +Europa nella lista “Stati Uniti d’Europa”, insieme a Italia Viva, Partito Socialista Italiano, Radicali Italiani, Libdem Europei e L’Italia c’è.

Dopo Monica Romano (Pd), Carolina Morace (M5S), Barbara Masini (Azione), Marilena Grassadonia (Alleanza Verdi Sinistra) e Alessandro Zan (Pd), abbiamo posto qualche domanda anche a Matteo Di Maio.

Matteo Di Maio e Riccardo di +Europa - Di Maio è candidato nella lista Stati Uniti d'Europa alle Elezioni Europee dell'8-9 Giugno.
Matteo Di Maio e Riccardo Magi di +Europa – Di Maio è candidato nella lista Stati Uniti d’Europa alle Elezioni Europee dell’8-9 Giugno.

Attivista LGBTI+ e militante politico che non è parente dell’ex Ministro degli Esteri, chi è Matteo Di Maio e come è arrivato a +Europa e a questa candidatura?

“Ho ventinove anni, sono originario di Napoli ma vivo a Milano ormai da più di dieci anni e attualmente lavoro nel settore dell’orientamento professionale per i ragazzi, soprattutto i ragazzi che sono ancora all’università, per gli studenti, le studentesse o i neolaureati. In passato mi sono occupato di diritto dell’immigrazione e cittadinanza, di rifugiati e richiedenti asilo e ho anche lavorato in una startup che si occupa di comunicazione via social. Questa candidatura è frutto di un percorso molto lungo, sono iscritto a Più Europa dal 2018, quindi dalla fondazione del partito. Sono stato iscritto anche a Radicali Italiani e per diversi anni ho fatto parte di Certi Diritti. La passione per la politica l’ho sempre avuta, anche a prescindere da +Europa e dal mondo dei radicali, perché ho fatto attivismo nell’associazionismo LGBT fin da quando ero uno studente universitario”.

Lei è candidato nella Circoscrizione Italia Nord-Ovest, dove troviamo anche il leghista Roberto Vannacci. Accetterebbe un confronto con il Generale? E se sì, per dirgli cosa?

“Sono sempre a favore delle occasioni di confronto, credo che chi sia sicuro delle proprie idee, sicuro dei valori che porta avanti, non dovrebbe avere paura di confrontarsi mai con l’avversario politico. A lui chiederei se si è reso conto che tutte le sciocchezze che va ripetendo da mesi sono per l’appunto sciocchezze su cui la sua eventuale elezione al parlamento europeo non cambierebbe nulla, né all’interno dell’Unione Europea, né all’interno della vita quotidiana degli italiani. Vannacci si candida per rappresentare una certa parte di Italia al Parlamento Europeo, e il Parlamento Europeo è forse l’assemblea legislativa al mondo più avanzata a tutela dei diritti delle persone LGBTQ. Da più di 20 anni parliamo di un’assemblea che è schierata a tutela delle persone LGBTQ, poi ovviamente le cose cambiano nel tempo e si aggiornano in base a come evolve anche la società, ma tutti gli sproloqui che fa Vannacci su omosessuali, persone disabili, persone che non hanno la pelle bianca, sono tutte robe che al Parlamento Europeo lo relegherebbero nell’angolo dei pagliacci, di quei brutti fenomeni da baraccone un po’ com’era Salvini quando era parlamentare europeo. Persone che vanno lì, strepitano, prendono lo stipendio, ma a livello pratico per il proprio Paese non fanno nulla. Poi gli chiederei se si rende conto di quanto le sue posizioni così omofobe, così razziste, così abiliste, siano ormai diventate minoritarie non soltanto nel campo dei partiti di centrosinistra, ma anche nel lato del centrodestra. Non a caso nelle ultime settimane tutte le dichiarazioni di Vannacci sono state fonte di imbarazzo per la Lega e molto criticate anche dagli altri partiti di maggioranza”.

L’alleanza con Italia Viva ha creato non poco clamore anche all’interno del vostro stesso partito, vedi il polemico addio di Pizzarotti. Come spiegare ai vostri elettori lo strappo con Carlo Calenda e l’abbraccio con Matteo Renzi, che in Italia appare sempre più come una stampella del governo Meloni?

Fondamentalmente lo strappo con Calenda non è mai avvenuto nel senso che noi abbiamo aperto la possibilità ad una lista di scopo. Non abbiamo messo veti o paletti, ci siamo detti di partire da quelle forze come Calenda, Renzi, ma non solo che insieme a noi condividono tutta una serie di valori e di posizionamenti. Rivendicando anche quella che per noi è una grossa specificità rispetto agli altri partiti liberali, nel senso che noi rispetto sia ad Azione che a Italia Viva abbiamo un programma sui diritti LGBT molto più avanzato, mi permetto di dire anche molto più avanzata rispetto ad alcuni partiti di sinistra. Abbiamo un programma molto netto sulla legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia, mentre sia Calenda che Renzi hanno sensibilità diverse. Abbiamo tutta una serie di nostre specificità, e proprio perché noi di +Europa eravamo  tra i tre quelli più distanti abbiamo provato ad aprire un tavolo. Questo tavolo si è aperto con la partecipazione di tutta una serie di soggetti tra cui Italia Viva, poi si è aggiunto il Partito Socialista Italiano, i Radicali Italiani, si sono aggiunti i Libdem Europei, ma Calenda ha provato a tirare fin dall’inizio per la giacchetta, perché se le cose non vengono fatte come dice lui e se il suo nome non prende almeno il trenta per cento dello spazio nel simbolo allora Calenda non ci sta. Questo lo dico guardando anche ai precedenti storici. Mi dispiace dirlo ma non è la prima volta che Calenda non vuole l’alleanza con noi. Lo aveva già fatto alle politiche del 2022, tra l’altro anche lì nel giro di pochi giorni. Per quanto riguarda il ruolo di Italia Viva vorrei essere molto chiaro. Questa lista per le europee è una lista di scopo, nel senso che noi vogliamo massimizzare i consensi per gli eletti che andranno nella famiglia politica di ReNew Europe, vogliamo riportare al Parlamento Europeo dopo diversi anni un’autentica rappresentanza liberaldemocratica. Non stiamo cercando di ricostruire il terzo polo. Il terzo polo era un progetto fallimentare sul nascere, quindi non stiamo cercando di fare un partito unico. Italia Viva ha le sue specificità, ci sono molti temi su cui io non concordo, e viceversa perché anche molti candidati di Italia Viva la penseranno diversamente rispetto a noi di +Europa su vari temi. Quello che Matteo Renzi ha fatto in queste settimane con noi di +Europa è aprire un ragionamento politico molto franco, abbiamo riconosciuto le rispettive differenze tra i partiti e io questa capacità di fare politica mettendo un po’ da parte le specificità di ognuno per fare tutti insieme un passo in avanti non soltanto la rispetto ma la trovo molto matura. Questo vuol dire che domani mi iscriverò a Italia Viva? Assolutamente no. E non credo che Matteo Renzi verrà a iscriversi a +Europa, ma c’è un minimo rispetto reciproco tra le differenti storie e le differenti posizioni. Un rispetto che credo che Calenda non abbia, perché temo che i suoi ragionamenti siano molto poco legati alle grandi questioni politiche di cui dovremmo parlare per le europee, ma sono molto più legati al suo destino personale, al posizionamento di Carlo Calenda nel panorama politico. Lui sta cercando di porsi come unico leader di un’area. Penso che il tentativo sia fallito e vedremo cosa succederà dopo l’otto e nove giugno“.

Se Renew Europe dovesse sostenere una maggioranza con i Conservatori guidati da Giorgia Meloni, lei voterebbe a favore?

“Assolutamente no, ma vorrei sottolineare due aspetti. Di recente Renew Europe ha firmato una dichiarazione insieme ad altri gruppi politici che chiede di non collaborare e di non normalizzare i rapporti con l’estrema destra. Si parla di una dichiarazione firmata dai liberali di Renew Europe, dai socialisti, dai verdi, non è stata firmata dal Partito Popolare Europeo che comprende Forza Italia e Ursula von der Leyen. Ben prima della campagna elettorale di queste settimane Renew Europe ha detto che non sarà disponibile a collaborare con quei partiti di estrema destra. Per me è un’ipotesi che non si materializzerà, avremo di nuovo una maggioranza di socialisti liberali e popolari, magari perché no con il contributo di qualche partito ecologista un po più maturo rispetto a quelli che ci sono in altre parti d’Europa. Io sarò sempre contrario a qualsiasi ipotesi di normalizzazione con l’estrema destra. Il grosso problema che vedo in questa campagna elettorale è che Ursula von der Leyen sta facendo nella sua campagna elettorale lo stesso errore che Berlusconi e Tajani fecero prima normalizzando lo strapotere di Salvini e ora normalizzando lo strapotere di Meloni. L’indiziato principale non è il gruppo di Renew Europe che è per sua definizione lontano da qualsiasi estremismo politico, ma è il Partito Popolare Europeo che un tempo era la casa di De Gasperi, di Konrad Adenauer e oggi è un partito politico che pur di prendere qualche voto in più rischia di flirtare un po’ troppo con l’estrema destra”.

Lei ha sottoscritto il pledge di ILGA #ComeOut4EU. Questo che significa?

Vuol dire tenere fede agli impegni scritti nel pledge di ILGA a tutela delle famiglie arcobaleno, delle persone transgender e intersex, contro la disinformazione che colpisce le persone LGBTIQ+. Poi, da persona che ha fatto parte di varie associazioni, penso sia fondamentale dare spazio e voce alle associazioni e alle ONG anche nei processi decisionali a livello UE sui temi LGBTIQ+”.

 

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Nel documento programmatico degli Stati Uniti d’Europa c’è un punto dedicato all’Europa “dei diritti e delle libertà”, ma rimane tutto molto generico, tolto un passaggio dedicato alle famiglie arcobaleno e ai loro figli. Non ci sono accenni specifici al matrimonio egualitario, ad una legge contro l’omobitransfobia, alla GPA, ad un divieto nei confronti delle teorie riparative. Che idee ha a riguardo +Europa, che ricordiamolo ha adottato il Manifesto liberale arcobaleno 2024?

Il nostro Manifesto arcobaleno è di dieci punti, che noi portiamo come nostro contributo specifico di +Europa al dibattito per le prossime elezioni europee.
Uguaglianza familiare senza frontiere, ovvero il riconoscimento immediato e a livello comunitario dei matrimoni e della genitorialità tra persone dello stesso sesso in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Il secondo punto riguarda quello della libertà riproduttiva senza accezioni, nel senso che se un paese riconosce legali nel proprio ordinamento determinate tecniche, compresa la gestazione per altri, queste dovrebbero essere rispettate anche negli altri paesi.
Bisogna poi rafforzare le tutele contro le discriminazioni.
Serve una strategia LGBT a livello dell’Unione Europea che abbia delle linee di finanziamento chiare per fare delle campagne di informazione, per dare delle risorse a chi nei singoli stati membri tutela tutte le vittime di discriminazione. Dobbiamo risolvere quella che oggi è la scarsità dei dati sui fenomeni discriminatori all’interno di alcuni Paesi dell’UE.
C’è il tema dei richiedenti asilo LGBTQ.
Bisogna parlare della tutela dello stato di diritto all’interno dell’Unione Europea, a prescindere dalla questione dei diritti LGBTI. Facciamo l’esempio dell’Ungheria, che in questi anni ha approvato tutta una serie di leggi che hanno indignato la commissione europea, il Parlamento Europeo. È arrivata la minaccia di congelare alcune tipologie di fondi europei, ma essendo ancora vincolati ai meccanismi dell’unanimità quei fondi sono stati scongelati. Finché restiamo in questa dinamica istituzionale, anche la capacità di tutelare i diritti LGBT come diritti e come valori fondanti dell’Unione Europea sarà sempre un’arma spuntata rispetto all’Orban di turno che sfrutta l’attuale meccanismo decisionale che è troppo intergovernativo. Orban lo sfrutta chiaramente a proprio beneficio. Altra questione di fondamentale importanza a nostro avviso è la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità nei circa sessanta paesi che oggi ancora criminalizzano l’essere gay e l’essere transgender. Come Unione Europea abbiamo una grossa forza economica e commerciale, sigliamo in continuazione accordi con questi paesi terzi, con paesi esterni. Dovremmo valere questa capacità di pressione per far rispettare i diritti delle persone LGBTQIA+ in tutto il mondo.
In caso di elezione al Parlamento Europeo, infine, sarei assolutamente a favore di tutte le misure possibili per inserire l’interruzione volontaria di gravidanza tra i diritti essenziali e garantiti dalla carta dei diritti dell’Unione Ruropea. Credo che l’Unione Europea debba impegnarsi per l’interruzione volontaria di gravidanza, per l’eutanasia e un fine vita decente, in modo tale da garantire in tutti i ventisette Stati un livello minimo di accesso a tutti i diritti che sono fondamentali. Non sono diritti da radical chic che non hanno problemi, bensì questioni che toccano la carne viva di tutte le persone, che siano ricche o povere”.

Ascoltando tutti questi punti, l’impressione è che sui diritti LGBTQIA si sia annacquato il programma di coalizione, rispetto a quello più specifico di +Europa.

“Il programma della lista doveva tenere conto del fatto che ci fossero delle sensibilità diverse. Mi permetto di sottolineare che ci sono sensibilità lontanissime anche in liste che raccolgono i candidati di un singolo partito. Se la proposta politica di +Europa dovesse risultare convincente per un numero congruo di elettori, sono fiducioso che questa cosa si tradurrà anche in un numero di preferenze tale da consentire a vari rappresentanti di +Europa di essere eletti nel prossimo parlamento”.

I sondaggi danno gli Stati Uniti d’Europa poco sotto il 5%, quindi sopra la soglia di sbarramento del 4%. Con Azione avreste sfiorato il 9%. C’è il rimpianto di non essere riusciti a correre tutti insieme?

“Partiamo dal presupposto che in politica due più due difficilmente fa quattro. Mi dispiace che Calenda abbia scelto un’avventura in solitaria, riconosco che alcune sue candidature coinvolgono persone valide così come sono sicuro che ci ritroveremo al Parlamento europeo. Nell’80% dei casi gli eurodeputati eletti da + Europa e quelli eletti da Azione voteranno gli stessi provvedimenti. La colpa di questa chiusura non è di +Europa. Calenda ha fatto un suo ragionamento, le ultime settimane di campagna elettorale sono sempre particolari perché prevale la retorica del voto utile. Penso che la lista che ha fatto Calenda sconterà l’idea di molte persone che voteranno altro, perché impaurite che Azione possa non superare il quattro per cento. Il problema principale non riguarda divergenze politiche fra +Europa, Italia Viva e Azione, ma quei rapporti personali che Calenda nel corso degli ultimi 5 anni è riuscito a bruciare con tutti i partiti di centrosinistra esistenti in Italia. Vedo una grossa difficoltà insita nel suo modo di fare politica. Credo che fare politica voglia dire anzitutto riconoscere la dignità delle posizioni e anche delle persone che non la pensano esattamente come me, e Calenda questo non è in grado di farlo, perché è molto Re Sole, deve esistere solo lui”.

Il progetto di fare gli Stati Uniti d’Europa è un orizzonte a portata di mano nella entrante legislatura di Strasburgo?

Non è un progetto che si aprirà e si chiuderà nei prossimi cinque anni ma è un progetto che deve necessariamente iniziare nella prossima legislatura, dobbiamo aprire il processo di riforma dei trattati. Dal parlamento europeo uscente sono già arrivate delle indicazioni molto preziose negli ultimi anni. Dal Covid e dalla guerra in Ucraina sono arrivate delle sollecitazioni, molta più gente si è resa conto dell’importanza dell’unione europea e di quanto oggi alcune cose dell’Unione Europea non stiano funzionando come dovrebbero. È essenziale che nel prossimo parlamento europeo oltre ad esserci delle persone genericamente europeiste, ci sia una forte pattuglia di eurodeputati federalisti che riprendano in qualche modo il sogno che non è appartenuto ad una singola famiglia politica, ma a tantissimi politici nel corso del tempo. Penso a Spinelli, a Pannella, a Einaudi che al termine della prima guerra mondiale parlava della necessità degli Stati Uniti d’Europa. Se a ventisette stati non sarà possibile, almeno iniziamo con pochi volenterosi, esattamente come è stato fatto per la moneta unica“.

Ucraina e Palestina sono state aggredite da Russia e Israele: che posizione ha lei sui due conflitti?

Direi che non sono conflitti assimilabili, perché ogni scenario di crisi ha le sue specificità. Chiaramente rispetto a quella che è la posizione del conflitto Russia/Ucraina noi dobbiamo sostenere l’Ucraina dal punto di vista umanitario, economico, finanziario e militare perché l’Ucraina sta reagendo ad ad un’invasione su vasta scala che va contrastata oggi affinché Putin non arrivi a Kiev domani. Lo scenario che c’è in Medio Oriente fra israeliani e palestinesi è uno scenario di crisi perenne che va avanti da più di settant’anni. Noi in questa fase dobbiamo far sì che le armi tacciano, far sì che alla guida di Israele arrivi il prima possibile un governo più illuminato e senza gli estremisti che purtroppo ci sono adesso al potere, perché credo che Benjamin Netanyahu stia facendo tutto questo perché a lui interessa rimanere al potere. Per quanto riguarda lo stato palestinese abbiamo nella striscia di Gaza una leadership di Hamas che è anche un gruppo terroristico, finché resterà Hamas al potere e finché in Israele ci saranno persone come Netanyahu non riusciremo ad arrivare a quella che è l’unica soluzione, ovvero che israeliani riconoscano ai palestinesi il diritto di esistere all’interno di confini ben precisi e che i palestinesi riconoscano agli israeliani il diritto di esistere in dei confini ben precisi. Sia gli israeliani sia i palestinesi non possono lasciare le terre dove sono adesso. L’Unione Europea in questi ultimi mesi è contata pochissimo, per noi dovrebbe esserci un inviato o un’inviata speciale con una delega specifica a questo contesto, perché è vero che in passato molti accordi diplomatici sono falliti, ma la parte sana della società israeliana e la parte sana della società palestinese credo si siano stancate di questo decennale spargimento di sangue. Bisogna trovare da entrambi le parti una prospettiva di coesistenza, questa è l’unica vera prospettiva realistica“.

 

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