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Tutto il mondo è gay! Le connessioni della geopolitica e i diritti LGBTIQ+

Da Mamdani all'Albania, dall'Ucraina al Messico, passando per l'Italietta che vuole vietare l'educazione sessuale e l'America che perseguita le persone trans: il filo LGBTIAQ+ nei fatti degli ultimi sette giorni.

Tutto il mondo è gay! Le connessioni della geopolitica e i diritti LGBTIQ+ - Disordine Nuovo Giuliano Federico Mamdani Will Grace - Gay.it
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Tutta la città è gay!” diceva Will a Grace in una memorabile battuta della sit-com queer degli anni 2000. Oggi tutto il mondo pare LGBTIQ+ e, nell’affermarlo, non bisogna arretrare davanti al timore dei mugugni di una certa fetta di umani antropologicamente allergica all’idea stessa di cambiamento.

Perché esiste, ed è evidente, un filo sottile, tenacissimo, che unisce le mappe della geopolitica ai diritti delle persone LGBTIAQ+. È il filo dei corpi e delle libertà, che attraversa confini, guerre, parlamenti e scuole. Si tende e si spezza, si ricuce e si contorce, seguendo i sommovimenti dei poteri reazionari, delle ideologie di ritorno, a cui fanno seguito contro-azioni a tratti disordinate, che tuttavia indicano nuovi orizzonti di liberazione. E osservando i fatti della settimana raccontati da Gay.it, quel filo evoca connessione, fragilità e tensione, ma anche una rete globale di cause e reazioni.

In circa 4 paesi su 5 nel mondo non esiste una legge di protezione per il bullismo omobitransfobico a scuola: un dato macro rivelato da Ilga World che fa tremare le gambe, pensando alla quasi totalità dei giovani esseri umani abbandonati nella giungla degli stereotipi, dell’odio di genere e della discriminazione atavica per corpi e identità non conformi. Qualcuno, in sintonia con la destra italiana del 2025, dirà: se è sempre stato così, che bisogno c’è di inserire educazione affettiva, sessuale e alle differenze a scuola?

Un cambio di paradigma rispetto al biologico fluire della storia umana, plasmata dalla legge del più forte, si intravede nell’elezione del nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani: votato da più dell’ottanta percento della comunità LGBTIAQ+ della Grande Mela, il neo primo cittadino governerà la più influente città del mondo con un programma ricco – qui ve lo raccontiamo – di slanci protettivi per le fragilità, per la comunità queer, e in particolare per quella trans/non-binary vessata dalla ferocia invisibilizzante dell’amministrazione Trump.

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Alla vittoria dell’ultra sinistra in una città simbolo del capitalismo finanziario speculativo come NYC fa eco la presa in carica di una responsabilità liberale da parte della destra messicana del PAN, partito conservatore il cui leader Herrera si è pronunciato a favore delle famiglie non tradizionali e del matrimonio egualitario, approvato in tutti gli stati del Messico nel 2022. Il Messico confinante con gli USA va dunque maturando una destra lontana dai sussulti autoritari, repressivi, reazionari e illiberali dell’America di Trump che si appresta a smantellare il matrimonio per le coppie omosessuali.

E l’Unione Europea? Per Alessandro Zan è urgente accelerare sui diritti: nella nostra intervista ci racconta cosa sia la “Relazione Zan, azione politica con la quale l’eurodeputato PD riporta all’attenzione delle istituzioni UE l’urgenza di far applicare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, spesso tradita dagli Stati membri a causa dei veti che – va detto – ad oggi sono possibili grazie ai Trattati. Dunque, abbiamo chiesto a Zan, non è il caso che la sinistra faccia propria la battaglia politica per gli Stati Uniti d’Europa invocati persino da Draghi?

Curiosamente proprio in questi giorni la Commissione Europea ha fatto pressioni sull’Ucraina dilaniata dalle bombe della Russia di Putin sui civili di accelerare sui diritti LGBTIAQ+ e nel farlo ha invocato proprio la Carta dei diritti fondamentali UE oggetto della “Relazione Zan”. A proposito di paesi candidati ad entrare nella nostra Unione, occhi puntati nei prossimi giorni sull’Albania dove la legge sulla parità di genere ha subito il tentativo di modifiche atte ad eliminare i riferimenti a identità, diversità e persone LGBTIQ+, con il silenzio dell’ambasciatore UE Silvio Gonzato, persona apertamente LGBTIAQ+.

 

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