Assistiamo con un senso di frustrante impotenza al tracollo dei diritti civili nelle democrazie liberali che più avevano fatto progressi nelle prime due decadi del nuovo millennio: è uno studio pubblicato dall’accreditato Institute for Strategic Dialogue, con sede a Londra e collaborazioni fino alla Commissione europea, a mettere nero su bianco i contorni di una deriva, in particolare sui diritti LGBTIAQ+, di cui abbiamo quotidiana percezione. La ricerca raccoglie i dati fattuali anche su come la retorica omobitransfobica sia cresciuta in quasi tutti gli aspetti della società occidentale.
I fatti raccontati da Gay.it negli ultimi giorni costituiscono la cartina di tornasole del nostro presente e del suo incedere verso il precipizio trainato dalle spinte nazionalistiche e autoritarie. Poche ore fa nella Turchia che si appresta a varare un pacchetto di norme anti-LGBTIQ+ da brividi, sette donne trans sono state arrestate, picchiate e torturate per il mero fatto di esistere (VIDEO).
In Egitto un’attrice ed educatrice italiana è stata trattenuta e umiliata, in quello che sul nostro giornale abbiamo definito “sequestro“, dalle autorità aeroportuali di Sharm El Sheikh perché donna trans con documenti non rettificati. Non è un tema che attiene semplicemente alla questione dei paesi omobitransfobici di cultura arabo-musulmana. La testimonianza di Alessia Tanzi a Gay.it racconta meglio di qualunque cronaca (VIDEO) il contesto di disumanizzazione verso le persone trans che sta contagiando l’intero villaggio globale.
Soltanto pochi giorni prima in Italia un ragazzo italiano di Parma è stato aggredito per la sua identità di persona omosessuale: il racconto di Anis Smati (VIDEO) è una lezione di civiltà.
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La recrudescenza omobitransfobica nel quotidiano delle nostre vite LGBTIAQ+ ha un preciso mandante esecutivo: la politica dell’internazionale di destra che sta rovesciando le democrazie liberali. Il fronte est dell’Unione Europea vacilla sul fronte geopolitico, quanto sul fronte dei diritti: sono due facce della stessa medaglia recante il volto di Vladimir Putin e della Russia tornata ferocemente imperialista, che nelle forze reazionarie d’Occidente trova una sponda di comuni intenti. È una trama nera che in questi giorni in Polonia ha portato al fallimento della blanda proposta di una forma di unioni civili anche per le coppie dello stesso sesso: il Presidente Nawrocki, vicino agli ultracattolici dello storico partito reazionario Pis, non ha firmato la legge che avrebbe garantito alcune protezioni basilari alle coppie LGBTIQ+. “Difendiamo la famiglia tradizionale” è stato il mantra per azzoppare il tentativo della maggioranza liberale del premier Tusk in discussione da un anno. In Repubblica Ceca la vittoria del partito ANO (Partito degli Insoddisfatti) del miliardario populista Babiš sta per vedere la formazione di un governo appoggiato anche dall’estrema destra anti-UE, pronto a vietare sulla costituzione il matrimonio egualitario, ancora solo un’ipotesi in un paese che da poco ha approvato le unioni civili.
Battuta d’arresto per i diritti LGBTIAQ+ anche in Giappone, isola liberale dell’estremo Oriente che aveva intrapreso un percorso di sentenze favorevoli al matrimonio egualitario da parte di tribunali sparsi su tutto il territorio nazionale. Sanae Takaichi, 64 anni, è la prima donna premier del Sole Levante, è membra dell’ultradestra Nippon Kaigi e apertamente contraria al matrimonio egualitario e ai cognomi separati, riforme sostenute dal precedente governo. La sua collega italiana Giorgia Meloni dal canto suo, con sguaiato orgoglio identitario, rinsalda la propria alleanza ideologica con Donald Trump e la banda MAGA, e si scaglia con veemenza contro la “woke culture” che, a suo dire, vorrebbe cancellare la cultura e la storia italiane. La retorica anti-woke presenta il conto anche sul fronte dei media LGBTIAQ+: il network americano NBC, di orientamento liberal, chiude il canale NBC Out. L’informazione queer perde così una voce simbolo, un “pericoloso passo indietro” secondo GLAAD. Intanto, dopo la Florida, anche per le strisce pedonali rainbow del Texas, dove una protesta in difesa del simbolo LGBTIAQ+ ha portato ad arresti di massa. Riusciranno le proteste No King e l’opposizione di alcuni Stati, tribunali e scuole/università alle accelerazioni autoritarie dell’amministrazione Trump a fronteggiare il tracollo della democrazia USA che precederebbe – e non di molto – quello di tutte le altre democrazie liberali d’Occidente? Ricordandovi che l’Italia di Meloni è in prima linea nel salto trumpiano nel vuoto neofascista, attendiamo per il 7 Novembre una decisione che fa tremare le gambe: la Corte Suprema USA riesaminerà la validità del matrimonio egualitario e deciderà se quel baluardo di diritti civili e democrazia approvato nel 2015 (presidenza Obama) con la sentenza Obergefell v. Hodges potrà essere messa in discussione, come già accaduto per l’aborto. Avevamo purtroppo previsto tutto già tre anni fa.
