L’amministrazione Trump vuole proporre restrizioni all’assistenza sanitaria di affermazione di genere per i bambini transgender negli Stati Uniti d’America.
Trump contro gli adolescenti trans
Le proposte redatte dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani vieterebbero il rimborso federale di Medicaid per l’assistenza sanitaria transgender per i minori di 18 anni, secondo un testo visionato da NPR. Inoltre, tale proposta vieterebbe anche i rimborsi tramite il Children’s Health Insurance Program (CHIP) per i pazienti transgender di età inferiore ai 19 anni. Un’altra norma proposta impedirebbe tutti i finanziamenti Medicaid e Medicare per i servizi degli ospedali che forniscono assistenza per l’affermazione di genere ai giovani. La solita minaccia trumpiana per far sì che le proprie discriminatorie leggi vengano rispettate, pena la cancellazione dei fondi.
L’amministrazione Trump pubblicherà le norme il mese prossimo, secondo una fonte di NPR. Il dipendente del Centers for Medicare and Medicaid Services ha chiesto di non divulgare il suo nome per timore di ritorsioni professionali, avendo parlato con i media senza autorizzazione. Queste norme, se approvate, potrebbero rendere estremamente difficile, se non impossibile, l’accesso alle cure pediatriche per l’affermazione di genere in tutto il Paese. Ad oggi sono già vietate in 27 Stati.
Katie Keith, direttrice del Center for Health Policy and the Law della Georgetown University, ha dichiarato: “Queste norme rappresenterebbero un’escalation significativa nell’attacco dell’amministrazione Trump all’accesso all’assistenza sanitaria per le persone transgender”.
Keith ha sottolineato come la proposta di togliere i finanziamenti Medicaid e Medicare ad alcuni ospedali sarebbe “senza precedenti“. Poiché Medicare rappresenta una parte importante delle entrate degli ospedali, questi stessi ospedali sarebbero di fatto costretti ad interrompere l’assistenza sanitaria per le persone transgender. Quasi tutte le associazioni mediche negli Stati Uniti sostengono l’assistenza per l’affermazione di genere per i giovani transgender.
Joshua Block, consulente senior del Progetto LGBTQ e HIV dell’ACLU, ha dichiarato a The Advocate:
“Questa norma proposta è un tentativo estremo e pericoloso di mettere la politica tra le famiglie e i loro medici. È una grave violazione della libertà di queste famiglie di determinare quale assistenza sanitaria sia giusta per loro, minacciando al contempo i giovani transgender con eterne conseguenze derivanti dalla negazione delle cure di cui hanno bisogno“.
Block ha aggiunto che l’ACLU “si opporrà fermamente a questa norma“.
Anche The Human Rights Campaign ha condannato la proposta.
“Questo ultimo tentativo di privare i giovani trans delle migliori pratiche sanitarie metterebbe genitori e medici in una posizione impossibile, al servizio della guerra culturale dell’estrema destra contro le persone transgender. Qualsiasi proposta di legge che sottragga fondi federali ai fornitori che osano sfidare l’agenda politica dell’amministrazione prendendosi cura dei giovani trans non aiuterebbe nessuno, danneggerebbe innumerevoli famiglie e manderebbe un messaggio pericoloso: solo il presidente stesso – non i medici, non i genitori, nemmeno voi – può decidere a quale assistenza sanitaria potete accedere”, ha dichiarato Ellen Kahn, vicepresidente senior dei Programmi per l’Uguaglianza presso The Human Rights Campaign.
Nei suoi primi giorni da presidente Trump aveva firmato un ordine esecutivo in cui dichiarava che gli Stati Uniti “non finanzieranno, sponsorizzeranno, promuoveranno, assisteranno o sosterranno la cosiddetta ‘transizione’ di un bambino da un sesso all’altro“.
“Penso che queste restrizioni siano molto positive“, precisa ora Terry Schilling, presidente dell’American Principles Project, gruppo di pressione conservatore. “Cambierà l’intero settore transgender e sottrarrà loro molti finanziamenti. Chi si vuole sottoporsi a una procedura di modificazione dei tratti sessuali deve pagare. Il popolo americano sostiene pienamente questa iniziativa”.
La professoressa di diritto Katie Eyer della Rutgers University si è domandata se una norma del genere possa sopravvivere a un ricorso in tribunale. “Ma se avesse successo, rabbrividisco al pensiero di cosa farebbe questa amministrazione con uno strumento del genere tra le mani“. Circa il 3% dei giovani d’America si identifica come transgender o non binario, sebbene non tutti ricevano cure mediche correlate alla propria identità.
300 mesi di transfobia trumpiana
Dal 20 gennaio ad oggi alla Casa Bianca, Donald Trump ha firmati tutta una serie di ordini transfobici.
Ha vietato alle donne trans di competere negli sport scolastici e alle persone trans di poter lavorare nell’esercito. Un divieto, quest’ultimo, prima bloccato da un giudice perché anti-costituzionale e a seguire sposato dalla Corte Suprema. Ha ordinato la cancellazione del terzo genere dai documenti (ora bloccato da un tribunale), ha cancellato LGBTIQ, trans e non binary dai documenti scientifici, ha vietato l’ingresso degli atleti trans negli USA, ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nel governo federale, ha pubblicato un documento dal titolo inquietante “difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristinare la verità biologica al governo federale”, ha imposto lo stop al monitoraggio dei crimini violenti contro le persone transgender, vietato alle atlete trans di recarsi negli Stati Uniti per gareggiare, cancellato le persone trans e bisessuali dal monumento di Stonewall, ha minacciato di revocare la cittadinanza a Rosie O’Donnell e vietato le strisce pedonali rainbow, ha fatto sparire il Pride Month dal sito della Casa Bianca, ordinato al Women’s History Museum di cancellare le donne trans, ha bloccato l’educazione sessuale trans-inclusiva nelle scuole, fatto cambiare nome alla nave della marina Harvey Milk, ha dichiarato guerra alla Disney e alle sue politiche inclusive, ha provato a cancellare l’arte trans, ha cancellato 47 milioni di dollari di finanziamenti per la tutela delle persone trans e ha cancellato i fondi per la linea di assistenza per i giovani LGBTQ+ a rischio suicidio.
