Regno Unito, Rishi Sunak vuole cestinare la legge contro le teorie riparative

A inizio settembre nel Regno Unito si sono "celebrati" i quasi 2.000 giorni da quando era stato promesso per la prima volta il divieto alle "terapie di conversione" da parte di Theresa May.

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5 anni fa, era il 2018, Theresa May prometteva che da lì a breve il parlamento inglese avrebbe legiferato per porre fine alle barbare “teorie di conversione”. 5 anni dopo non se n’è ancora fatto niente, con il premier conservatore Rishi Sunak che dovrebbe presto annunciare l’intenzione del governo di affondare l’ipotetica e preannunciata legge.

A darne notizia è il Sunday Times. L’eventuale cambio di rotta sarebbe dovuto alla percezione avuta dai ministri dell’attuale esecutivo, convinti che simile divieto si sarebbe “rivelato problematico o inefficace in altri paesi”. I funzionari starebbero lavorando ad una “soluzione alternativa”, che andrebbe ad “evidenziare” come “le leggi esistenti” già criminalizzerebbero diversi aspetti” della cosiddetta “terapia di conversione”. “Stiamo valutando attentamente questa questione molto complessa”.

Sono 5 anni che il partito conservatore sta “valutando attentamente questa questione molto complessa”. Tra il 2019 e il 2022 Boris Johnson aveva provato a proporre una legge contro le terapie riparative che escludesse l’identità di genere, scatenando l’ira delle associazioni e della comunità LGBTQIA+ britannica. Caduto Johnson è arrivata Liz Truss, per poco più di un mese, fino alla salita del giovane Rishi Sunak, già accusato in passato di transfobia e ancora una volta orientato ad una legge ‘escludente’.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nonché psichiatri, psicologi e organizzazioni sanitarie a livello globale condannano da tempo le terapie riparative, che millantano la “guarigione” dall’omosessualità, pericolosissime in tutti i loro aspetti.

Nel mondo pochi Paesi hanno ufficialmente bandito le teorie riparative, per legge. In Europa è stata Malta la prima nazione a vietarle ufficialmente, nel 2016, con l’approvazione all’unanimità dell’Affermation of Sexual Orientation, Gender Identity and Gender Expression Act, diventando il primo paese dell’Unione Europea a vietare la terapia di conversione. In Spagna il divieto è arrivato nel 2023. In Albania non è intervenuto il Governo bensì solo l’Ordine degli psicologi, a vietarle nel 2020, mentre sempre nel 2020 la Germania le ha bandite del tutto per i minori di 18 anni. Nel 2021 è stata la Francia ad intervenire con una legge ad hoc, con multe fino a 30.000 euro e due anni di prigione per i trasgressori che provano a “guarire” le persone LGBTQ+. Nel resto del mondo divieti ufficiali sono arrivati dall’Argentina (2010), dall’Ecuador (nel 2014), dall’Uruguay (2017) e Taiwan (2018). In Italia il dibattito sulle terapie di ‘conversione’ si è fermato al 2020, quando Possibile LGBTI+, la campagna permanente di Possibile sui temi della comunità, ha spedito una lettera ai ministri Speranza, Bonetti e Lamorgese, chiedendo l’approvazione di un divieto totale. Da parte dei ministri Speranza, Bonetti e Lamorgese non sono arrivate risposte.

A inizio settembre nel Regno Unito si sono “celebrati” i quasi 2.000 giorni da quando era stato promesso per la prima volta il divieto alle “terapie di conversione” da parte di Theresa May. Al premier Sunak sono state consegnate 2.000 cartoline. La sua risposta? Cestinare ogni ipotesi di legge.

 

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