Molto probabilmente Kamala Harris sarà la candidata democratica alla Casa Bianca, dopo il ritiro di Joe Biden di ieri. L’attuale vicepresidente ha ricevuto l’endorsement dallo stesso presidente, nonché dai principali leader del partito, Clinton in testa. Una vicepresidenza poco brillante, quella vissuta da Kamala, rimasta nell’ombra di Joe, con sondaggi poco lusinghieri e un cambio di passo che si renderebbe a dir poco necessario, nel caso in cui dovesse essere scelta come candidata dem alla convention di agosto, per scongiurare che l’incubo Donald Trump si ripresenti al mondo otto anni dopo la prima volta.
Al fianco di Kamala si è subito schierata Human Rights Campaign, ovvero la più grande e importante associazione LGBTQIA+ d’America. “Da quando ha guidato la lotta contro i crimini d’odio anti-LGBTQ+ a San Francisco fino al suo periodo come vicepresidente nell’amministrazione più pro-LGBTQ+ nella storia degli Stati Uniti, Kamala Harris è una campionessa per l’uguaglianza LGBTQ+. Siamo orgogliosi di sostenere con entusiasmo la qualificata, formidabile ed esperta vicepresidente Kamala Harris alla presidenza degli Stati Uniti”, ha fatto sapere la presidente HRG Kelley Robinson.
Ma qual è la storia di Kamala Harris e il suo rapporto con la comunità?
59enne di Oakland, Harris è stata vice procuratrice distrettuale della Contea di Alameda dal 1990 al 1998, procuratrice distrettuale di San Francisco dal 2004 al 2011, procuratrice generale della California dal 2011 al 2017, Senatrice degli Stati Uniti per la California dal 2017 al 2021 e infine 49º Vicepresidente degli Stati Uniti d’America. La prima donna di sempre.
Nel 2008 fu approvata la Prop 8, emendamento costituzionale secondo cui erano validi solo i matrimoni “tra un uomo e una donna”. Il provvedimento fu impugnato. All’epoca sia il procuratore generale della California Jerry Brown che Harris si impegnarono a non difendere la Prop 8. Nel febbraio 2013 Kamala Harris depositò uno scritto amicus curiae, in cui sostenne che la Prop 8 fosse incostituzionale e che i sostenitori dell’iniziativa non avessero la legittimazione processuale per rappresentare gli interessi della California in giudizio davanti a una corte federale. Nel giugno 2013 la Corte Suprema decise, 5—4, che i sostenitori della Prop 8 non fossero processualmente legittimati a difenderla in una corte federale. Il giorno dopo Harris invitò il Ninth Circuit a revocare quanto prima il divieto di nozze tra persone dello stesso sesso. Il divieto fu tolto due giorni dopo. In seguito officiò il primo matrimonio gay dopo la sentenza della Corte Suprema che aveva annullato il divieto.
Harris ha poi continuato a lottare anche come senatrice degli Stati Uniti, sostenendo la libertà delle persone trans di scegliere il bagno che sentivano più vicino alla loro identità e co-sponsorizzando l’Equality Act, provvedimento contro ogni tipo di discriminazione che estenderebbe le protezioni dei diritti civili alle persone Lgbt. Durante le primarie del 2019, Harris annunciò che avrebbe approvato l’Equality Act al suo primo giorno alla Casa Bianca. Ha anche promesso di porre fine alle violenze contro le donne trans di colore, dicendo che ci devono essere “gravi conseguenze e responsabilità”. Ogni anno, da anni, Kamala partecipa al Pride con suo marito Douglas Emhoff. Nel 2014 Harris appoggiò la legiferazione volta a bandire la difesa da panico gay/trans dalle aule di giustizia, che fu approvata in California, facendone il primo Stato a dotarsene.
Come senatrice presentò un disegno di legge per imporre la copertura assicurativa della PrEP. Da vicepresidente in carica si è pronunciata contro l’ondata di leggi anti-LGBTQ+ che hanno travolto gli stati conservatori di tutto il paese, come la famosa “Don’t Say Gay” della Florida. Per 3 anni ha ospitato alla Casa Bianca i ricevimenti del Pride Month, ha visitato lo Stonewall Inn di New York City, ha incontrato la star della WNBA Brittney Griner incarcerata per mesi in Russia insieme a sua moglie, Cherelle Griner, ha voluto Karine Jean-Pierre, donna lesbica dichiarata, a capo del suo staff per la Casa Bianca. “La lotta per la parità di diritti è patriottica”, disse lo scorso anno, durante il Pride Month. “Crediamo nei principi fondanti del nostro Paese; crediamo nella promessa di libertà, uguaglianza e giustizia. La lotta per la parità di diritti è un’espressione del nostro amore per il nostro Paese”.
Solo poche settimane fa, nel celebrare il Pride Month, ha ospitato un vivace ricevimento Pride presso il Number One Observatory Circle, ovvero la residenza ufficiale del Vice Presidente degli Stati Uniti dal lontano 1974.
“Ai leader LGBTQI+, sostenitori e alleati che si sono uniti a me per celebrare il mese del Pride: grazie per quello che fate in questo movimento”, le sue parole. “Nessuno dovrebbe combattere da solo, e serate come questa ci ricordano il potere dell’unione e la gioia nella comunità”. “La nostra lotta non è contro qualcosa ma per qualcosa. Per la libertà di essere chi sei, per il diritto di amare chi ami e per la capacità di vivere senza paura”. “Insieme continueremo ad andare avanti e a garantire che la gioia e l’orgoglio prevalgano”.
Da 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, la prima donna di sempre?




