Joe Biden si ritira, fine di una presidenza a sostegno dei diritti LGBTQIA+. Tocca a Kamala Harris sfidare Trump?

"Kamala Harris sarà ancora peggio di Joe Biden", è subito partito all'attacco Donald Trump, a 106 giorni dalle elezioni del 5 novembre.

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Joe Biden si ritira, fine di una presidenza a sostegno dei diritti LGBTQIA+. Tocca a Kamala Harris sfidare Trump? - Joe Biden e Kamala Harris - Gay.it
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Il terremoto che ha scosso la politica mondiale è arrivato poco prima di cena, ieri sera, con un tweet di Joe Biden, 46º presidente degli Stati Uniti d’America dal 2021 e ufficialmente in corsa per un secondo mandato. Una lettera in cui Biden, negli ultimi mesi apparso sempre più fisicamente in difficoltà e da più parti strattonato affinché abbandonasse la corsa, ha ceduto, annunciando il suo ritiro.

Miei concittadini americani, negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo fatto grandi progressi come nazione. Oggi l’America ha l’economia più forte del mondo. Abbiamo fatto investimenti storici nella ricostruzione della nostra nazione, nella riduzione dei costi dei farmaci da prescrizione per gli anziani e nell’espansione dell’assistenza sanitaria a prezzi accessibili a un numero record di americani. Abbiamo fornito cure essenziali a un milione di veterani esposti a sostanze tossiche. Approvata la prima legge sulla sicurezza delle armi in 30 anni. Nominata la prima donna afroamericana alla Corte Suprema. E approvato la legislazione sul clima più significativa nella storia del mondo. L’America non è mai stata in una posizione migliore per guidare di quanto lo siamo noi oggi”. “So che niente di tutto questo avrebbe potuto essere fatto senza di voi, il popolo americano. Insieme, abbiamo superato una pandemia che capita una volta al secolo e la peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione. Abbiamo protetto e preservato la nostra democrazia. E abbiamo rivitalizzato e rafforzato le nostre alleanze in tutto il mondo. È stato il più grande onore della mia vita servire come vostro presidente. E sebbene fosse mia intenzione perseguire la rielezione, credo che sia nel miglior interesse del mio partito e del Paese che io mi dimetta e mi concentri esclusivamente sull’adempimento dei miei doveri di presidente per il resto del mio mandato. Parlerò alla nazione più avanti questa settimana in modo più dettagliato della mia decisione. Per ora, permettetemi di esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno lavorato così duramente per vedermi rieletto. Voglio ringraziare la vicepresidente Kamala Harris per essere stata un partner straordinario in tutto questo lavoro. E permettetemi di esprimere il mio sincero apprezzamento al popolo americano per la fede e la fiducia che avete riposto in me. Oggi credo quello che ho sempre creduto: che non c’è niente che l’America non possa fare, quando lo facciamo insieme. Dobbiamo solo ricordare che noi siamo gli Stati Uniti d’America“.

Poco dopo, sempre via social, è arrivato l’endorsement ufficiale di Biden nei confronti di Kamala Harris, sua attuale vicepresidente. “Cari colleghi democratici, ho deciso di non accettare la nomina e di concentrare tutte le mie energie sui miei doveri di presidente per il resto del mio mandato. La mia primissima decisione nel 2020 fu quella di scegliere Kamala Harris come mio vicepresidente. Ed è stata la migliore decisione che abbia preso. Oggi voglio offrire il mio pieno sostegno e il mio appoggio affinché Kamala sia il candidato del nostro partito. Democratici: è ora di unirsi e battere Trump. Facciamolo”.

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Subito dopo queste parole anche Bill e Hillary Clinton hanno espresso tutto il proprio sostegno alla vice presidente Kamala Harris. “Siamo onorati di unirci al Presidente nel sostenere il Vicepresidente Harris e faremo tutto il possibile per sostenerla”. “Abbiamo vissuto molti alti e bassi, ma niente ci preoccupa di più per il nostro Paese della minaccia rappresentata da un secondo mandato di Trump. Ora è il momento di sostenere Kamala Harris e lottare con tutto quello che possiamo per farla eleggere. Il futuro dell’America dipendente da questo“.

La diretta interessata, Kamala Harris, si è detta “onorata di avere l’appoggio del Presidente Biden, la mia intenzione è guadagnarmi e vincere questa nomination. Abbiamo 107 giorni fino al giorno delle elezioni. Insieme combatteremo. E insieme vinceremo“. Per poi aggiungere: “Sono onorata di avere l’appoggio del presidente e la mia intenzione è vincere questa nomination. Questi non sono tempi normali e queste non saranno elezioni normali. Ma questa è la nostra America e io ho bisogno di voi in questa battaglia“.

A questo punto tutto si deciderà alla convention democratica di Chicago che si terrà dal 19 al 22 agosto, con 4.700 delegati chiamati ad eleggere il nuovo candidato dem per le elezioni di novembre. Il presidente del Comitato nazionale democratico Jaime Harrison ha dichiarato che il partito “intraprenderà un processo trasparente e ordinato” per selezionare un candidato “che possa sconfiggere” Trump.

Kamala Harris sarà ancora peggio di Joe Biden“, è subito partito all’attacco Donald Trump, che sogna di ripetere quanto avvenuto nel 2016, quando sconfisse a sorpresa Hillary Clinton, fino ad oggi prima e unica donna candidata presidente. Kamala potrebbe quindi fare la storia, buttando giù un altro muro dopo quello caduto con Barack Obama, primo storico presidente nero d’America. Anche Gavin Newsom, pioniere dei diritti LGBTIQ+ e fino a poche settimane considerato papabile sostituto di Biden, ha pubblicamente appoggiato Harris: “Con la nostra democrazia in palio e il nostro futuro in gioco, nessuno è più adatto della vicepresidente americana Kamala Harris per portare avanti la lotta contro la visione oscurantista di Donald Trump e guidare il nostro Paese in una direzione migliore”.

Tra i papabili vice di Harris spicca Pete Buttigieg, che potrebbe così diventarte il primo vicepresidente dichiaratamente gay della storia d’America.

Ma cosa ci lascia Joe Biden, dopo questi 3 anni e mezzo di presidenza?

Oltre 200 mosse a favore dell’uguaglianza, inclusa la firma sul Respect for Marriage Act, atto legislativo che proteggerà a livello federale i diritti acquisiti con il matrimonio tra persone dello stesso sesso e interrazziali.

Appena eletto presidente Joe Biden ha ringraziato la comunità LGBTQ e promesso tutele per le persone transgender, fino al suo insediamento mai citate in un discorso inaugurale presidenziale. Ha immediatamente cancellato l’indecente divieto voluto da Donald Trump alle persone transgender nell’esercito, ha nominato la dottoressa trans Rachel Levine sottosegretaria alla sanità, ha trasformato Pete Buttigieg nel primo ministro dichiaratamente gay d’America, ha firmato uno storico memorandum per i diritti LGBTQ a livello globale, ha nuovamente concesso l’autorizzazione alle ambasciate USA di issare la bandiera rainbow, ha trasformato il Pulse in memoriale nazionale contro l’omotransfobia, ha nominato la prima ambasciatrice USA apertamente lesbica di sempre e ha ribadito l’urgenza di porre fine all’omotransfobia. Nel 2022 ha firmato un ordine esecutivo per proteggere le persone LGBTQ+ minacciate dagli omotransfobici USA e ha duramente criticato la legge Don’t Say Gay della Florida, si è opposto a leggi che limitano il percorso di transizione in diversi Stati americani, ha assegnato la medaglia presidenziale della libertà alla calciatrice Megan Rapinoe e accettato uno scambio di prigionieri con la Russia pur di liberare la cestista Brittney Griner. Nel 2023 ha ricordato come “il movimento LGBTQI+ ha cambiato per sempre il nostro paese: difendiamo i bambini queer”, per poi andare all’ONU e chiedere di proteggere “donne, LGBTQ e intersex, in quanto valori della nostra umanità condivisa”. Al cospetto di Giorgia Meloni “ha sollevato la questione dei diritti LGBTQIA+”. Solo il mese scorso Biden  ha nuovamente celebrato il Pride Month spalancando le porte della Casa Bianca alle famiglie omogenitoriali, ricordando come “in America siamo tutti uguali, promuovere l’uguaglianza è prioritario”. Successivamente ha concesso la grazia a migliaia di militari in passato condannati per sesso gay nelle forze armate e celebrato Stonewall.

Biden si è ripetutamente espresso anche contro l’epidemia di violenza nei confronti delle persone trans negli Stati Uniti, ma c’è chi rimarca come non sia stata portata a termine alcuna azione significativa per proteggere le persone americane transgender.

Senza una netta maggioranza al Congresso, Biden non è mai riuscito ad approvare l’Equality Act, che darebbe alle persone LGBTQ+ tutele legali più forti sul fronte discriminazione. Biden aveva promesso che avrebbe approvato la legge entro i suoi primi 100 giorni da presidente. Non ci è mai riuscito non avendo mai avuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Ora la palla passerà quasi certamente a  Kamala Harris, a sua volta vicinissima alla comunità LGBTQIA+ d’America durante tutta la sua vicepresidenza.

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