Omofobia in famiglia, il padre: ‘Non ho più un figlio, per me sei morto’

Peggio delle botte, peggio degli insulti, c'è l'omofobia in famiglia. Quando chi dovrebbe amarti, ti caccia di casa.

omofobia in famiglia
Un nuovo caso di omofobia in famiglia.
2 min. di lettura

Le parole, certe volte, fanno più male di un pugno in pieno volto. Lo sa bene Florijan, dopo essere tornato a casa con i capelli tinti di biondo. Ma soprattutto, dopo aver fatto coming out con il padre, la madre e il fratello. L’ultimo caso di omofobia in famiglia proviene dalla provincia di Ancona. Una storia che ha come protagonisti Florijan, ragazzo di 22 anni, e il padre omofobo, il quale lo ha cacciato di casa per via della sua omosessualità.

Le ultime parole che Florijan si è sentito dire, sono state “Io non ho più un figlio, tu per me sei morto, prendi le tue cose e vattene via“. È da gennaio che il ragazzo non vede la sua famiglia, dopo essersene andato di casa. Ad Ancona Today ha raccontato:

L’ultima volta che mio fratello mi ha cercato è stato per chiedermi di togliere dai social tutte le foto in cui comparivano i familiari. Come sto? Meglio rispetto a prima, anche se non sto bene economicamente lo sono a livello fisico e mentale, perché ora mi sento davvero “io”.

Una vita difficile, prima di fare coming out, quando a molte volte ha pensato al suicidio:Sì ci pensavo e lo facevo, poi per fortuna all’ultimo mi fermavo“.

L’omofobia in famiglia e a scuola

A 13 anni Florijan ha vissuto il primo episodio omofobo tra le mura domestiche. Anche in questo primo caso, solo poche parole, pronunciate dalla madre, mentre stava chattando con un amico:Se tu sei così, allora non ti vogliamo più bene“. Il comin gout ha solamente peggiorato le cose con i genitori, che cercava di vedere il meno possibile.

Se n’era già andato di casa, ma solo per pochi giorni. Erano gli stessi genitori a chiamarlo per cercare di ricucire i rapporti.

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Puntualmente mi contattavano, dicevano di aver capito, di volermi essere di supporto e io tornavo indietro. Poi però ricominciava tutto. Se uscivo, anche per andare a lavoro, mi seguivano per vedere cosa facevo. Non avevo libertà, neppure di vestirmi come volevo. Lo smalto? Assurdo per i miei genitori, si arrabbiavano anche per una maglia con sopra l’arcobaleno. Mi sono sempre sentito insicuro di quello che vivevo, mi sentivo in colpa e mi chiedevo se ero giusto così o se invece dovevo cambiare. 

A scuola, la situazione non era migliore. Vittima di bullismo omofobico, ha avuto degli amici veri che lo sostenevano solo quando si è trasferito per studio ad Ancona.

E Florijan insegna una grande lezione a tutti:

Le parole hanno un peso e occorre una legge che tuteli la diversità, visto che è proprio la “diversità” ad essere “normalità”. A chi è gay, ma anche all’etero, dico di cercare l’amore in sé stessi e negli altri anche se l’amore, paradossalmente, è una delle cose che genera più conflitti. Io sono ciò che sono grazie a tutto quello che ho passato. Nel bene e nel male.

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