Le parole pronunciate nei giorni scorsi da Matteo Salvini durante un comizio in Campania hanno riportato al centro del dibattito pubblico un tema che, in Italia, resta sospeso tra propaganda politica e diritti negati. Nel pieno della campagna regionale, il vicepresidente del Consiglio è tornato a prendere di mira le famiglie omogenitoriali, ridicolizzandole e negando loro qualsiasi legittimità. Un attacco che non nasce dal nulla, ma che arriva in un clima politico già segnato da scelte legislative e amministrative che hanno colpito duramente le persone LGBTQIA+.
E mentre Salvini definisce le famiglie arcobaleno “vaccate”, Napoli offre una risposta di segno opposto, scegliendo di incontrare le associazioni, firmare impegni concreti e riportare al centro il tema dell’uguaglianza.

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Fico e Simioli firmano la piattaforma LGBTQAI+ delle associazioni
La risposta è arrivata proprio da Napoli, la città in cui Salvini ha pronunciato l’attacco. Il 16 novembre scorso, durante un incontro pubblico molto partecipato a Scampia, il candidato Presidente Roberto Fico e il candidato al Consiglio regionale Salvatore Simioli (Lista Fico Presidente) hanno incontrato le associazioni LGBTQAI+ del territorio, tra cui ATN, ALFI e Arcigay Napoli.
L’incontro non è stato solo un momento di confronto: Fico e Simioli hanno firmato la piattaforma LGBTQAI+ delle associazioni, assumendo un impegno formale a difesa dei diritti e della dignità di tutte le persone.
Simioli ha rilanciato la campagna “Make Equality Great Again”, indossando la maglia che è già diventata un simbolo di questo posizionamento politico. L’operazione ribalta la retorica trumpiana e propone una visione alternativa: riportare al centro l’uguaglianza, il rispetto e la libertà. Una posizione che contrasta in modo netto con le parole del leader della Lega.
“La politica non può costruire consenso dividendo le famiglie”, ha dichiarato Simioli. “Io tutelerò tutte le famiglie: eterosessuali e LGBTQAI+. Le istituzioni devono unire, non discriminare”.
L’attacco di Salvini e la cornice politica: tre anni di restrizioni e propaganda
“Teniamo i bambini fuori dalle scelte degli adulti: mai le adozioni gay nel mio Paese, il bambino viene al mondo se ci sono una mamma e un papà e vieni adottato se ci sono una mamma e un papà”: così Matteo Salvini ha ribadito la sua linea nel corso del comizio a Napoli, a sostegno del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania, Edmondo Cirielli.
Le dichiarazioni del leader leghista, tuttavia, non sono state un semplice scivolone da comizio, ma si inseriscono in una cornice politica precisa che negli ultimi anni ha costruito un progressivo restringimento degli spazi di riconoscimento per le persone LGBTQIA+.
La circolare Piantedosi del 2023 ha rappresentato un cambio di rotta netto: ai prefetti è stato chiesto di verificare e in diversi casi revocare le trascrizioni degli atti di nascita con due madri o due padri. Da questa scelta sono derivate conseguenze pesanti per i minori, privati del riconoscimento di uno dei genitori, e per le famiglie, costrette a vivere nell’incertezza giuridica.
Parallelamente, la legge che ha reso la gestazione per altri un reato universale ha chiuso ulteriormente la porta alla possibilità di costruire percorsi di genitorialità, anche quando compiuti in piena legalità all’estero. Il riconoscimento dei figli nelle famiglie omogenitoriali è rimasto bloccato tra ricorsi, contenziosi e mancate riforme che avrebbero dovuto allineare l’Italia agli standard europei sul superiore interesse del minore.
A questo quadro si aggiunge il DDL Valditara, che punta a limitare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, ridurre l’ingresso delle associazioni LGBTQIA+ negli istituti e imporre un controllo preventivo che rischia di lasciare ragazzi e ragazze privi di strumenti fondamentali.
In questo contesto, le parole di Salvini non sorprendono: sono l’ennesima tappa di una strategia che costruisce consenso escludendo e ridicolizzando chi non rientra nel modello familiare promosso dal governo.
Un impegno concreto per una Campania più inclusiva
La risposta delle associazioni e dei candidati non si ferma alle parole. Il programma presentato da Simioli guarda a una Campania che si avvicina agli standard europei, a partire dall’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, considerata un tassello fondamentale per prevenire discriminazioni, bullismo e stereotipi. È un cambio di prospettiva che punta a creare ambienti scolastici più sicuri, informati e aperti alla diversità.
Sul fronte sanitario, il candidato propone l’accesso gratuito ai test per le MST e strumenti come il cashback sanitario, che permetterebbero di rendere più semplice e meno gravoso l’accesso alle cure. A questo si aggiunge la proposta di una legge regionale contro l’omo-bi-lesbo-transfobia, che introdurrebbe un sistema di sanzioni per chi compie atti discriminatori: una misura pensata per inviare un messaggio politico chiaro, in una regione che negli ultimi anni ha visto aumentare episodi di violenza e aggressioni.
Il programma comprende anche misure dedicate alla mobilità e al lavoro. Una metro aperta 24 ore su 24 renderebbe la città più sicura e accessibile, anche per chi si sposta la sera o torna tardi dal lavoro. Nel campo delle politiche giovanili, la proposta di stage retribuiti almeno 1000 euro al mese intende ridurre lo sfruttamento e offrire ai giovani campani un’alternativa concreta al precariato e alla migrazione forzata.
In questo insieme organico di proposte, l’incontro di Scampia appare come l’espressione di una visione politica che va oltre l’opposizione a Salvini: una visione che mette al centro diritti, equità e qualità della vita.
Una narrazione opposta: tra propaganda e realtà quotidiana
Le parole di Salvini cercano di ridurre il tema della genitorialità a un terreno di scontro ideologico. Ma la realtà delle famiglie omogenitoriali non ha nulla a che vedere con slogan o battute da comizio: sono famiglie che ogni giorno si occupano dei propri figli, costruiscono relazioni solide, partecipano alla vita sociale come ogni altro nucleo familiare.
Chiamarle “vaccate” significa ignorare una parte del Paese che esiste, cresce e contribuisce alla società. Significa colpire non solo gli adulti ma soprattutto i minori, esponendoli a stigma, insicurezza e mancanza di diritti.
Per questo la risposta arrivata da Napoli assume un peso che va oltre il dibattito politico tradizionale: non si tratta solo di contrapporsi alla narrazione di Salvini, ma di ribadire che la cittadinanza non può essere concessa o negata in base all’orientamento sessuale o al modello familiare.
Napoli, ancora una volta, ha scelto di schierarsi: di firmare piattaforme, di incontrare associazioni, di proporre leggi e misure concrete. Di dire chiaramente che nessuna famiglia deve essere delegittimata o ridicolizzata.

