Vannacci e il tour paranoico tra omosessuali e graffitari, ecco gli ultimi deliri dell’esponente dell’esercito italiano

Inviti in TV, interviste, convegni, braccia aperte da parte della destra di FDL e Lega, l’ex capo dell’Istituto Geografico Militare è ormai una vera star.

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A tutti coloro che si spendono in lunghe e sofferte elegie della libertà d’espressione – uccisa dal pensiero unico e dal politicamente corretto – farà piacere sapere che, dall’uscita del suo libro autoprodotto “Il Mondo al Contrario”, il generale Vannacci è in realtà sulla cresta dell’onda.

Inviti in TV, interviste, convegni, braccia aperte da parte della destra di FDL e Lega, l’ex capo dell’Istituto Geografico Militare è ormai una vera star, che si lascia andare alle proprie esternazioni pubbliche senza troppe ripercussioni – salvo la recente destituzione.

 “Io sono stato accusato senza un processo – ha detto ancora – sono state rivolte nei miei confronti parole non giustificate da nessun fatto e poi il resto è cronaca, ognuno può dire quello che vuole ma l’importante è che si usino le fonti corrette, cioè il sottoscritto. […] Tutte le mosse che stanno facendo i non eterosessuali sono orientate da una strategia che è quella di tentare di imporre il pensiero omosessuale al resto della maggioranza. Credo che la maggioranza della popolazione si ritrovi in quello che ho detto, non accetti più l’essere prevaricato almeno nel tentativo delle minoranze che non sono solo queste”.

Per poi accorpare la “minoranza” di graffitari e criminali all’intera comunità LGBTQIA+:

 “Io non mi rivolgo solo al mondo dei non eterosessuali, ma anche ai graffitari e ai delinquenti: una minoranza che ci costringe a mettere gli allarmi alle nostre case e macchine. Non parlo solo dei non eterosessuali”

E fare subito un passo indietro:

 “Ho parlato di minoranze, non le ho messe in correlazione tra loro. Non eterosessuali sono una minoranza: punto. Graffitari sono una minoranza: punto. Delinquenti sono una minoranza: punto. Non hanno nulla a che vedere l’una con le altre. Sono semplicemente delle minoranze“.

Quelle all’evento di presentazione del suo saggio a Roma – durante il convegno ‘Libertà al contrario. Perché difendere la libertà di parola contro ogni censura‘ organizzato da Nazione Futura – sono solo le ultime di tantissime affermazioni e dichiarazioni che nelle scorse settimane avrebbero classificato il generale Vannacci, secondo la stampa di destra, nell’olimpo dei “pensatori fuori dal coro”.

Belle parole per decorare pensieri e testi che, a detta di molti, trasudano omobitransfobia, xenofobia, misoginia, ablismo, classismo. Al punto che un insieme di realtà e collettivi della città di Lucca sta organizzando una protesta per impedire che il generale presenti il proprio libro sul territorio:

Contro il generale folgorato paracadutato a Lucca a parlare di donne non conformi, invertiti e razze inferiori, noi donne, Lgbtq+, antirazzistə, ambientalistə, antifascistə, scendiamo in piazza per impedire che la “normalità” di ieri torni in voga oggi. Non vogliamo militari nelle nostre scuole, basi nei nostri territori, omofobi e sessisti nelle nostre vite, razzisti e fascisti nelle nostre strade”.

Tuttavia, questo non gli impedisce di essere invitato da Mario Giordano alla seconda puntata stagionale di “Fuori dal Coro” in quella tv (Rete 4) che Piersilvio Berlusconi vorrebbe ripulita dal trash. Così Vannacci, Forte del sostegno ricevuto dalla destra conservatrice e da chi quella destra ha votato  – apparecchia un simposio omnicomprensivo in cui riesce a barrare tutte le caselline del bingo ultraconservatore.

Sulle unioni omosessuali, ad esempio, il generale si dimostra estremamente ligio alla semantica.

San Giovanni Paolo diceva queste cose giustamente” ha commentato Vannacci. “Io sono uno che promuove la famiglia tradizionale. Se a qualcuno non sta bene se ne farà una ragione. Io non critico chi si riconosce in questa unione. Quello che critico è il fatto di chiamarla una famiglia”.

E per quanto riguarda la narrazione inclusiva e la rivisitazione di alcuni grandi classici riadattati per un pubblico che celebra la diversità:

Il mio consiglio è di prendere le vecchie favole. Rappresentavano la società reale o ideale, dove i buoni trionfano e i cattivi venivano puniti. La società che si vorrebbe non è quella omosessuale, perché i numeri non rispondono alla realtà. Per ora non è così, quando lo sarà, ne riparleremo”.

Evidente che Vannacci non è a conoscenza del fatto che le storie tradizionali spesso non assomigliano affatto alle versioni edulcorate proposte dalla Disney, ma sono in realtà racconti crudi e oscuri che in seguito sono stati adattati per un pubblico infantile. Ma qui siamo noi di Gay.it – forse – che pretendiamo troppo dall’esponente dell’esercito italiano.

Se infatti prendessimo alla lettera le parole della nuova popstar del centro-destra di Meloni Salvini Berlusconi (Marina e Piersilvio), ci troveremmo a discutere di elementi di stupro, omicidio e violenza presenti nelle storie più famose, tra cui Biancaneve, Cenerentola, la Sirenetta, e così via. Insomma Vannacci vorrebbe preservare la tradizione, ma non sembra avere gli strumenti.

Del resto, il signore in oggetto sottolinea continuamente l’ossimoro secondo il quale in Italia le minoranze “prevaricano” sulle maggioranze:

Loro dicono di sdoganare un principio. Chi sono questi loro? La maggioranza non sente questa esigenza. Non è forse anche questa una prevaricazione di una minoranza verso una maggioranza?

Nel suo paranoico tour, l’esponente dell’esercito italiano affronta anche altri temi: giustizia privata, ruoli tradizionali e dittatura del pensiero unico, e difende a spada tratta ciò che ha scritto:

Quello che ho scritto lo riscriverei anche oggi perché non è offensivo, né lesivo della dignità. Il mio libro manifesta la mia opinione e i miei pensieri in maniera libera senza essere una istigazione all’odio o a commettere atti delittuosi. Tutte queste cose sono reati: se fosse vero io sarei dietro le sbarre”.

A Vannacci, esponente dell’esercito italiano, tocca sottolineare che il libro appena pubblicato “Il Mondo al Contrario” non contiene chiamate all’azione e istigazioni alla violenza. Il sospetto è che, anche se ne contenesse, ci sarebbe senz’altro qualcuno pronto a difenderlo e a seguirlo, magari in qualche marcetta su Roma.

Nell’Italia governata dalla destra ultraconservatrice – che vola a Budapest per parlare di “Dio, identità nazionale e famiglia”, sembra infatti sempre più difficile separare il ritorno di una certa frangia vicina al neofascismo, e la situazione del paese reale. Un fenomeno importante, per esempio, è il moltiplicarsi dei casi di violenze e discriminazioni a sfondo omobitransfobico negli ultimi mesi.

I confini sono sempre più labili, perché le affermazioni di cariche pubbliche e figure di rilievo hanno un peso maggiore sull’opinione pubblica rispetto ai discorsi da bar di qualche signor nessuno. Sdoganano l’odio, lo rendono normale e lo esaltano – sollecitando la pancia di un paese che nella sua cultura è sensibile alla scorciatoia di cercare un colpevole, e un uomo forte pronto a punirlo.

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