Verona, il sindaco Tommasi pensa alla disobbedienza: "Tutelare bambine e bambini che già ci sono" - Damiano Tommasi - Gay.it

Nella giornata di ieri il sindaco di Padova Sergio Giordani ha annunciato che la sua città continuerà a trascrivere i figli delle coppie omogenitoriali, anche dopo aver ricevuto lo stop intimidatorio da parte del prefetto, a sua volta imboccato dal governo Meloni che aveva già “minacciato” Beppe Sala.

Ora anche Damiano Tommasi, sindaco di centrosinistra di Verona, guarda all’ipotesi  ‘disobbedienza’ chiesta a gran voce dall’associazione Famiglie Arcobaleno con tanto di raccolta firme.

Intervistato da L’Arena, l’ex calciatore della Roma campione d’Italia 2000/2001 ha rivelato la sua giunta sta “valutando e approfondendo” il da farsi.

Il primo nostro obiettivo è tutelare le bambine e i bambini che già ci sono e che stanno venendo nel nostro territorio e hanno dei diritti da far rispettare. Quindi l’Amministrazione e lo Stato devono tutelarli al massimo e quindi trovare la modalità migliore per farlo“.

A detta di Tommasi, il tema centrale sarebbe un altro, ovvero il “vuoto normativo da colmare, su questo fronte. E intanto sul territorio il problema va gestito nella maniera più concreta e pratica possibile. Quindi noi ci stiamo già mettendo in collegamento con altri sindaci, proprio per trovare un approccio rispettoso delle norme, per quanto lacunose, e poi lavorando per colmarla”. “Stiamo analizzando le varie situazioni che si vengono a creare, cercando di risolverle, in attesa di linee guida e completamento delle norme, che anche l’Europa ci chiede di colmare“.

Tommasi ha ricordato come si stia parlando di “cittadine e cittadini. E in questo caso, come in tanti altri, si tende ad affrontare il tema pensando che si stia parlando di numeri o di cose. Invece stiamo parlando di persone, di sentimenti, di affetti, che vanno messi al primo posto, lasciando da parte le ideologie. Partiamo dai bambini, nati in arrivo nel nostro territorio, e credo che se si parte da loro non si sbaglia mai“.

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La scorsa estate Damiano Tommasi, appena eletto, prese parte al Pride veronese, ribadendo la necessità di dover “difendere i diritti e la libertà di ciascuno, perché chiunque viva o passi da Verona si senta a casa propria. Questo è uno degli obiettivi della nostra amministrazione. Guardiamo al futuro della nostra città e lavoriamo insieme per rendere Verona una città sempre più aperta, solidale ed accogliente“.

Una svolta di non poco conto per la città scaligera, negli ultimi due decenni sempre orientata a destra, con giunte il più delle volte dichiaratamente omotransfobiche. Dopo 27 anni, non a caso, Tommasi ha finalmente cancellato le cosiddette “mozioni omofobe”.

Nel 1995 venne approvata la mozione n.336 a firma dell’allora consigliere Francesco Spiazzi (PPI), che non solo definiva l’omosessualità come contronatura ma prevedeva il respingimento della risoluzione A3-0028/94 del Parlamento Europeo che invitava gli Stati UE a porre fine alle discriminazioni tra omosessuali ed eterosessuali. Quella mozione, in sostanza, impegnava l’amministrazione comunale a non deliberare provvedimenti in favore dell’equiparazione delle coppie LGBTQ+. A quella mozione ne seguirono altre. Per decenni, proprio a causa di quelle mozioni, la giunta veronese non ha mai potuto deliberare “provvedimenti che parifichino i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna”, anche perché i governi veronesi di centrodestra che hanno a lungo governato la città mai si sono impegnati per stralciarle. Fino all’arrivo di Tommasi.

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