Le forme di discriminazione sono molte, ma la radice è solo una – Francesca Vecchioni, autrice, attivista e presidente dell’associazione Diversity

Per Francesca Vecchioni, la forza del transfemminismo sta nella sua capacità di ribaltare il modello stesso della lotta.
“La forza del transfemminismo è averci mostrato come tutte le battaglie siano collegate. Amo il fatto che abbia ribaltato il modello della lotta, che non riguarda solo un gruppo, ma considera tutte le identità, perché il cambiamento necessario riguarda tutta la società.
Considero prezioso il fatto che sia nato dalle battaglie delle persone trans, perché da una delle peggiori esclusioni abbiamo tratto un insegnamento vitale: è la consapevolezza del valore di ogni identità, l’inclusione, che rende così bello e potente il transfemminismo. D’altronde noi non siamo una cosa sola: non siamo solo donne, io non sono “solo” lesbica, la mia amica non è solo nera, e quella ragazza non è solo una ragazza grassa, o solo una persona con disabilità, o solo una ragazza trans.
Le forme che prende la discriminazione sono tante, ma la radice è la stessa ed è contro questa che dobbiamo lottare. Possiamo dargli qualsiasi nome, la ritroviamo nell’idea che esista chi è superiore e chi è inferiore, che la società debba reggersi su una gerarchia basata sulla forza della prevaricazione, dove chi vince sottomette e usa il potere per escludere.
La ritroviamo nella falsa convinzione che esista un merito ad avere un posto in questa gerarchia, mentre tutto è disegnato solo a misura di una certa parte e il gioco lo vince chi ha fatto le sue regole. La ritroviamo nella convinzione che vincere significhi abbattere, ridurre, distruggere, quando dovrebbe significare avanzare, migliorare, far progredire; o che le nostre azioni siano senza conseguenze, e riguardino solo noi, quando invece ogni cosa è collegata.
Ci consoliamo pensando che in fondo noi siamo le brave persone, ed è la società che funziona così, ma finiamo per legittimare l’idea che esista una ragione nell’essere inferiori in questa società. È per tutto questo che dobbiamo lottare, possiamo dare qualsiasi nome alla radice del problema, il più semplice è cultura patriarcale.
Non dobbiamo aver paura di parlare, ma dobbiamo restituire il significato che meritano le parole: forza, cura, leadership, famiglia, bellezza, corpo, lavoro, sicurezza, vecchiaia, amore… ogni singola parola ha il potere di cambiare il nostro modo di pensare e agire nel mondo, rendendolo migliore.
È questo che portiamo avanti con il lavoro di Diversity, Dobbiamo combattere le paure, parlare tra generazioni, dare valore alle persone, ai nostri corpi, ridefinire il concetto di successo. Dobbiamo iniziare a condividerlo questo potere, restituire il senso stesso alla parola stessa “potere” e smetterla di usarlo per escludere, e liberare il potenziale di questa società dai vincoli del patriarcato, perché non farlo significa rafforzare questo meccanismo viziato, asfissiante, bloccante delle energie e della bellezza di tutta la diversità che esiste. Usiamolo questo potere.”
