In Ghana il 18 novembre 2025 il presidente John Dramani Mahama ha annunciato che “se il parlamento approverà il testo, lo firmerò” in merito al controverso disegno di legge noto come Human Sexual Rights and Family Values Bill (HSRFV). Nel suo intervento alla Christian Council of Ghana il presidente Mahama ha ribadito che:

  • il matrimonio è fra uomo e donna
  • il genere è determinato alla nascita
  • la famiglia è la base della nostra nazione“.

Cosa prevede il disegno di legge

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Protesta LGBTQIA+ in Ghana | Credit: Alamy

Il testo del disegno (qui il testo inglese) era stato già votato da un precedente parlamento nel febbraio 2024 ma non era entrato in vigore per mancata firma presidenziale. Il presidente si era arreso alle pressioni dell’Occidente, che però negli ultimi mesi – dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca negli USA – ha alleggerito la presa sui diritti in Africa. La legge ghanese punta a criminalizzare l’identificazione come LGBTQ+ e l’incoraggiamento, sponsorizzazione o sostegno delle attività LGBTQ+. Le pene previste nella versione passata variano da sei mesi a tre anni di carcere per chi si identifica come LGBTQ+, e da tre a cinque anni per chi promuove o sostiene tali attività. Il progetto era stato infatti presentato nuovamente nel marzo 2025 da un gruppo di dieci parlamentari.

Per i sostenitori la legge serve a “proteggere i valori familiari” e a “difendere i minori“. Ma le ONG per i diritti umani certificano che il disegno è uno dei più brutali approcci anti-LGBT+ in Africa: criminalizzare non solo atti ma anche identità, associazioni, visibilità e sostegno.

È il nuovo modello di repressione che si va diffondendo nel globo, da Putin a Erdogan a Trump: non punire semplicemente gli atti, ma cancellare il diritto ad esistere, il diritto a sviluppare una propria identità culturale e a diffonderla, il diritto ad associarsi e a costruire spazi comuni di sicurezza e aggregazione. Cancellare anche qualsiasi possibilità che le persone LGBTIAQ+ si organizzino in soggetti politici e associativi.

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Prince Frimpong intervistato da Gay.it un anno fa > LEGGI >

Saremo perseguitati e uccisi

Questo quello che aveva raccontato a Gay.it un anno fa l’attivista LGBTIAQ+ Prince Frimpong.

Mutato anche il tema del rischio economico. Nel 2024 il ministero delle Finanze del Ghana (35 milioni di abitanti) aveva avvertito che l’approvazione del testo poteva mettere a rischio fino a 3,8 miliardi di dollari di finanziamenti della World Bank e un pacchetto del International Monetary Fund. Ma ora, con la svolta reazionaria della destra di Trump negli USA, difficile immaginare gli Stati Uniti fare pressione affinché il presidente ghanese non firmi una legge anti-LGBTIQ+. Difficile immaginare un’imposizione solida della World Bank o del Fondo monetario internazionale.

Con la firma presidenziale praticamente confermata, qualora il parlamento approvasse il testo, la comunità LGBTQ+ in Ghana vede l’ombra di una marcia legislativa che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio colpo d’assedio che tenderà a reprimere, fino a cancellare le persone LGBTIAQ+: identità, associazioni, advocacy diventerebbero fuorilegge.

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Donne ghanesi attiviste LGBTIAQ+

In Africa, appena due mesi fa nel Burkina Faso la dittatura militare di Traorè, appoggiata da Russia e Cina, ha ripristinato la criminalizzazione dell’omosessualità. Sempre più possibile una legge analoga anche in Costa d’Avorio, mentre in Uganda è stata approvata già da più di due anni una delle più feroci leggi anti-LGBTIAQ+ al mondo il cui risultato è una crescente discriminazione omobitransfobica che va diffondendosi nella società. Preoccupante il clima di persecuzione anche in Senegal dove la proiezione di un film queer in un’ambasciata occidentale era stata vietata.

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