Arriva Natale, il tempo dei buoni sentimenti esposti in vetrina, delle lucine che provano a coprire le crepe, delle famiglie raccontate come rifugio universale mentre fuori, ma molto spesso dentro, il mondo si fa più duro per chiunque non obbedisca all’idea conforme delle identità cis-binarie che modellano un sistema di soprusi e abomini in rapida e reazionaria involuzione.
Ma è proprio in questi giorni di tregua forzata che conviene guardare meglio cosa ci sta succedendo intorno: quali diritti vengono erosi in silenzio, quali corpi diventano sacrificabili, quali parole vengono censurate o deformate. In nome di un inarrestabile scivolamento verso regimi illiberali, anche e proprio laddove le liberal-democrazie erano state costruite in nome della libertà dei popoli e degli individui. E così anche in questi ultimi sette giorni raccontati da Gay.it, tra propaganda, violenza e regressioni politiche, le risposte ci sono già. Il nostro compito ingrato è di tenere alta l’attenzione su ciò che una certa propaganda vorrebbe sotterrare sotto la crosta di zucchero e il profumo di burro, in nome del buonismo natalizio.
Dopo essere stato tra i primi a genuflettersi alla corte di Donald Trump, l’impero Meta di Mark Zuckerberg starebbe depotenziando e qualche volta eliminando account e profili scomodi per la narrazione repressiva del neo-tiranno USA. L’accusa, emersa grazie a un’inchiesta del Guardian, parla di rimozione o limitazione di numerosi account su aborto, salute riproduttiva e contenuti LGBTIQ+. Ong e attivistə denunciano una nuova ondata di censura su Facebook, Instagram e WhatsApp, con effetti concreti e rischiosi per milioni di persone.
Lo smantellamento della democrazia liberale americana prosegue: nel discorso alla nazione in prima serata, Donald Trump ha dedicato spazio alla sua ossessione transfobica, attaccando le politiche dell’era Biden: “Avevamo uomini che giocavano negli sport femminili”, ha detto, fino a sostenere che con i Democratici al potere ci fossero “transgender per tutti”. E qualche giorno fa la Camera dei Rappresentanti USA ha approvato il Protect Children’s Innocence Act, una proposta che criminalizza l’assistenza sanitaria per minorenni trans. Bloccanti della pubertà, terapie ormonali e cure mediche diventerebbero reati, con pene fino a 10 anni di carcere per medici e genitori. In settimana è giunta anche la notizia che The Heritage Foundation, influente think tank dell’estrema destra statunitense promotore del feroce Project 2025, ha nominato Scott Yenor, noto per le sue posizioni ultra-reazionarie e per l’aperta ostilità verso i diritti LGBT, inclusa la proposta di criminalizzare l’omosessualità.
L’influenza USA, combinata alla sotterranea alleanza illiberale con Russia e Cina, sta destabilizzando il mondo, come era prevedibile. Nelle democrazie più fragili gli smottamenti sono già visibilmente in atto. Il Senato del Kazakistan ha approvato le disposizioni che vietano la cosiddetta “propaganda LGBT” e ha trasmesso il testo al presidente Tokayev, che ha ora 10–30 giorni per firmare o respingere la legge prima della sua entrata in vigore: previste multe e carcere per i trasgressori.
José Antonio Kast è il nuovo presidente ultradestra del Cile: ultracattolico, nostalgico di Pinochet e contrario a matrimonio egualitario, aborto e diritti LGBTQIA+. Figlio di un ufficiale nazista, ha vinto le elezioni guardando apertamente ai modelli politici di Trump. L’Italia di Meloni di è subito congratulata.
In Ungheria invece Viktor Orbán è travolto da uno scandalo su abusi sessuali su minori che ha acceso proteste di massa a Budapest. La crisi mette in corto circuito la retorica governativa della “protezione dei bambini”, usata per anni per giustificare leggi anti-LGBTIAQ+ e divieti ai Pride, che ora si ritorce contro il premier.
In Italia il quadro è più che inquietante: secondo Amnesty nei tre anni del Governo Meloni i diritti sono in netto arretramento. Nel mirino finiscono politiche che indeboliscono la tutela dei diritti civili, sociali ed economici, con un mancato contrasto alle discriminazioni verso persone razzializzate e comunità LGBTQIA+.
Negli ultimi giorni la cronaca italiana restituisce un quadro allarmante di violenza e odio che attraversa spazi domestici, scolastici e di vicinato. A Carugo, nel Comasco, una coppia di uomini è stata minacciata con un coltello da una vicina che li ha bersagliati con insulti omofobi e danneggiato l’abitazione. A Verona, un uomo è stato condannato a oltre mille ore di lavori socialmente utili per anni di violenze fisiche e psicologiche inflitte al figlio dell’ex moglie perché gay, tra minacce di morte e umiliazioni quotidiane. A Benevento, l’odio è stato esibito come insulto pubblico in ambito scolastico, con uno striscione omofobo comparso durante un evento sportivo tra licei.
Ancora più grave quanto emerso nelle Madonie, nel Palermitano: un ragazzo di undici anni sarebbe stato aggredito e violentato da coetanei e ragazzi poco più grandi, compagni di scuola. Il minore, sotto shock, ha raccontato tutto alla madre, facendo scattare il Codice Rosso. Gli accertamenti medici avrebbero riscontrato traumi compatibili con violenza sessuale; le indagini sono ora affidate alla Procura per i minorenni di Palermo. Eppure questo è il paese nel quale la destra di Governo, con il Ddl Valditara, vorrebbe vietare l’educazione sessuo-affettiva a scuola.
L’orrore di Palermo chiama in causa una responsabilità politica precisa. Smantellare l’educazione affettiva, il contrasto al bullismo e i percorsi di consapevolezza tra infanzia e adolescenza non è neutro: è una scelta. E di queste scelte la destra di governo porta una responsabilità storica. Soltanto pochi giorni fa il libro illustrato per bambin* Cos’è il sesso? è stato trasformato in un caso politico da una campagna di fake news della destra: accuse di pedopornografia e frasi mai presenti nel testo, rilanciate senza verifiche. Una propaganda apertamente menzognera che sbriciola qualsiasi etica delle istituzioni, manipola la realtà e fomenta odio contro qualsiasi identità non conforme. È quanto emerge anche dalle analisi della comunità scientifica che ha smascherato il ddl Roccella-Schillaci sui farmaci per la disforia di genere nei minori: il testo rischia di limitare l’accesso alle cure e ignora evidenze scientifiche e raccomandazioni europee, piegandosi a logiche ideologiche.
