Una lunga vicenda di tensioni di vicinato, denunce e presunti comportamenti persecutori. Parte da qui la storia di una coppia gay di Daverio, in provincia di Varese, unita civilmente, che da anni denuncia una serie di episodi attribuiti ai vicini di casa – marito, moglie e la madre di lei – e che, secondo il racconto dei due uomini, avrebbero anche un movente omofobico.
La situazione, iniziata nel 2021, potrebbe ora essere valutata in modo unitario dalla Procura di Varese. L’avvocato della coppia ha infatti presentato un’istanza per riunire i diversi procedimenti aperti negli anni, chiedendo che i fatti vengano analizzati nel loro complesso come possibili atti persecutori, con l’eventuale aggravante dell’omofobia.
In questo articolo
- 1 Daverio, perseguitati dai vicini perchè gay: prime tensioni nel 2021
- 2 Anni di denunce tra danneggiamenti, minacce e insulti
- 3 La richiesta di un unico procedimento
- 4 Il peso psicologico della vicenda
- 5 La convivenza difficile e l’ipotesi di vendere casa
- 6 La solidarietà del sindaco di Daverio
- 7 Le indagini della magistratura
- 8 I precedenti simili
Daverio, perseguitati dai vicini perchè gay: prime tensioni nel 2021
Secondo il racconto dei due uomini al quotidiano La Prealpina, tutto sarebbe iniziato nel 2021, al loro rientro a casa dopo un periodo di vacanza. Tornati nella loro abitazione di Daverio, avrebbero trovato il giardino danneggiato.
Le telecamere installate nella proprietà, spiegano, avrebbero ripreso alcune persone mentre entravano nell’area verde. Nei filmati si vedrebbero individui impegnati in diversi dispetti, tra cui la rimozione dei tubi dell’irrigazione e il taglio di alcune piante.
I vicini, secondo quanto riferito dalla coppia, avrebbero un diritto di passaggio pedonale limitato, necessario per raggiungere una piccola struttura presente nella loro proprietà. Tuttavia, quel passaggio sarebbe stato utilizzato in modo più ampio del previsto, consentendo l’accesso a più persone e generando comportamenti ritenuti invasivi. Da quel momento sarebbero iniziati anni di tensioni.
Anni di denunce tra danneggiamenti, minacce e insulti
La coppia parla di una lunga serie di episodi che si sarebbero susseguiti nel tempo. Tra questi vengono citati danneggiamenti, minacce e insulti, oltre a fotografie scattate davanti al cancello della loro abitazione e controlli costanti su ciò che accadeva nella proprietà. In alcune occasioni, sostengono, sarebbero stati rivolti loro anche insulti omofobi.
Con il passare del tempo, spiegano, la natura dei comportamenti sarebbe cambiata: “Prima erano azioni materiali, poi sono iniziati gli insulti”.
Nel complesso, i due uomini riferiscono di aver presentato circa trenta denunce nel corso degli anni. Alcune di queste sarebbero state archiviate, mentre altre risultano ancora in fase di indagine.
Uno dei procedimenti, relativo a un presunto danneggiamento, è già arrivato davanti al giudice, anche se il processo, secondo quanto riferito, starebbe procedendo lentamente.
La richiesta di un unico procedimento
Proprio per questo quadro complesso, l’avvocato della coppia, Marco Orrù, ha presentato alla Procura di Varese una richiesta formale per riunire i diversi procedimenti. Secondo il legale, le numerose denunce depositate negli anni potrebbero essere ricondotte a un unico disegno persecutorio.
L’obiettivo dell’istanza è che i fatti vengano valutati nel loro insieme, ipotizzando il reato di atti persecutori, previsto dall’articolo 612 bis del Codice penale.
Nel documento depositato in Procura si sottolinea inoltre che la persona offesa è unita civilmente con il proprio compagno e che le condotte denunciate sarebbero documentate anche da videoregistrazioni.
Il legale chiede quindi alla magistratura di verificare lo stato dei vari procedimenti e di procedere alla loro riunione per una “evidente connessione soggettiva e oggettiva”.
Se la richiesta venisse accolta, la vicenda potrebbe confluire in un unico procedimento penale, nel quale verrebbe valutata anche l’eventuale aggravante legata all’omofobia.
Il peso psicologico della vicenda
Secondo la coppia, molti degli episodi denunciati potrebbero apparire marginali se analizzati singolarmente. Nel loro insieme, però, avrebbero creato una situazione di forte pressione psicologica.
Uno dei due uomini racconta infatti di essere in cura da anni per le conseguenze dello stress accumulato nel tempo. La vicenda, spiega, avrebbe inciso anche sulle sue condizioni di salute. Il senso di disagio è sintetizzato in una frase che riassume il clima vissuto negli ultimi anni: “Noi non viviamo più”.
La richiesta di riunione dei procedimenti nasce anche da questa prospettiva: dimostrare che una sequenza di episodi apparentemente minori può trasformarsi, nel tempo, in una situazione di vera e propria persecuzione.
La convivenza difficile e l’ipotesi di vendere casa
Nel frattempo, la situazione di vicinato resta difficile. I due uomini raccontano di aver anche preso in considerazione l’idea di vendere la casa acquistata nel 2017, ma spiegano che si tratta di una decisione complessa.
Da un lato c’è ancora il mutuo da pagare, dall’altro, sostengono, il timore che la vicenda possa influire sul valore dell’immobile o sulla possibilità stessa di venderlo. Per questo motivo, almeno per ora, la loro priorità resta quella di ottenere un chiarimento giudiziario sulla situazione.
L’istanza presentata alla Procura punta a un cambio di prospettiva: non più una serie di episodi isolati, ma un quadro complessivo che, secondo la coppia, configurerebbe una persecuzione legata anche all’orientamento sessuale.
La solidarietà del sindaco di Daverio

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Daverio, Marco Colombo (Fratelli d’Italia) che ha espresso pubblicamente solidarietà alla coppia. In un messaggio pubblicato su Facebook, il primo cittadino ha scritto:
“Esprimo la mia piena solidarietà e vicinanza alla coppia che ha subito abusi, sia verbali che fisici, all’interno della propria abitazione. Nel 2026 è davvero triste dover leggere simili notizie, e ancora più doloroso è vedere come la nostra comunità finisca in prima pagina”.
Il sindaco ha sottolineato inoltre l’importanza di denunciare episodi di questo tipo e di tutelare chi li subisce.
“Daverio è un paese inclusivo: atti come questi devono sempre essere denunciati. Mi auguro che le autorità competenti, se confermata la gravità dei fatti, intervengano rapidamente per tutelare questi nostri concittadini, colpevoli soltanto di credere nel loro amore”.
Nel suo intervento, Colombo ha ribadito anche un principio fondamentale di convivenza civile:
“L’orientamento sessuale non deve mai essere motivo di difficoltà nei rapporti di vicinato, né tanto meno ostacolare la convivenza civile. Non esiste il concetto di “tolleranza”: ciascuno ha il diritto di vivere la propria vita, esprimere le proprie idee e opinioni, senza che i propri diritti fondamentali vengano lesi da chiunque”.
Le indagini della magistratura
A questo punto saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se gli elementi raccolti negli anni possano effettivamente configurare il reato di atti persecutori.
La decisione sulla richiesta di riunione dei procedimenti sarà centrale per capire se la vicenda verrà valutata come un insieme unitario di comportamenti oppure continuerà a essere trattata attraverso singoli episodi separati.
Nel frattempo, la storia della coppia di Daverio riporta l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: quando i conflitti di vicinato si intrecciano con pregiudizi legati all’orientamento sessuale, la linea tra tensioni quotidiane e persecuzione può diventare sottile. E proprio su questo punto si concentrerà ora il lavoro della Procura.
I precedenti simili
Quanto accaduto alla coppia gay di Daverio, d’altro canto, non rappresenta un caso isolato di persecuzioni omofobe tra vicini di casa. Negli ultimi anni diversi episodi simili hanno riportato alla luce tensioni di vicinato sfociate in molestie, minacce e comportamenti discriminatori nei confronti di persone LGBTQIA+.
Ad aprile 2023, a Roma, un uomo di 46 anni è stato arrestato con l’accusa di stalking aggravato dalla discriminazione dopo aver perseguitato per mesi una coppia gay che viveva nel suo stesso palazzo. Secondo gli inquirenti, lo stalker compiva continui atti intimidatori: citofonate notturne, muri imbrattati, oggetti lasciati nella cassetta della posta e disturbi ripetuti pur di tormentare i vicini.
Un altro caso è emerso a giugno 2025 a Taranto, dove una donna transgender ha denunciato mesi di insulti, minacce e molestie da parte di due vicini di casa, padre e figlio. Il 28enne ha poi patteggiato una condanna a un anno con pena sospesa, mentre il padre è stato rinviato a processo.
Sempre a settembre 2025, a Roma, una coppia gay ha raccontato di aver subito per tre anni insulti omofobi, minacce e persino il lancio di sostanze irritanti da parte dei vicini di condominio. La situazione si è conclusa solo dopo la denuncia alle autorità e la diffusione pubblica della vicenda.
Infine, a dicembre 2025, a Carugo, in provincia di Como, una donna di 54 anni è stata denunciata dopo aver minacciato con un coltello due vicini conviventi e aver rivolto loro pesanti insulti omofobi, circostanza che ha portato gli inquirenti a contestare l’aggravante della finalità discriminatoria.
Vicende diverse tra loro, ma accomunate da un elemento ricorrente: quando l’orientamento sessuale o l’identità di genere diventano bersaglio di conflitti di vicinato, la tensione quotidiana può trasformarsi in un vero e proprio caso giudiziario.

