Oggi a Milano, in occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia, è previsto un sit-in di contestazione che mette al centro l’emergenza Senegal, dove la legge anti-LGBTIAQ+ si sta rivelando in tutta la sua ferocia esecutiva. Appuntamento oggi 16 maggio alle 14.30 alle 14.30, davanti al Consolato del Senegal in viale Certosa 187 a Milano.
La notizia che arriva nelle ultime ore da Tambacounda racconta il clima senza precedenti: nel Paese è in atto una vera e propria ‘pulizia di persone LGBTI+‘, che vengono cancellate dallo spazio pubblico mediante fermi, arresti, detenzioni cautelative, processi e condanne.
Ieri 15 maggio 2026 la Sezione ricerche della gendarmeria di Tambacounda, città nel centro-est del paese, ha completato lo smantellamento di quello che definisce un “vasto network di presunti omosessuali“: venti persone in custodia cautelare, tra cui alcune donne.
Le retate sono avvenute in due fasi: un primo intervento giovedì, un secondo venerdì che ha allargato il raggio delle operazioni. Tra gli arrestati figurano un commerciante e un sarto. Secondo fonti vicine all’indagine, gli arresti sono il risultato sia degli interrogatori iniziali sia di denunce anonime, la delazione, dunque, come motore della persecuzione. Nonostante il testo di legge approvato cerchi di evitare il pericolo che l’accusa di omosessualità venga usata come strumento di vendette personali, il clima omobitransfobico, istituzionalizzato dalla legge approvata, sta innescando una vera e propria caccia alle vere e/o presunte persone LGBTIQ+.
Il dettaglio più inquietante: tutti i fermati sono stati sottoposti a test sierologico obbligatorio per l’HIV. Una procedura già emersa in altri casi come strumento di stigma, non di tutela sanitaria: associare sistematicamente omosessualità e sieropositività è una delle retoriche più antiche e più pericolose della propaganda omobitransfobica.
Il fatto che tra gli arrestati ci siano anche delle donne segna un’estensione della repressione che fino a poco fa colpiva quasi esclusivamente gli uomini gay. È un segnale che la legge approvata l’11 marzo scorso, che porta le pene fino a 10 anni e criminalizza anche l'”apologia” dell’omosessualità, sta ridisegnando in modo più ampio il perimetro della persecuzione. Una donna lesbica intervistata a marzo aveva detto a Gay.it: «Aspetto solo che si calmino le acque, poi organizzo la fuga».
Ad aprile un tribunale ha dato sei anni di carcere a un 24enne per atti contro natura, e perché considerato gay. Già a febbraio, con la legge ancora in discussione, una retata ufficialmente legata a un traffico di pornografia minorile, aveva scatenato arresti a raffica con effetto gogna verso le persone LGBTIQ. Dieci giorni fa nella periferia di Dakar due uomini avevano rischiato il linciaggio dopo essere stati colti in atteggiamenti di intimità e quindi incriminati come omosessuali. Tre giorni fa un altro arresto di una coppia di uomini presumibilmente omosessuali, chiesti 10 anni per uno dei due e 5 per l’altro. Lo scorso marzo un uomo era stato accusato e condannato a tre anni per omosessualità grazie alla lettura dei messaggi di intimità sessuale e affettiva ritenuti “compromettenti”, e letti pubblicamente in tribunale, dall’app di whatsapp del suo telefonino.
Au Sénégal, des hommes sont aujourd’hui pourchassés, humiliés, parfois lynchés, en raison de leur orientation sexuelle.
La France s’est toujours battue pour la dépénalisation universelle de l’homosexualité. Ce combat doit continuer. pic.twitter.com/uwmKQbWL6G
— Yaël Braun-Pivet (@YaelBRAUNPIVET) May 15, 2026
Intanto ieri Yaël Braun-Pivet, presidente dell’Assemblea nazionale francese, ha denunciato pubblicamente le violenze contro le persone LGBTIQ+ in Senegal, citando arresti, linciaggi filmati e condanne: «Imprigionare qualcuno per ciò che è, per ciò che ama, non è una questione culturale. È una violazione dei diritti umani», ha dichiarato, ricordando che il Senegal è firmatario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
L’appuntamento a Milano oggi vedrà una mobilitazione di contestazione davanti al Consolato del Senegal dalle 14.30 in viale Certosa 187. Convocata da Certi Diritti , CIG Arcigay , I Sentinelli ed Enzo Tortora Radicali Milano, parteciperanno Luca Paladini , consigliere regionale della Lombardia, Elena Buscemi , presidente del Consiglio comunale di Milano, i consiglieri comunali Michele Albiani, Francesca Cucchiara e Alessandro Giungi e Paolo Hutter, storico militante per i diritti civili.
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