Da oltre 10 anni il Pride di Istanbul è segnato dalle violenze della polizia, che attacca i partecipanti e li arresta per volontà di Recep Tayyip Erdoğan.
Domenica l’ennesima manifestazione segnata dalla repressione del regime turco, con una cinquantina di arresti, tra cui una giornalista. Seppur vietato dalle autorità locali il Pride si è tenuto regolarmente come ogni anno, in maniera libera, in più punti della città, con piccoli gruppi di manifestanti, se solo non fosse sotto attacco dal 2015.
Domenica pomeriggio la polizia turca ha rafforzato la sicurezza intorno all’iconica piazza Taksim di Istanbul, erigendo barriere di ferro, mentre le autorità locali hanno vietato qualsiasi tipo di manifestazione nelle principali zone di raduno, incluso il quartiere di Kadikoy, nella parte asiatica della città. L’ufficio del governatore ha infine limitato l’uso della metropolitana in diverse zone centrali. Tra le viuzze del centro si sono quindi ritrovati decine di attivisti, in ordine sparso, a sfidare gli agenti in borghese e la polizia. L’Unione dei Giornalisti Turchi ha denunciato pubblicamente l’arresto di Muberra Unsal, in possesso di un tesserino stampa valido.
L’arresto di una giornalista all’Istanbul Pride
Gazeteci Müberra Ünsal, basın kartı olmasına rağmen gözaltına alındı!
Bu yıl da İstanbul Onur Yürüyüşü’nü takip eden gazetecilere hukuka aykırı müdahale edildi. Defalarca “basınım” demesine rağmen Ünsal da gözaltına alındı.
LGBTİ+’ların barışçıl biçimde hak ve özgürlüklerini… pic.twitter.com/6uo3B57Ncg
— Gazeteciler Sendikası (@TGS_org_tr) June 28, 2026
“La giornalista Müberra Ünsal è stata fermata nonostante possedesse il tesserino stampa!”, ha scritto l’Unione su X. “Anche quest’anno i giornalisti che seguivano il Pride di Istanbul sono stati oggetto di un intervento illegale ai sensi del diritto. Nonostante abbia ripetutamente dichiarato “sono della stampa”, Ünsal è stata ugualmente fermata. L’esercizio pacifico dei diritti e delle libertà delle persone LGBTİ+ e il monitoraggio di questo processo da parte dei giornalisti sono requisiti fondamentali dei principi di una società democratica. Il lavoro giornalistico di copertura delle notizie non è un crimine. I nostri colleghi siano immediatamente rilasciati!”.
I manifestanti LGBT+, che si sono radunati in diversi quartieri della città, hanno promesso che continueranno a protestare, rischiando il carcere in prima persona, come ogni anno.
“Amore mio, oggi non è ancora finita. Anzi, siamo solo all’inizio. Non ci arrendiamo. Continueremo a scendere in piazza da ogni angolo“, hanno scandito i manifestanti.
Yasakları tanımadılar, polis şiddetine rağmen geri adım atmadılar.
İstanbul LGBTİ+ Onur Yürüyüşü için Kadıköy Moda Caddesi’nde bir araya gelen LGBTİ+’lara polis müdahalesi sürüyor. LGBTİ’ler tek tek gözaltına alınıyor. Ters kelepçe uygulanıyor pic.twitter.com/kzyHLCvoMJ
— Eylem Nazlıer (@eylemnazlier) June 28, 2026
Il conteggio degli arresti e degli scontri all’Istanbul Pride si ripete stancamente da anni, nella sconcertante indifferenza generale. Arresti e proiettili di gomma contro i manifestanti nel 2017, 11 arresti nel 2018, lacrimogeni contro i manifestanti nel 2019, botte e cariche nel 2021 e ben 360 persone “schedate” nel 2022, decine di arresti nel 2023, 15 arresti nel 2024, 57 arresti e possibili torture nel 2025. Ma la comunità LGBTQIA+ turca non si ferma, continuando a sfidare il regime.
Kadıköy’de gerçekleşen 24. İstanbul Onur Yürüyüşü’nde en az 30 kişi ters kelepçe ile gözaltına alındı.
Ayrımcılığa, yoksullaştırmaya karşı mücadele eden LGBTİ+’ların yanındayız!
Gözaltılar derhal serbest bırakılsın! pic.twitter.com/IkmvgC9PHo
— UMUT-SEN (@umutsendikasii) June 28, 2026
L’Ordine degli Avvocati di Istanbul ha srotolato un grande striscione dalla sua sede in viale Istiklal con la scritta: “LGBT è un diritto umano“. In Turchia l’appartenenza alla comunità LGBTQ+ non è illegale, poiché l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso è stata depenalizzata nel 1858, ma la comunità LGBT è presa di mira dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Nella Rainbow Map di ILGA-Europe del 2026 la Turchia si è classificato al 47° posto su 49 Paesi per leggi e tutele a favore della comunità LGBTQ+, dietro solo ad Azerbaigian e Russia.
Il giorno prima del Pride le autorità turche hanno ordinato la chiusura di un bar gay di Istanbul per violazioni non specificate, a seguito delle proteste di gruppi islamisti contro il proprietario. La chiusura è avvenuta dopo che gruppi islamisti hanno lanciato una campagna social contro una crociera turistica in programma, rivolta ai viaggiatori LGBT+. Hanno affermato che la tappa turca del programma fosse organizzata da Mustafa Dogan Yilmaz, il proprietario del bar. La nave avrebbe dovuto attraccare a Istanbul l’8 luglio. Il quotidiano filogovernativo Yeni Safak ha precisato che la compagnia di crociere aveva deciso di cancellare la tappa a Istanbul, ma il bar è stato comunque chiuso.
Da oltre un anno il governo turco lavora all’approvazione di un disegno di legge dai contenuti esplicitamente discriminatori nei confronti della comunità LGBTQ+, con nuovi emendamenti anti-LGBTI+ sempre più repressivi proposti a inizio giugno. Un autoritarismo, quello espresso da Erdogan, sempre più sfacciato, nell’indifferenza di un’UE che tace al cospetto di una Turchia che da decenni vorrebbe aderire all’Unione Europea. Ufficialmente candidata dal 1999, le trattative per il suo ingresso sono ferme a causa della situazione interna in materia di democrazia e diritti fondamentali, sempre più sotto attacco presidenziale.
Nel marzo scorso ha preso il via il processo all’ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, principale rivale politico di Erdogan, accusato di corruzione e tangenti. Figura più popolare del primo partito di opposizione, il Partito Repubblicano Chp, nonché unico esponente in grado di poter sfidare e sconfiggere Erdogan alle elezioni del 2028, Imamoglu rischia il carcere a vita. L’accusa ha chiesto 2300 anni di galera. Oltre alle accuse di corruzione, con 4mila pagine presentate in aula, l’ex sindaco deve rispondere di abuso nell’acquisizione e utilizzo di dati personali, riciclaggio di denaro, presunta vendita di informazioni personali dei residenti di Istanbul raccolti tramite app. Le opposizioni gridano al processo ad orologeria voluto da Erdogan, che da anni utilizza la persecuzione giudiziaria nei confronti dell’opposizione con decine di arresti ritenuti arbitrari, decisi da una magistratura al suo governo assoggettata.
