Istanbul, represso il Pride, arrestate 360 persone, schedate sul “piano sanitario”

Divieto di organizzare eventi LGBTQIA+ anche in ambienti chiusi. Per Erdogan l'omosessualità causa malattie.

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Istanbul Pride - foto Euronews
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Al Pride di Istanbul più di 360 manifestanti sono stati arrestati, incluso un fotografo dell’agenzia di stampa Afp. La polizia è intervenuta anche con decine di fermi. La marcia era stata vietata dai governatori distrettuali dei due popolari distretti di Beyoglu e Kadikoy a Istanbul, con la solita motivazione censoria: “per ragioni di sicurezza” e per “prevenire la criminalità”.

Ma gli attivisti LGBTQ+ turchi non si sono fatti intimidire ” “Noi non ci fermiamo, non abbiamo paura”. Così ieri, 26 Giugno, la parata dell’Istanbul Pride si è svolta in un clima di assedio. Strade e stazioni della metropolitana sono state chiuse dalla polizia per impedire ai manifestanti di radunarsi. La polizia si è poi prodigata in azioni di spinta per favorire tumulti. Oltre ai manifestanti, anche alcuni giornalisti riportano di aver subito spinte dai poliziotti.

Già lo scorso maggio la polizia aveva represso brutalmente il Pride degli studenti (VIDEO >).

Kaos GL, una delle principali associazioni per i diritti LGBTQ turche, ha affermato che le persone arrestate ieri sono state liberate poche ore fa, dopo aver rilasciato la propria deposizione alla polizia ed essere state sottoposte a controlli sanitari. Nel 2020, il dittatore turco Erdogan aveva spiegato che l’omosessualità causa malattie. Alcuni  di loro erano stati rilasciati già durante la scorsa notte.

La storica piazza Taksim, dove molti anni fa si svolgevano straordinari Pride liberi e colorati (potete trovarne negli articoli di Gay.it dedicati a Istanbul > ), è stata completamente chiusa. Non solo. Tutti i bar, pub, club, ristoranti e locali sono stati sbarrati dalle autorità, per reprimere non solo la parata, ma anche qualsiasi altra attività di socializzazione della comunità LGBTQ+. Il divieto di Pride voluto da Erdogan ha quest’anno compiuto un’ulteriore involuzione, arrivando a vietare anche le manifestazioni piccole in ambienti chiusi.

Secondo Amnesty Turkey quest’anno il divieto era estremamente duro e arbitraria. L’attivista di Amnesty Milena Buyum ha twittato che le persone sono state “private della loro libertà semplicemente perché stavano esercitando i loro diritti” (come riportato dal Washington Post).

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Fin dal 2003 le parate del Pride a Istanbul sono state garantite (qui un curioso articolo del 2003 di Gay.it che racconta il primo Pride di Istanbul). Resta alla storia il mitico Istanbul Pride del 2014 che portò in piazza Taksim più di 100.000 persone.

“I diritti LGBTI sono sempre più la cartina di tornasole del grado di autoritarismo dei regimi – dichiara Yuri Guaiana di Certi Diritti e Più Europa – La via autoritaria imboccata dal regime di Erdogan è dimostrata dai continui divieti del Pride, che si traducono nella brutale repressione e negli arresti di coloro che tentano di esercitare i loro diritti umani fondamentali. Grazie al coraggio degli attivisti e delle attiviste LGBTI che continuano a sfidare la brutale repressione della polizia di Erdogan per difendere spazi di libertà per tutti e tutte”.

 

 

 

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foto: Kemal Aslan/AFP

foto di copertina: EURONEWS

(fonti: Washington Post, Reuters, Ansa)

 

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