Alessia Crocini di Famiglie Arcobaleno: “Il Governo Meloni parte malissimo, vogliamo leggi di uguaglianza”

Intervista alla presidente di Famiglie Arcobaleno, che da tempo chiede un incontro alla leader di Fratelli d'Italia, ad oggi sempre negato. "Abbiamo gli stessi doveri degli altri cittadini ma non gli stessi diritti. E questa cosa non ha senso".

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Nelle ore in cui il governo più a destra della storia della Repubblica ottiene la fiducia del Parlamento, abbiamo intervistato Alessia Crocini, attivista LGBTQIA+, antifascista, copywriter, insegnante allo IED, sceneggiatrice e soprattutto Presidente di Famiglie Arcobaleno, da anni attaccate dalle forze politiche che oggi guidano il Paese.

Il Governo Meloni ha preso ufficialmente forma, con i suoi ministri e i suoi ribattezzati ministeri. Quale giudizio esprimere a bocce ancora praticamente ferme?

“Per Famiglie Arcobaleno il giudizio non può che essere negativo perché siamo partiti malissimo. Partiamo dall’elezione di Fontana, che è famoso solo per le sue dichiarazioni contro le famiglie arcobaleno, fermamente convinto che solo le famiglie formate da mamma e papà siano valide perché tutte le altre sono schifezze. Messaggio che dovrebbe offendere anche tante famiglie etero formate da un solo uomo o una sola donna, perché Fontana riconosce come famiglia solo quella con un padre e una madre. Poi questo inizio drammatico è proseguito con le nomine a ministri di Roccella, Nordio e Valditerra. Non avevamo bisogno di conferme ulteriori. Roccella è famosa per aver provato a fare un referendum abrogativo sulle unioni civili e ha più volte sottolineato come andrebbero bloccate perché si passerebbe poi al matrimonio e alla genitorialità. Quindi come al solito il problema siamo noi genitori LGBTQIA+. Perché, come Meloni ha già detto, lei non toccherà le unioni civili. Nordio ha confuso pedofilia e orientamento sessuale per contrastare il DDL Zan, e l’idea che una persona simile possa gestire la giustizia avendo idee tanto retrograde è abbastanza inquietante. Per quanto riguarda il ministero dell’istruzione, basterebbe leggere il comunicato stampa di ProLife. E’ come se Meloni avesse pagato il suo debito ai ProLife che l’hanno sostenuta in campagna elettorale”.

La nomina di Eugenia Roccella a ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità è apparsa a molti come una dichiarazione di guerra alla comunità LGBTQI+. Come e quanto quella di Lorenzo Fontana a presidente della Camera. Pensi ci sia davvero da avere paura, che si possa regredire sul fronte dei diritti?

“Ci sono due piani. Il problema principale è che neanche il centrosinistra ha fatto niente per proteggere i nostri figli. Il Partito Democratico non l’ha fatto quando l’avrebbe potuto fare, non l’ha fatto perché aveva dei compagni di maggioranza che non gliel’hanno permesso. Il Movimento 5 Stelle a modo suo ha contribuito allo stralcio della stepchild nel 2016. Tutti i partiti progressisti hanno la loro dose di responsabilità. Noi abbiamo purtroppo una memoria di elefante, sono 18 anni che esiste la nostra associazione ma i nostri ragazzi veleggiano verso i 30 anni e sono senza diritti. Io ci credo che Meloni non toccherà le unioni civili ma per Famiglie Arcobaleno non cambierà nulla. Siamo felici che questo non avvenga, ma noi non abbiamo niente. Sapere che ci aspettano 5 anni di governo ultra-conservatore, come può farti sentire quando tu non sei riuscito a conquistare nulla? Non è che non avere cattive notizie significhi avere buone notizie. Ma ci sono anche cattive notizie. Nella passata legislatura Giorgia Meloni ha presentato un ddl per rendere reato universale la gestazione per altri. Ed è una cattiva notizia per tutti i genitori che vogliono diventare genitori con la GPA, sia etero che gay. Le cose possono peggiorare. Ma la cosa che più ci preoccupa è il cambio culturale. L’abbiamo visto con 20 anni di berlusconismo, cosa è successo alle donne di questo Paese, e abbiamo visto come è cambiato il clima quando la Lega aveva percentuali alte, come il razzismo sia stato sdoganato. Noi abbiamo visto il clima cambiare già durante la campagna elettorale, e questo a me preoccupa. Dai commenti sui social, che sono un termometro per chi li segue, e ti cominciano a restituire una palese aggressività. In un Paese che abbiamo sempre definito molto più avanti rispetto alla classe politica che lo rappresenta, l’idea che questo clima possa cambiare legittimando menti fragili a compiere gesti contro la comunità, mi preoccupa molto”.

Nei giorni scorsi Marco Grimaldi, deputato per Alleanza Verdi Sinistra, ha depositato in Parlamento la proposta di Legge per l’eguaglianza familiare scritta e presentata da Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford. È la prima volta che una legge scritta dalle associazioni LGBTQIA+ arriva in Parlamento. Perché è importante averla portata in Parlamento, anche se tutti sappiamo che quella legge non verrà mai discussa da questa maggioranza?

“E’ importante perché quando i diritti cominci a scriverli in una legge strutturata, frutto dell’unione di due associazioni che hanno l’esperienza in prima persona dell’omogenitorialità e l’esperienza legale dei diritti LGBTQIA+, tu stai facendo un servizio al Paese e ai partiti. Questa legge è arrivata dopo anni di lavoro. E’ importante che si cominci a dire che esiste quel tipo di legge, è la prima volta che si parla di un disegno di legge sul riconoscimento dei figli anche a prescindere dal matrimonio e dall’unione civile. E’ importante perché il dibattito politico è quasi sempre vergognoso, quando si parla di diritti, anche con maggioranze di centrosinistra, come avvenuto nel 2016 con le unioni civili. Noi diamo esempio di civiltà e di maggior consapevolezza rispetto alla classe politica che questo Paese ha espresso fino ad oggi”.

Quali partiti hanno ad oggi sottoscritto la vostra Legge per l’eguaglianza familiare?

“Sinistra Italiana ha da subito dichiarato che l’avrebbe portata avanti, ancor prima della campagna elettorale. E l’ha fatto. Poi c’è una legge diversa dalla nostra, la legge Maiorino del Movimento 5 Stelle, che ha una differenza per noi non formale ma sostanziale. Nella sua legge c’è il matrimonio e all’interno del matrimonio la possibilità di riconoscere i figli ma solo nel caso di due donne. Per i papà c’è solo la possibilità di un’adozione semplificata. E’ una sostanziale differenza, per noi non possono esserci differenze. E’ poi una legge sul matrimonio egualitario, e noi abbiamo diviso queste due parti. Matrimonio e riconoscimento dei figli, perché le persone etero non sono obbligate a sposarsi per riconoscere i figli alla nascita. Vogliamo leggi di uguaglianza. Noi abbiamo bambini già nati, son grandi, magari i loro genitori sono separati e non possiamo chiedere loro di risposarsi o di sposarsi per vedersi riconoscere i figli. Ecco perché è importante coinvolgere le famiglie arcobaleno nello scrivere simili leggi. Certo avremmo preferito che i partiti si fossero occupati di questo tema quando avevano i numeri per farle approvare queste leggi. Questa è una cosa che ho detto chiaramente sia al PD sia al Movimento 5 Stelle”.

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Il movimento LGBTQI ha reagito in modo compatto e fortemente critico alla nascita del governo Meloni. Come credi debba organizzarsi, da qui all’imminente futuro, per replicare a minacce parlamentari che certamente non diminuiranno?

“Il Movimento deve muoversi su piani diversi. Il primo è quello della piazza. La prima l’abbiamo vista a Milano con i Sentinelli, venerdì ce ne sarà un’altra a Roma. Per parlare anche del fatto che in Campidoglio c’è la possibilità che venga fatto un convegno con persone impresentabili e gruppi che promuovono le terapie riparative. In piazza bisogna farsi vedere, costantemente, ce lo insegnano tutti i movimenti, la piazza è una spina nel fianco per qualunque governo, è uno strumento da utilizzare. Però nello stesso tempo deve esserci un’interlocuzione politica. Io ho chiesto più volte a Giorgia Meloni un incontro. Con i miei comunicati stampa, via social. Non credo che lei non sappia che c’è una presidente di un’associazione di Famiglie Arcobaleno che voglia parlare con lei. Fratelli d’Italia non ha mai raccolto l’invito. E io lo rinnovo. C’è bisogno di parlare, per dirsi le cose in faccia. Quando lei parla dal palco di Vox in Spagna ha un volto che fa spavento, quando dice “sì alla famiglia naturale e no al gender”, e immagino ce l’abbia con me, con la mia famiglia, con tante altre famiglie. Ci deve essere un piano politico. Questa destra si deve rendere conto che le persone LGBTQI+ sono anche cittadini italiani, non se li può dimenticare, non deve far finta che non esistiamo. C’è poi una terza strada ed è quella dei tribunali. Ci sono tante associazioni e tante storie di figli riconosciuti attraverso le corti. I tribunali affrontano il diritto in una maniera non ideologica a differenza dei partiti, perché l’affrontano confrontandosi con la vita reale delle persone. Quando tu vai a fare la stepchild adoption il tribunale dei minori si trova davanti ad una situazione reale, ovvero un bambino con due genitori dello stesso sesso. Chiede ai servizi sociali di verificare che questa cosa sia vera e al 100% i servizi sociali rilasciano dichiarazioni positivissime, in cui dicono che i bambini non solo riconoscono quella figura genitoriale ma stanno bene. I tribunali saranno la nostra altra strada per continuare a portarci a casa i diritti che ci aspettano. L’Italia non può essere l’ultimo Paese dell’Europa occidentale a lasciare i diritti da parte, con l’unica destra europea, tolti i Paesi dell’Est come Polonia e Ungheria, ad essere palesemente omofoba e così legata in maniera così poco pulita con i gruppi estremisti pro-life, spesso finanziati sia dalla Russia che dagli USA in modo poco trasparente”.

Dalle opposizioni, invece, cosa aspettarsi. Pd, Movimento 5 Stelle, Azione parrebbero andare in ordine sparso. Anche sulla gestazione per altri, che in Italia ricordiamolo è già illegale.

“Fare una legge che renda illegale un reato, la Gestazione per Altri, anche quando portata avanti in Paesi come USA e Canada, è ridicolo. Ho sentito Giovanardi di Fratelli d’Italia che pochi giorni fa si scagliava contro la GPA all’estero. Perché Giovanardi non fa una dichiarazione in cui definisce USA e Canada Paesi canaglia? Perché non si incatena all’ambasciata americana? Questa è una grandissima fandonia, una roba buttata lì, come hai detto tu la GPA in Italia è già vietata dalla legge 40. Questa nenia della donna povera a cui strappano i figli vale solo per alcuni Paesi dove le coppie dello stesso sesso comunque non possono andare. E’ una proposta puramente ideologica. Spero che da parte dell’opposizione si possa fare fronte comune sul piano dei diritti civili. Credo sia incostituzionale far diventare illegale una cosa che è legale in altri Paesi ultra civili e forse più civilizzati del nostro come USA e Canada. Parlare di reato universale non ha senso”.

Vogliamo ricordare ad oggi quali e quanti passaggi debba necessariamente fare una coppia di genitori LGBTQI per vedersi riconoscere i propri figli in Italia?

“Le strade sono due. La prima sempre più chiusa e rara, ovvero quella del riconoscimento alla nascita attraverso l’annotazione sul certificato di nascita di entrambi i genitori fatto dai sindaci. La famosa primavera dei diritti aperta da Chiara Appendino a Torino. Ad oggi molti sindaci si sono fermati perché ci sono state sentenze poco favorevoli da parte della Corte. Sala a Milano è uno dei sindaci che continua, ma il problema è che quel riconoscimento alla nascita può essere impugnato e cancellato, perché non c’è una legge nazionale. Si vive sempre in bilico. L’altra strada è la stepchild adoption, ovvero la richiesta da parte del tribunale dei minori da parte del genitore non riconosciuto legalmente che deve però avere necessariamente l’assenso del genitore legale. In una coppia di genitori separati conflittualmente, è una rischiesta quasi impossibile. Fatta la richista al tribunale dei minori il giudice ti deve incontrare ma i tempi sono biblici, si arriva fino a due anni. Si fa un primo incontro, poi si fa una richiesta ai servizi sociali per venire a verificare che ci sia un rapporto tra chi chiede di adottare e chi vuole essere adottato. Si parla di incontri su incontri, anche 10, e in ogni città cambia. Tutti i tribunali e le ASL fanno cose diverse. Questa è una follia, perché significa che i nostri figli vivono in una roulette russa che a seconda di dove nascono hanno o non hanno diritti. Adesso quindi abbiamo i bimbi riconosciuti alla nascita, quelli con la step, e poi c’è la trascrizione dei certificati di nascita all’estero che alcuni comuni trascrivono e altri no. E’ una situazione assurda, eppure basterebbero 5 minuti per risolverla e approvare una legge che dica che i genitori intenzionali possono riconoscere i propri figli”.

Il problema è che la stragrande maggioranza degli italiani non è realmente a conoscenza di tale follia, perché se obbligassimo una coppia etero a fare tutti questi passaggi per vedersi riconosciuti i propri figli succederebbe il finimondo.

La coppia etero che fa la procreazione medicalmente assistita in Italia, non solo può riconoscere i figli alla nascita anche se non sono biologicamente suoi ma è obbligata a riconoscerli. Invece a noi che lo vogliamo fare questo è vietato. In quale Paese che si dice dalla parte della famiglia, viene impedito ad una famiglia di essere riconosciuta come tale? È una contraddizione assoluta“.

La scorsa settimana su Instagram hai posto questa domanda ai tuoi follower: “Sarebbe giusto fare outing a uomini e donne che attuano politiche omofobe pur essendo lesbiche o gay?”. Quale risposta ti sei data?

“Politicamente parlando sarebbe giusto. Non parlo di outing generico ma outing nei confronti di persone che nell’esercizio del loro potere tolgono diritti e distruggono la vita delle persone. Mi pongo un interrogativo politico e la mia risposta è sì. Dal punto di vista etico, non so se sarei in grado di farlo proprio io quel passo ma so che la battaglia è molto aspra. I movimenti pro-vita, anti-scelta, sono molto potenti e continuano a dire a noi che siamo una lobby. Mi ricorda quanto fatto agli ebrei durante il nazismo. Molte cose propagandistiche sono uguali. L’idea che occupiamo posti di potere, e non è assolutamente così perché non avendo ancora nulla se solo fosse vero saremmo una lobby di cretini. Poi se ci fai caso, c’è il passaggio delle madri e dei bambini, tipico di ogni totalitarismo. Se guardi i poster fascisti mamme e bambini tornano sempre, come se noi avessimo qualcosa contro le nostre madri o l’essere madri. Da una parte le donne vengono sfruttare per attaccare la GPA, poi quando chiedono a Pillon come fare ad abolire l’aborto, lui risponde “convincendo una donna a portare avanti la gravidanza”. E se quelle non vogliono? La risposta finale di Pillon è stata “costringerle”. Tu non puoi essere a difesa della madre e della donna quando devi attaccare la comunità LGBTQIA+ per poi dire che devono essere costrette a portare avanti una gravidanza. In tutti i Paesi in cui l’aborto è illegale le donne non smettono di abortire. Continuano a farlo rischiando la propria vita. Rendere l’aborto illegale e difficile significherebbe mettere in difficoltà soprattutto le donne più povere, è anche un discorso classista”.

Vedi il movimento unito, compatto, dinanzi ai 5 anni che ci spettano?

“Questa cosa della mancata compattezza è un po’ un luogo comune. Siamo andati ad elezioni anticipate, siamo andati di fretta ma noi movimento ci siamo seduti attorno allo stesso tavolo. Alcuni programmi sono stati modificati mentre noi facevamo quella piattaforma. L’interlocuzione c’è, siamo tutti con le stesse idee, magari ci muoveremo in modo diverso ma è giusto così. Chiaro che se io dico ad un collettivo di incontrare Giorgia Meloni quelli possono rispondermi “io non ci parlo con i fascisti”. Ma io sono presidente di un’associazione con persone al suo interno che hanno problemi concreti. Al di là delle idee io devo viaggiare con mio figlio, devo portarlo in ospedale, firmare un consenso informato, quindi mi siedo al tavolo anche con Giorgia Meloni perché ora come ora è la presidente del Consiglio. Preferisco un dialogo tra tante realtà diverse ad una marmellata. Quando c’è da stare uniti si sta uniti e l’abbiamo visto con la legge Zan, dove non abbiamo fatto l’errore strategico fatto con le unioni civili. Perché se noi ci fossimo fatti vedere monolitici, la stepchild adoption l’avremmo portata a casa. Capisco che le unioni civili fossero fondamentali, ma se noi fossimo stati più duri, come fatto con la legge Zan, ci saremmo portati a casa un pezzo in più di legge, perché non avrebbero mai potuto farla cadere. Quello fu un errore voluto perché c’era chi doveva mettere una bandierina, anche all’interno dell’associazionismo. Poi le famiglie arcobaleno sono poche, questo è un discorso che spesso viene a galla. Ma il tempo passa, i bambini crescono, i genitori invecchiano, si ammalano, muoiono. Noi abbiamo vedovi, con il genitore legale morto all’improvviso e l’altro in difficoltà. Questa è la vita. Poi non ti può piacere su come siano venuti al mondo, avere dubbi sulla GPA, ma neanche la fatica di studiarsi 50 anni di ricerche che dicono tutti la stessa cosa: non ci sono differenze sostanziali sul numero di genitori e nel genere di genitori sulla crescita dei bambini. Il punto è che genitore sei, non se sei uomo o donna, se stai con un uomo o con una donna. Ma non lo dico io, ma gli psicologi che le ricerche le hanno fatte e non le abbiamo finanziate mica noi. L’unica ricerca fatta che portò evidenze negative sull’omogenitorialità era stata finanziata da un gruppo cristiano omofobo ed è stata ritirata, perché effettuata solo su famiglie disagiate in partenza. Una su 100 disconosciuta da tutta la comunità scientifica”.

Possiamo dire che con il DDL Zan ci siamo compattati tenendo duro dinanzi alle irricevibili richieste di modifica proprio perché scottati dal precedente delle unioni civili con la stepchild adoption?

Io dico da sempre “meglio nessuna legge che una cattiva legge”, in molti casi, perché la cattiva legge poi te la porti dietro per sempre. Se noi avessimo chiesto solo e soltanto il matrimonio egualitario nel 2016, fu insensato portare una legge vecchia. Quando mi dicono che dobbiamo ringraziare Renzi per quel poco che abbiamo io non lo ringrazio. Renzi ebbe la possibilità di portare in aula una sola legge, quella del matrimonio egualitario, per renderci tutti cittadini di serie A. Perché oggi abbiamo gli stessi doveri degli altri cittadini ma non gli stessi diritti. E questa cosa non ha senso“.

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